Ambiguità normativa ed eccessi

Ambiguità normativa ed eccessi

Sabetta Sergio

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“non è tanto il fatto che gli uomini presi individualmente siano diversi, più o meno intelligenti: piuttosto sono le relazioni tra gli individui che hanno subito un radicale  cambiamento” ( I. Prigogine, Le leggi del caos, 66, Laterza 2008)

La prolissità del sistema unita all’ambiguità dello stesso permette la creazione di un mercato parallelo a carattere parassitario, fondato sulla indeterminatezza, in cui la gestione dei rapporti, sempre sull’orlo del caos, assume forme ad alto rischio similari all’azzardo.

Bruner osserva che la conoscenza è appresa ed è, come l’intelligenza, frutto della costruzione culturale, sì che l’individuo attraverso l’apprendimento tenderà ad avere comportamenti similari ai membri della comunità a cui appartiene, elemento centrale sarà il ruolo del linguaggio che assume anche una funzione propria di creatore di cultura, dove interviene quella che Piaget definisce la nozione di adattamento quale ricerca di equilibrio fra assimilazione ed accomodamento, una interiorizzazione necessaria alla socializzazione secondaria (Parsons), la cultura non risulta quindi qualcosa di innato ma bensì sociale e appreso mediante le esperienze fatte, essa nel relativismo attuale somma alla dinamicità e permeabilità la frammentazione e pertanto una crescente complessità che viene a superare l’iniziale universalismo.

L’ambiguità come gli eccessi sono frutto della cultura posta alla base delle decisioni politiche, dove vi è una autoreferenzialità della politica e in cui la sfiducia tende a guardare con sospetto le risorse poste in mano  agli amministratori, tranne cercare di approfittarne a sua volta, i fallimenti che un tale intervento pubblico inefficiente può comportare, fa sì che si tendano a ridurre le esternalità dovute ai costi di transazione inefficienti (Coase) o delocalizzando o creando il nero quale difesa, venendo quindi a sommarsi in termini esponenziali i vari fattori.

Nell’individuo vi è l’esigenza del controllo delle situazioni e dei processi in cui è coinvolto, anche se spesso in una società molto articolata vi è l’impossibilità di un tale controllo, di fronte al disordine organizzativo è stato elaborato il concetto di “organizzazione del disordine”, l’organizzazione viene a cambiare la funzione da semplificazione della complessità e dell’ingovernabilità a mezzo per affrontare questa complessità al fine di conviverci, si viene quindi a distinguere tra complessità e complicazione, dando alla prima un valore positivo contrapposto al negativo del secondo termine, se, come ci ricorda Prigogine , il “limite” è considerato come possibilità e non vincolo al sistema, vi è comunque la necessità di una omeostasi da ottenersi attraverso un processo circolare, nel quale le spinte estreme devono essere annullate nel non travolgere l’equilibrio dell’edificio mantenendone la sufficiente elasticità.

Ogni frase è costituita da parole, esprimenti più sfumature, dal testo, ossia la frase globale che come un edificio assembla le parole stesse, ma è il contesto ovvero l’ambiente in cui è calata che fornisce il senso (Morin), nella formazione l’ambiente si sdoppia tra il momento ripetuto della formazione della frase e quello del suo calarsi nel quotidiano dove interviene la frammentarietà culturale,  la relazione di circolarità si stabilisce tra diverse logiche vi è quindi nella “massima” una semplificazione di un’origine complessa, una sorta di “artefatto” tipica nell’organizzazione del lavoro e in qualsiasi sistema sociale moderno, la decisione diventa il frutto di tagli dove a una complessità di sfondo corrisponde una tendenza alla semplificazione, vi è pertanto una difficoltà nel relazionare contemporaneamente i diversi livelli ottenendo l’analisi della complessità, in un rapporto tra controllo e molteplicità.

L’ambiguità come l’eccesso porta a moltiplicare le possibilità ma anche la problematicità dei rapporti, aumenta lo scollamento in atto differenziando a dismisura senza peraltro innovare proficuamente le relazioni, crea una incertezza di base sulla consuetudine che va a sommarsi alle altre complessità fino a poter provocare il passaggio dalla complessità alla complicazione se nella circolarità non interviene una riduzione.

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