Alcune riflessioni sulla decrescita demografica

Alcune riflessioni sulla decrescita demografica

Sabetta Sergio

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Vi sono sempre stati nella storia periodi ciclici per aree geografiche di crescita demografica e successiva decrescita, come nell’impero romano in cui vi furono nel I e VI secolo d.C. una crisi demografica nel territorio italico a cui si alternarono crisi e contemporanee crescite in altri territori dell’impero, come in Africa dove vi fu una notevole crescita nel III secolo d.C. (Leptis Magna,Volubilis, ecc.), vi è pertanto una normalità in questo alternarsi in cui gli effetti della decrescita una volta esaurita possono addirittura essere favorevoli economicamente nel momento della ripresa ( come nel XIV secolo in Europa dopo la fine del flagello della famigerata peste nera) quello che è nuovo risulta essere la velocità con cui si verificano le conseguenze di queste variazioni, la propagazione degli stessi tra aree geografiche e la crescente forbice tra generazioni con uno spostamento sulla percentuale di invecchiamento della popolazione a seguito di un migliore stile di vita, della crescente innovazione medica e del venire meno, almeno in Europa, di conflitti totali in cui intere generazioni vengono falcidiate.

Secondo lo schema sociale AGIL di Parsons le quattro funzioni fondamentali che ciascun sistema sociale deve svolgere se vuole sopravvivere sono:

  • Adattamento, reperimento di risorse;
  • Raggiungimento degli scopi, definizione e raggiungimento degli obiettivi;
  • Integrazione, mantenimento della solidarietà e coordinamento tra le sub-unità del sistema;
  • Latenza, creare, conservare e trasmettere la cultura specifica e i valori del sistema;

in questo l’integrazione e il raggiungimento degli scopi avviene anche mediante la famiglia accanto alle altre forme quali la P.A., Tribunali e professioni legali, Partiti politici, Agenzie di controllo sociale, etc., in particolare per Parsons vi è nella famiglia una socializzazione primaria per i bambini e una socializzazione secondaria per gli adulti, questa avviene attraverso la struttura, ossia le regole su cui si fonda la convivenza e le relazioni, i rapporti di autorità e di affetto all’interno del nucleo familiare, circostanza che impedisce una duplicazione della relazione in altre tipologie di gruppi sociali.

Nella relazione familiare accanto all’auto-azione vi sono le interazioni, nelle quali gli eventi esistono per interconnessioni causali senza che tuttavia sia persa la propria individualità, e le trans-azioni, dove gli eventi non esistono fuori da un rapporto integralmente relazionale, vi è quindi la ricerca delle “interconnessioni causali”, ne consegue la visione della famiglia come un “processo dinamico” sia in termini temporali, che psicologico e sociale, in questo processo evolutivo si deve esprimere nella famiglia un “senso” di identità fondato sia sull’appartenenza che sulla differenziazione, dove per il successo nel tempo della stessa vi devono essere chiari confini tra i sottosistemi modulando le distanze interpersonali sia all’interno cheall’esterno, creando la necessaria coesione e adattabilità, la famiglia diventa pertanto un sistema emozionale plurigenerazionale in cui attualmente il superamento generazionale avviene a fini economici, ossia di consumo, nella quale viene meno la coincidenza tra consumi comportamentali e ruoli familiari.

Le interconnessioni fra più generazioni crea una forte complessità emotiva, tanto nella trasmissione generazionale che nella percezione e reazione agli eventi stressanti, in un contesto di forte accelerazione nei cambiamenti sociali, dove la società moderna tende a favorire nei figli una forte dipendenza dai genitori da trasferire in altre relazioni sociali nonostante il mito dell’autosufficienza a fondamento di una possibile socializzazione, la differenziazione necessaria alla capacità di conseguire una propria individualità resta imprigionata nel conflitto dipendenza/autonomia non riuscendo in molti casi a conseguire il più profondo senso di appartenenza.

La riduzione delle nascite rende più evidente la differenza tra incremento della popolazione e incremento delle famiglie, dove si inseriscono richieste di riconoscimento giuridico per nuove tipologie di strutture familiari, il diffondersi dell’insicurezza nei rapporti familiari e il crescere delle necessità economiche viene risolto attraverso una pervasività della ”cultura degli esperti” rispondente alla struttura della onnipresente “società dei servizi”, senza che tuttavia si crei una certezza nei modelli relazionali particolarmente importanti nell’infanzia e nell’adolescenza, si vengono quindi a creare società divise per età attraverso la trasmissione di esperienze orizzontali, tuttavia questa segregazione/dipendenza delle nuove generazioni si risolve in una sensazione più estesa di inutilità sociale se non in termini consumistici, con una progressiva deprivazione di senso e valore della famiglia.

Nel trasferimento di esperienze tra genitori e figli vi è attualmente una depauperazione di tale capitale esperienziale, nonché delle possibili protezioni utilizzabili, le possibilità multi generazionali vengono quindi a disperdersi anche in termini economici, a fronte di un allungamento nel tempo delle fasce giovanili ma anche della formazione di modelli normativi più rigidi nella scansione dell’età, nonostante la diffusione del mito di una crescente flessibilità quale presupposto di nuove opportunità; l’autonomia dei consumi derivante da disponibilità autonome da proprie capacità economiche, se immette nel PIL risorse economiche genitoriali costringe tuttavia figli e genitori a continue negoziazioni, venendo meno chiari e legittimati modelli di autorità, questo non toglie alla famiglia il ruolo tradizionale di luogo di redistribuzione delle risorse non solo economiche ma anche culturali, nonché l’ambito che definisce l’offerta di lavoro in rapporto alla domanda proveniente dal mercato del lavoro.

La famiglia da elemento di dovere e responsabilità si trasforma in una forza di coazione, dove ancora avviene una parte dei consumi che da omogeneo e collettivo diventa ancor più individuale proiettandosi in una “solitudine familiare”, l’intervento dello Stato quale centro di elaborazione delle norme coercitive prive di una propria forza etica riconosciuta collettivamente, crea un ulteriore conflitto che si sovrappone ai rapporti contrattuali interni tenuto anche conto dei nuovi compiti attribuiti alla famiglia, si perviene ad un intrecciarsi tra sovraccarico funzionale e individualismo dei diritti in cui viene a mancare un nucleo centrale di autorità con un accrescersi dei conflitti interni, anche a fronte di una mancanza di univocità negli interventi pubblici frazionati in una serie di agenzie e istituti nei quali vengono profusi crescenti risorse con un progressivo irrigidimento delle forme e condizioni di convivenza.

I figli diventano in molti casi dei costi e come tali sono vissuti, anche a seguito della loro sempre più spinta commercializzazione a seguito degli stili di vita creati, solo la recente crisi economica del 2008 ha imposto alla generazione under trenta una riconsiderazione degli obiettivi mancando la speranza in una continua crescita, il rapporto empatico in cui risiede la trasmissione dei valori e di conseguenza la fiducia in un sano ritorno futuro viene meno, anche a causa di una sempre presente conflittualità genitoriale, prevale quindi l’elemento economico dei costi e della concorrenza conflittuale nel venire meno del senso di sicurezza e appagamento in un proprio ruolo riconosciuto, i costi economici su cui attualmente ci si concentra si affiancano ai costi psicologici, elemento fondamentale nei costi umani, che vengono a gravarsi del peso delle relazioni interfamiliari per un eventuale deficit del meccanismo di reciprocità (F.B.M. deWaal), dove la tecnologia nel creare la necessità di nuovi servizi crea sempre nuove esigenze e complessità che si risolvono in un limite all’accrescimento naturale che risulta conforme ai limiti materiali del nostro habitat naturale (J.Foley) da cui viene la necessità e i rischi che corriamo nel modificare quotidianamente l’mbiente (B. Mckibben).

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