Ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità rileva, in senso negativo, la perpetrazione di un terzo illecito, oltre quelli già definitivamente giudicati, anche se oggetto del processo in cui è stata posta la questione dell’art. 131 bis c.p.

di Di Tullio D'Elisiis Antonio, Referente Area Diritto penale e Procedura penale
PDF

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - V sez. pen. - sentenza n. 26048 del 12-06-2019

(Ricorso dichiarato inammissibile)

(Riferimento normativo: Cod. pen. art. 131-bis)

Il fatto

La Corte d’Appello di Firenze confermava la pronunzia di condanna in primo grado nei confronti dell’imputato per il delitto di tentato furto in appartamento.

I motivi addotti nel ricorso per Cassazione

Avverso il provvedimento aveva proposto ricorso il difensore che col primo motivo lamentava la violazione dell’art 131 bis c.p. poiché la Corte non aveva dato risposta alla sua richiesta formulata in udienza mentre con il secondo motivo veniva dedotta la violazione della norma incriminante di cui all’art. 624 bis c.p. in quanto la sentenza non avrebbe dato dimostrazione della sottrazione di alcun bene da parte del giudicabile.

Le valutazioni giuridiche formulate dalla Cassazione

Il ricorso veniva dichiarato inammissibile alla stregua delle seguenti considerazioni.

Si evidenziava a tal riguardo come il primo motivo circa la mancata applicazione della causa di non punibilità ex art. 131 bis c.p. fosse manifestamente infondato in quanto all’imputato era stata contestata ed applicata la recidiva specifica, reiterata ed infraquinquennale e, quindi, il comportamento in esame era ostativo all’applicazione della causa di non punibilità essendo di carattere abituale posto che, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, l’ambito applicativo della causa di non punibilità ex art. 131 bis c.p. è definito non solo dalla gravità del reato, riflessa nella quantificazione del massimo edittale di pena, stabilito in cinque anni, ma anche dal profilo di natura soggettiva, consistente nella non abitualità del comportamento dell’imputato.

Oltre a ciò, si rilevava come entrambi i criteri siano da considerare ai fini dell’applicabilità dell’istituto nel senso che, oltre i limiti in essi disegnati e previsti, è preclusa al Giudice ogni valutazione sulle modalità della condotta e sulla tenuità del danno al fine di escludere la punibilità del fatto.

In particolare quanto alla nozione di abitualità del comportamento, si faceva presente come le Sezioni Unite avessero fatto riferimento ad un concetto di serialità nelle condotte delittuose – emergente dallo studio dei lavori preparatori – osservando che il comportamento può ritenersi abituale quando il soggetto, anche successivamente al reato per cui si procede, abbia commesso almeno due illeciti della stessa indole, oltre quello preso in esame mentre, sotto un diverso profilo, era stato chiarito che la pluralità dei reati può essere ravvisata, non solo in presenza di condanne irrevocabili, ma anche nel caso in cui gli illeciti si trovino al cospetto del Giudice che è in grado di valutarne l’esistenza (Sez. U, n. 13681 del 25 febbraio 2016, omissis, Rv. 266591).

Da quanto sin qui esposto se ne ricavava il principio che, ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità, rileva, in senso negativo, la perpetrazione di un terzo illecito, oltre quelli già definitivamente giudicati, anche se oggetto del processo in cui è stata posta la questione dell’art. 131 bis c.p., posto che in tal caso la consumazione di un nuovo reato può essere giudicata espressione del comportamento abitualmente delittuoso e precludere l’applicabilità della causa di esclusione della punibilità.

Posto ciò, si osservava come risultasse nel caso di specie che l’imputato era già gravato da una pluralità di precedenti condanne, delle quali perlomeno una per un reato della stessa indole rispetto a quello per cui è ricorso e, dunque, si era venuta a integrare la condizione di pluralità di delitti – nel senso innanzi chiarito – che la norma de quo prevede per poter escludere la non punibilità del fatto per particolare tenuità.

Infine, per quanto attiene il secondo motivo, gli ermellini evidenziavano coma la doglianza ivi espressa non avesse relazione col testo del provvedimento impugnato nel quale si dava atto che l’imputato, entrato nell’abitazione, aveva aperto il cassetto di un mobile della zona notte ove – era stato plausibilmente osservato – di regola si tenevano denari e/o oggetti di valore.

Per le ragioni sin qui esposte, il Supremo Consesso, come visto prima, dichiarava inammissibile il ricorso proposto.

Volume consigliato

La responsabilità amministrativa degli enti

La responsabilità amministrativa degli enti

Il modello di organizzazione e gestione (o “modello ex D.Lgs. n. 231/2001”) adottato da persona giuridica, società od associazione privi di personalità giuridica, è volto a prevenire la responsabilità degli enti per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato.

Le imprese, gli enti e tutti i soggetti interessati possono tutelarsi, in via preventiva e strutturata, rispetto a tali responsabilità ed alle conseguenti pesanti sanzioni, non potendo essere ritenuti responsabili qualora, prima della commissione di un reato da parte di un soggetto ad essi funzionalmente collegato, abbiano adottato ed efficacemente attuato Modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitarlo.

Questo volume offre, attraverso appositi strumenti operativi, una panoramica completa ed un profilo dettagliato con casi pratici, aggiornato con la più recente giurisprudenza. La necessità di implementare un Modello Organizzativo ex D.Lgs. n. 231/2001, per gli effetti positivi che discendono dalla sua concreta adozione, potrebbe trasformarsi in una reale opportunità per costruire un efficace sistema di corporate governance, improntato alla cultura della legalità.

Damiano Marinelli, avvocato cassazionista, arbitro e docente universitario. È Presidente dell’Associazione Legali Italiani (www.associazionelegaliitaliani.it) e consigliere nazionale dell’Unione Nazionale Consumatori. Specializzato in diritto civile e commerciale, è autore di numerose pubblicazioni, nonché relatore in convegni e seminari.
Piercarlo Felice, laurea in giurisprudenza. Iscritto all’albo degli avvocati, consulente specializzato in Compliance Antiriciclaggio, D.Lgs. n. 231/2001, Trasparenza e Privacy, svolge attività di relatore e docente in convegni, seminari e corsi dedicati ai professionisti ed al sistema bancario, finanziario ed assicurativo, oltre ad aver svolto docenze per la Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze (Scuola di Formazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze) sul tema “Antiusura ed Antiriciclaggio”. Presta tutela ed assistenza legale connessa a violazioni della normativa Antiriciclaggio e normativa ex D.Lgs. n. 231/2001. È tra i Fondatori, nonché Consigliere, dell’Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (AIRA). Collabora con l’Università di Pisa come docente per il master post laurea in “Auditing e Controllo Interno”. Ha ricoperto l’incarico di Presidente dell’Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. n. 231/2001 presso la Banca dei Due Mari di Calabria Credito Cooperativo in A.S.
Vincenzo Apa, laureato in economia e commercio e, successivamente, in economia aziendale nel 2012. Commercialista e Revisore Contabile, dal 1998 ha intrapreso il lavoro in banca, occupandosi prevalentemente di finanziamenti speciali alle imprese, di pianificazione e controllo di gestione, di organizzazione e, nel 2014/2015, ha svolto l’incarico di Membro dell’Organismo di Vigilanza 231 presso la BCC dei Due Mari. È attualmente dipendente presso la BCC Mediocrati. Ha svolto diversi incarichi di docenza in corsi di formazione sull’autoimprenditorialità, relatore di seminari e workshop rivolti al mondo delle imprese.
Giovanni Caruso, iscritto presso l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Cosenza e nel registro dei tirocinanti dei Revisori Legali dei Conti. Laureato in Scienze dell’Amministrazione, in possesso di un Master in Diritto del Lavoro e Sindacale e diverse attestazioni in ambito Fiscale e Tributario, Privacy e Sicurezza sul Lavoro. Svolge l’attività di consulente aziendale in materia di Organizzazione, Gestione e Controllo, Sicurezza sui luoghi di lavoro, Finanza Aziendale e Privacy. Ha svolto incarichi di relatore in seminari e workshop rivolti a Professionisti ed Imprese.

Leggi descrizione
Damiano Marinelli, Vincenzo Apa, Giovanni Caruso, Piercarlo Felice, 2019, Maggioli Editore
25.00 € 23.75 €

Conclusioni

La sentenza in commento è condivisibile nella parte in cui afferma che, ai fini dell’applicazione della causa di non punibilità, rileva, in senso negativo, la perpetrazione di un terzo illecito, oltre quelli già definitivamente giudicati, anche se oggetto del processo in cui è stata posta la questione dell’art. 131 bis c.p., posto che in tal caso la consumazione di un nuovo reato può essere giudicata espressione del comportamento abitualmente delittuoso e precludere l’applicabilità della causa di esclusione della punibilità.

Difatti, il terzo comma dell’art. 131 bis c.p., nel definire in cosa consiste il comportamento abituale, non richiede che i reati, attraverso i quali possa risultare questo comportamento, debbano risultare tutti da una sentenza passata in giudicato e, dunque, il tenore testuale di questo precetto normativo non impedisce la considerazione di un illecito penale a questo fine anche se oggetto del processo in cui si deve valutare la sussistenza o meno della particolare tenuità del fatto.

Il giudizio in ordine a quanto statuito in questa pronuncia, dunque, si ripete, non può che essere positivo.

 

 

Diventa autore di Diritto.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

antonio-di-tullio-d-elisiis

Di Tullio D'Elisiis Antonio

Avvocato iscritto al foro di Larino (CB) e autore di diverse pubblicazioni redatte per conto di differenti case editrici. In particolare sono stati scritti molteplici libri, nonché e-book, prevalentemente in materia di diritto e procedura penale per la Maggioli editore, oltre che redatte da un lato, tre monografie rispettivamente sulle vittime di reato, mediante un commento del decreto legislativo, 15/12/2015, n. 212, per Altalex editore e sulla giustizia penale minorile e sui mezzi di prova e mezzi di ricerca della prova per Nuova Giuridica, dall'altro, quattro monografie per la Primiceri editore (dibattimento nel processo penale; le impugnazioni straordinarie in ambito penale, il ruolo della parte civile nel processo penale e l'esecuzione penale). Per Diritto.it è Referente dell'area di Diritto penale e Procedura penale.


Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it  |  www.maggioliadv.it

Gruppo Maggioli
www.maggioli.it

  • Rimani aggiornato sulle novità del mondo del diritto
  • Leggi i commenti alle ultime sentenze in materia civile, penale, amministrativo
  • Acquista con lo sconto le novità editoriali – ebook, libri e corsi di formazione

Rimani sempre aggiornato iscrivendoti alle nostre newsletter!

Iscriviti alla newsletter di Diritto.it e