Affidamento esclusivo alla madre quando il padre è “immaturo”

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Secondo la giurisprudenza un padre non si può fare carico di un figlio.

In questa sede vedremo che cosa accade in presenza di una separazione o di un divorzio, davanti a un padre immaturo, e a chi ci si deve rivolgere per tutelare l’interesse del bambino.

In relazione alla materia, si sono pronunciati il tribunale ordinario e la Suprema Corte di Cassazione, non trascurando un aspetto fondamentale, vale a dire, quello che stabilisce che cosa si voglia intendere per immaturità di un genitore.

Si deve iniziare da questa valutazione, cercando di stabilire quando si possa affermare che un padre è immaturo.

Se sia quando non riesce a prendere una decisione in modo autonomo, o quando la prende e cambia idea in poco tempo, quando non riesce a mantenere la famiglia, oppure quando ha i mezzi necessari però li utilizza per soddisfare le sue esigenze personali, anziché quelle di chi abita con lui.

Si inizierà da qui per cercare di arrivare a scoprire che cosa fare se un padre è immaturo secondo quello che viene stabilito dai tribunali e dalla legge e se, in un simile caso, si possa chiedere l’affidamento esclusivo del minore da parte dell’altro coniuge.

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La tutela giuridica del minore

Il volume si propone di offrire una panoramica della normativa nel particolare settore che riguarda il diritto minorile, con approfondimenti in ordine alle problematiche delle scelte dei genitori che si ripercuotono sulla vita dei figli. Nel manuale vengono affrontate le tematiche afferenti a quei diritti che affondano le radici nei principi della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Tali diritti vengono messi in serio pericolo quando padri e madri affrontano la fine del loro rapporto e dovrebbero mantenere un costruttivo rapporto genitoriale; purtroppo, invece, la realtà ci mostra quanto sia difficile preservare le relazioni familiari. Tale difficoltà è stata recepita anche dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che nella neonata “Carta dei diritti dei figli nella separazione dei genitori” prevede in apertura il diritto dei figli di continuare ad amare ed essere amati da entrambi i genitori e di mantenere i loro affetti. Secondo tale documento, bambini e adolescenti hanno il diritto di essere informati e aiutati a comprendere la separazione (o fine del rapporto) dei genitori, il diritto di essere ascoltati e quello di ricevere spiegazioni sulle decisioni che li riguardano, per giungere poi all’individuazione dei diritti come quello all’ascolto e alla partecipazione, del diritto a preservare le relazioni familiari, a non essere separati dai genitori contro la propria volontà, a meno che la separazione non sia necessaria nell’interesse preminente del minorenne. Ciò premesso, è doveroso evidenziare che i principi che regolano il diritto minorile sono materia d’interpretazione da parte dei magistrati, ma la loro conoscenza è necessaria anche nella formazione degli avvocati e in coloro che operano in questo settore.Cristina Cerrai, Avvocato in Livorno, patrocinante in Cassazione, ha una formazione specifica nell’ambito del diritto di famiglia e dei mi- nori. Ha ricoperto il ruolo di Coordinatore Nazionale dell’Osservatorio di Diritto di Famiglia e dei Minori della Giunta A.I.G.A. Attualmente, in qualità di Consigliera di Parità della Provincia di Livorno, è responsabile del centro di ascolto antiviolenza “Sportello VIS”.Stefania Ciocchetti, Avvocata formata nel diritto di famiglia, si occupa di mediazione familiare dal 1995; componente Comitato degli Esperti della Scuola di Aggiornamento c/o Fondazione Scuola Forense Barese; componente Commissione Famiglia c/o COA Bari, nomina a componente Consiglio Distrettuale di Disciplina (distretto di Corte Appello Bari) per il prossimo quadriennio.Patrizia La Vecchia, è avvocato in Siracusa con una formazione specifica nell’ambito del diritto civile ed in particolare del diritto di famiglia e dei minori; già relatrice in numerosi convegni e corsi di formazione in materia di tutela dei minori e violenza alle donne; già componente dell’osservatorio del Diritto di famiglia dell’AIGA, autrice e curatrice di diverse pubblicazioni in materia di diritto di famiglia e minorile. Oggi Vicepresidente della Sezione di Siracusa.Ivana Enrica Pipponzi, Avvocata cassazionista, ha una formazione specifica nell’ambito del diritto di famiglia e dei minori. A seguito della sua provata esperienza specifica, ha ricoperto le cariche di componente dell’Osservatorio Nazionale di Diritto di Famiglia e dei Minori di AIGA, di responsabile nazionale del Dipartimento “Diritto di Famiglia e Persone” e di coordinatrice del Dipartimento “Persona e Tutela dei Diritti Umani” della Fondazione AIGA “Tommaso Bucciarelli. Già Commissaria Regionale per le Pari Opportunità della Regione Basilicata, è l’attuale Consigliera Regionale di Parità per la Basilicata. Coautrice di numerosi volumi editi dalla Maggioli Editore in materia di Diritto di famiglia, dei minori e Successioni.Emanuela Vargiu, Avvocato cassazionista, formata nel diritto civile ed amministrativo; da dieci anni patrocinatore di cause innanzi alle Magistrature Superiori, esercita la professione a Cagliari. È autrice di diverse pubblicazioni giuridiche in materia di Diritto di famiglia e successioni.Contenuti on line L’acquisto del volume include la possibilità di accedere al sito https://www.maggiolieditore.it/approfondimenti, dove sono presenti significative risorse integrative, ovvero il formulario, in formato editabile e stampabile, la giurisprudenza e la normativa di riferimento. Le indicazioni per effettuare l’accesso sono all’interno del volume.

Cristina Cerrai, Stefania Ciocchetti, Patrizia La Vecchia, Ivana Enrica Pipponzi, Emanuela Vargiu | 2019 Maggioli Editore

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In che cosa consiste l’affidamento condiviso

L’affidamento condiviso, in base al dettato della relativa legge,  prevede che durante il procedimento di separazione o di divorzio della coppia, l’affidamento dei figli spetta ad entrambi i  genitori.

Nell’affidamento condiviso è prevista cooperazione da parte di entrambi i genitori per le attenzioni e le responsabilità primarie della prole.

L’affidamento condiviso, oltre ad essere la regola, è quello più  voluto e consigliato sia dal legislatore sia dai giudici che sono chiamati a rispondere sui procedimenti di separazione o divorzio, perché può risultare meno pesante da sopportare da parte del minore.

Questo genere di affidamento è caratterizzato dalla collaborazione attiva da parte di entrambi i genitori.

Si deve decidere con chi fare andare a vivere il minore e dove sarà collocata la sua residenza.

Di solito la scelta ricade sulla madre che viene considerata più idonea all’educazione del figlio e sempre a lei spetterà la casa familiare.

Oggi con l’affidamento condiviso si vuole garantire alla prole il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori e per rispettare questo presupposto, il giudice, quando in fase decisionale, fissa la residenza del minore calcolando le modalità e i tempi, in modo da garantire anche al genitore con il quale non abiterà l’adeguata presenza del figlio.

In che cosa consiste l’affidamento esclusivo

La legge prevede che se ricorrano motivi gravi nei quali il genitore non sia adeguato al suo ruolo, sia possibile chiedere al giudice l’affidamento esclusivo.

Ad esempio, quando un padre scompare dalla vita del figlio, oppure è dedito al gioco d’azzardo e contrae un debito ingente.

L’unico motivo che può portare un giudice a una scelta simile è l’interesse del minore, vale a dire, la necessità, e l’obbligo giuridico, di garantire allo stesso uno sviluppo psico-fisico sano.

In quali circostanze  un padre è immaturo

Una recente sentenza del tribunale di Salerno (Trib. civ. Salerno sent. n. 850/2020 del 03/03/2020) ha elencato alcuni aspetti stando ai quali sia possibile individuare un comportamento immaturo da parte di un padre.

 

Il giudice salernitano ha menzionato l’incapacità dell’uomo di assumersi determinate responsabilità.

Nella sentenza si legge “aspetti di forte immaturità e narcisismo”.

Si parla di inaffidabilità dal lato economico e di scarsa costanza nelle visite ai figli, non rispettando i tempi fissati dal giudice per frequentarli.

Senza parlare dell’atteggiamento evidenziato nei confronti dell’ex moglie anche davanti ai figli.

Secondo il tribunale, chi accusa la madre dei bambini davanti a loro di non avere attenzioni per gli stessi, non dà segni di maturità.

Si dimostra tale anche chi litiga molto spesso con l’ex coniuge al telefono sempre in presenza dei figli, chi chiede ai bambini se la madre abbia relazioni con altri uomini, chi interrompe il percorso di mediazione familiare.

Secondo il giudice di Salerno, l’immaturità del padre si dimostra quando coinvolge il figlio o i figli nelle discussioni con l’ex moglie, evidenziando con il suo comportamento di non essere capace di tutelare l’interesse dei minori e di non  essere capace di presentarsi a loro come una figura affidabile alla quale rivolgersi.

Padre immaturo e affidamento dei figli

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, il figlio di un padre immaturo deve essere affidato in modo esclusivo alla madre ( Cass. sent. n. 18559/2016 del 22.09.2016).

La decisione si fonda su un concetto messo sempre al di sopra di qualsiasi altra cosa, dovendo stabilire con chi deve abitare un minore in caso di separazione dei genitori, per l’interesse del bambino.

I Supremi Giudici hanno tenuto a ricordare che la situazione ideale sia quella dell’affido condiviso, vale a dire la possibilità per i figli di frequentare entrambi i genitori, in modo da mantenere con loro un rapporto sereno e costruttivo, necessario per la loro crescita psico-fisica.

La Cassazione ha sottolineato anche che quando non c’è questa prospettiva si debba decidere in modo diverso.

Quello che i giudici sostengono è che si ritenga “travisato l’interesse superiore del minore al quale, come noto, occorre dare preminenza, la cui portata, dev’essere intesa come non limitata all’intuibile o comprensibile desiderio del bambino di mantenere la bigenitorialità, ma in funzione del soddisfacimento delle sue oggettive, fondamentali e imprescindibili esigenze di cura, mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, e della sua sana ed equilibrata crescita psicologica, morale e materiale”.

Esigenze, prosegue la sentenza – che non sono soddisfatte quando c’è “scarso rilievo attribuito ai profili del mantenimento e della irregolarità e non assiduità delle frequentazioni paterne” e quando il figlio viene ripetutamente coinvolto nella conflittualità tra i genitori.

Situazioni che si riflettono in modo inevitabile e negativo “su sentimenti ed equilibri affettivi, personali e familiari e sui rapporti interpersonali e, dunque, dotati di rilevante influenza sullo stabilimento del regime di affidamento più consono, anche in prospettiva al figlio della coppia».

Da qui, la Corte di Cassazione stabilisce che il minore finisca, per forza, affidato a chi dei due genitori si dimostra nei suoi confronti più maturo e responsabile.

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