Affidamento esclusivo alla madre quando il padre è “immaturo”

Affidamento esclusivo alla madre quando il padre è “immaturo”

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Secondo la giurisprudenza un padre non si può fare carico di un figlio.

In questa sede vedremo che cosa accade in presenza di una separazione o di un divorzio, davanti a un padre immaturo, e a chi ci si deve rivolgere per tutelare l’interesse del bambino.

In relazione alla materia, si sono pronunciati il tribunale ordinario e la Suprema Corte di Cassazione, non trascurando un aspetto fondamentale, vale a dire, quello che stabilisce che cosa si voglia intendere per immaturità di un genitore.

Si deve iniziare da questa valutazione, cercando di stabilire quando si possa affermare che un padre è immaturo.

Se sia quando non riesce a prendere una decisione in modo autonomo, o quando la prende e cambia idea in poco tempo, quando non riesce a mantenere la famiglia, oppure quando ha i mezzi necessari però li utilizza per soddisfare le sue esigenze personali, anziché quelle di chi abita con lui.

Si inizierà da qui per cercare di arrivare a scoprire che cosa fare se un padre è immaturo secondo quello che viene stabilito dai tribunali e dalla legge e se, in un simile caso, si possa chiedere l’affidamento esclusivo del minore da parte dell’altro coniuge.

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In che cosa consiste l’affidamento condiviso

L’affidamento condiviso, in base al dettato della relativa legge,  prevede che durante il procedimento di separazione o di divorzio della coppia, l’affidamento dei figli spetta ad entrambi i  genitori.

Nell’affidamento condiviso è prevista cooperazione da parte di entrambi i genitori per le attenzioni e le responsabilità primarie della prole.

L’affidamento condiviso, oltre ad essere la regola, è quello più  voluto e consigliato sia dal legislatore sia dai giudici che sono chiamati a rispondere sui procedimenti di separazione o divorzio, perché può risultare meno pesante da sopportare da parte del minore.

Questo genere di affidamento è caratterizzato dalla collaborazione attiva da parte di entrambi i genitori.

Si deve decidere con chi fare andare a vivere il minore e dove sarà collocata la sua residenza.

Di solito la scelta ricade sulla madre che viene considerata più idonea all’educazione del figlio e sempre a lei spetterà la casa familiare.

Oggi con l’affidamento condiviso si vuole garantire alla prole il diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori e per rispettare questo presupposto, il giudice, quando in fase decisionale, fissa la residenza del minore calcolando le modalità e i tempi, in modo da garantire anche al genitore con il quale non abiterà l’adeguata presenza del figlio.

In che cosa consiste l’affidamento esclusivo

La legge prevede che se ricorrano motivi gravi nei quali il genitore non sia adeguato al suo ruolo, sia possibile chiedere al giudice l’affidamento esclusivo.

Ad esempio, quando un padre scompare dalla vita del figlio, oppure è dedito al gioco d’azzardo e contrae un debito ingente.

L’unico motivo che può portare un giudice a una scelta simile è l’interesse del minore, vale a dire, la necessità, e l’obbligo giuridico, di garantire allo stesso uno sviluppo psico-fisico sano.

In quali circostanze  un padre è immaturo

Una recente sentenza del tribunale di Salerno (Trib. civ. Salerno sent. n. 850/2020 del 03/03/2020) ha elencato alcuni aspetti stando ai quali sia possibile individuare un comportamento immaturo da parte di un padre.

 

Il giudice salernitano ha menzionato l’incapacità dell’uomo di assumersi determinate responsabilità.

Nella sentenza si legge “aspetti di forte immaturità e narcisismo”.

Si parla di inaffidabilità dal lato economico e di scarsa costanza nelle visite ai figli, non rispettando i tempi fissati dal giudice per frequentarli.

Senza parlare dell’atteggiamento evidenziato nei confronti dell’ex moglie anche davanti ai figli.

Secondo il tribunale, chi accusa la madre dei bambini davanti a loro di non avere attenzioni per gli stessi, non dà segni di maturità.

Si dimostra tale anche chi litiga molto spesso con l’ex coniuge al telefono sempre in presenza dei figli, chi chiede ai bambini se la madre abbia relazioni con altri uomini, chi interrompe il percorso di mediazione familiare.

Secondo il giudice di Salerno, l’immaturità del padre si dimostra quando coinvolge il figlio o i figli nelle discussioni con l’ex moglie, evidenziando con il suo comportamento di non essere capace di tutelare l’interesse dei minori e di non  essere capace di presentarsi a loro come una figura affidabile alla quale rivolgersi.

Padre immaturo e affidamento dei figli

Secondo la Suprema Corte di Cassazione, il figlio di un padre immaturo deve essere affidato in modo esclusivo alla madre ( Cass. sent. n. 18559/2016 del 22.09.2016).

La decisione si fonda su un concetto messo sempre al di sopra di qualsiasi altra cosa, dovendo stabilire con chi deve abitare un minore in caso di separazione dei genitori, per l’interesse del bambino.

I Supremi Giudici hanno tenuto a ricordare che la situazione ideale sia quella dell’affido condiviso, vale a dire la possibilità per i figli di frequentare entrambi i genitori, in modo da mantenere con loro un rapporto sereno e costruttivo, necessario per la loro crescita psico-fisica.

La Cassazione ha sottolineato anche che quando non c’è questa prospettiva si debba decidere in modo diverso.

Quello che i giudici sostengono è che si ritenga “travisato l’interesse superiore del minore al quale, come noto, occorre dare preminenza, la cui portata, dev’essere intesa come non limitata all’intuibile o comprensibile desiderio del bambino di mantenere la bigenitorialità, ma in funzione del soddisfacimento delle sue oggettive, fondamentali e imprescindibili esigenze di cura, mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale, e della sua sana ed equilibrata crescita psicologica, morale e materiale”.

Esigenze, prosegue la sentenza – che non sono soddisfatte quando c’è “scarso rilievo attribuito ai profili del mantenimento e della irregolarità e non assiduità delle frequentazioni paterne” e quando il figlio viene ripetutamente coinvolto nella conflittualità tra i genitori.

Situazioni che si riflettono in modo inevitabile e negativo “su sentimenti ed equilibri affettivi, personali e familiari e sui rapporti interpersonali e, dunque, dotati di rilevante influenza sullo stabilimento del regime di affidamento più consono, anche in prospettiva al figlio della coppia».

Da qui, la Corte di Cassazione stabilisce che il minore finisca, per forza, affidato a chi dei due genitori si dimostra nei suoi confronti più maturo e responsabile.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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