Ue: impegno comune tra Commissione europea e avvocatura italiana sul diritto comune europeo dei contratti

Ue: impegno comune tra Commissione europea e avvocatura italiana sul diritto comune europeo dei contratti

di Redazione

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Anna Costagliola

Il 30 marzo scorso si è svolto l’incontro tra la Vicepresidente della Commissione europea e il Vicepresidente del Consiglio nazionale forense, in rappresentanza dell’avvocatura italiana, per condividere l’impegno sulla creazione di un diritto comune europea della vendita, in funzione del superamento della crisi economica, della espansione degli investimenti, degli scambi commerciali e dei consumi, nonché del rafforzamento della tutela dei consumatori e dei cittadini dei Paesi Ue. In questa direzione il Vicepresidente del Cnf ha assicurato il sostegno dell’avvocatura italiana allo sforzo della Commissione di creazione del Common European Sales Law tramite il Regolamento comunitario sul diritto comune opzionale da applicare ai contratti di vendita nelle operazioni transfrontaliere, approvato dalla stessa Commissione lo scorso ottobre (vedi l’articolo su questo stesso sito).

Il diritto comune europeo della vendita non sostituirà le regolamentazioni nazionali, consentirà invece ai venditori che intendono accedere ad un nuovo mercato di offrire un sistema opzionale di norme contrattuali identico in tutti i Paesi. Chi non lo desidera, potrà semplicemente continuare ad applicare le norme nazionali in vigore.

In un periodo in cui l’Europa si sta riprendendo da una profonda crisi economica e finanziaria, l’Ue deve fare il possibile per eliminare i costi superflui e favorire le esportazioni verso nuovi mercati. E’ sulla base di questa consapevolezza che la Vicepresidente Viviane Reding ritiene che un diritto comune europeo della vendita aiuterà la ripresa riducendo le barriere per le imprese e aumentando la fiducia dei consumatori.

In applicazione del diritto comune europeo della vendita tutte le imprese potranno operare all’estero a costi inferiori, stimolando così l’attività economica, ma a ricevere benefici saranno soprattutto le piccole imprese, spesso ostacolate nella crescita da condizioni o termini contrattuali abusivi. Se infatti un’impresa di grandi dimensioni applica condizioni abusive che deviano fortemente dalle buone pratiche commerciali e sono contrarie alla buona fede, la controparte non ne sarà vincolata. L’attuale normativa italiana non prevede, infatti, verifiche sulla presenza di termini contrattuali standard abusivi nelle transazioni fra imprese.

Peraltro, nei contratti fra imprese disciplinati dal diritto comune europeo della vendita, le aziende avranno il vantaggio di ricevere informazioni più chiare sulle principali caratteristiche dei beni e servizi oggetto del contratto prima di concludere l’accordo. Se le informazioni necessarie non sono fornite, l’azienda avrà diritto di annullare il contratto o anche chiedere un risarcimento per danni. Attualmente la legislazione italiana non prevede l’obbligo specifico di fornire informazioni prima della conclusione di un contratto.

Dal punto di vista dei consumatori, la nuova normativa su scala europea sarà certamente di sprone ad effettuare acquisti all’estero, in quanto contemplante una serie di diritti volti a garantirne un’adeguata tutela, soprattutto in caso di acquisti on-line.  Oltretutto la scelta dei beni e servizi sarà senza dubbio più ampia e offrirà prezzi inferiori, operando le imprese in concorrenza fra loro su un mercato più vasto.

In definitiva, all’esito dell’incontro con la rappresentanza dell’avvocatura italiana, il progetto della Commissione europea sulla elaborazione di un diritto comune europeo delle vendite ne è uscito rafforzato, registrandosi un’importante convergenza di idee in ordine agli indubbi vantaggi connessi alla predisposizione di detta nuova normativa, la quale:

a) rende più semplice, sicuro ed economico concludere contratti di vendita con partners di altri paesi dell’Ue;

b) offre vantaggi economici e sociali sostenibili derivanti dal mercato digitale interno, sfruttando le potenzialità offerte dal commercio elettronico;

c) assicura costi contenuti di adeguamento, maggiore certezza giuridica e più elevati livelli di tutela per tutti i soggetti interessati, accrescendo la fiducia globale nel mercato interno;

d) mostra come la giustizia possa aiutare i cittadini e le imprese a sfruttare tutti i vantaggi del mercato interno.

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