Negli ultimi anni il telelavoro ha cambiato profondamente il modo di lavorare dei frontalieri italiani impiegati in Svizzera. Se durante la pandemia lo smart working era stato regolato da accordi temporanei, oggi esiste un sistema stabile che consente di lavorare da casa senza perdere lo status di frontaliere.
Molti lavoratori, però, scoprono con sorpresa che non esiste un’unica soglia, bensì due limiti differenti:
- 25% ai fini fiscali
- 49,9% ai fini previdenziali
È proprio questa differenza a generare gran parte dei dubbi di aziende, consulenti e lavoratori. Per approfondire questa materia, abbiamo preparato il corso “Processo tributario – Tecniche difensive, vizi della sentenza e impugnazioni”.
Indice
- 1. Il nuovo accordo tra Italia e Svizzera
- 2. Perché esiste anche il limite del 49,9%?
- 3. Due regole diverse per due obiettivi diversi
- 4. Cosa succede se si supera il 25%?
- 5. Gli aspetti pratici da non sottovalutare
- 6. Il vero nodo del nuovo sistema
- 7. In sintesi
- Formazione in materia
- Ti interessano questi contenuti?
1. Il nuovo accordo tra Italia e Svizzera
Con l’Accordo sui frontalieri del 23 dicembre 2020, entrato definitivamente in vigore nel 2023, Italia e Svizzera hanno disciplinato il lavoro frontaliero in un quadro rinnovato. Sul piano fiscale, occorre però precisare che il limite del 25% di telelavoro dal domicilio nello Stato di residenza, senza perdita dello status fiscale di lavoratore frontaliero, opera nelle more della ratifica e dell’entrata in vigore del Protocollo, per il periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e la data di entrata in vigore del Protocollo stesso. In pratica, entro tale soglia, le giornate lavorate da casa continuano ad essere considerate, ai fini fiscali, come se fossero svolte presso la sede del datore di lavoro svizzero.
Questa è una vera e propria “finzione giuridica”, introdotta per evitare che pochi giorni di smart working modificassero il riparto della potestà impositiva tra i due Stati.
2. Perché esiste anche il limite del 49,9%?
Molti frontalieri credono che superato il 25% debbano automaticamente cambiare anche i contributi previdenziali.
Non è così.
La previdenza segue regole completamente diverse rispetto alla fiscalità.
Il coordinamento tra Italia e Svizzera continua infatti ad essere disciplinato dai Regolamenti europei sul coordinamento della sicurezza sociale e dagli accordi amministrativi conclusi ai sensi dell’articolo 16 del Regolamento (CE) n. 883/2004.
Ma da dove deriva, in concreto, il limite del 49,9%?
La regola ordinaria si ricava dall’art. 13 del Regolamento (CE) n. 883/2004, che individua la legislazione applicabile quando un lavoratore esercita abitualmente un’attività in due o più Stati. A sua volta, l’art. 14 del Regolamento (CE) n. 987/2009 chiarisce la nozione di “parte sostanziale” dell’attività svolta nello Stato di residenza, indicando che una quota inferiore al 25% dell’orario di lavoro e/o della retribuzione è indice del fatto che tale parte sostanziale non è svolta in quello Stato (Judgment of the Court (Sixth Chamber) of 4 September 2025 (ECLI:EU:C:2025:662).). Su questo assetto ordinario interviene poi il Framework Agreement, il cui art. 3 prevede una deroga specifica per il telelavoro transfrontaliero abituale, consentendo di mantenere la legislazione previdenziale dello Stato del datore di lavoro quando il telelavoro nello Stato di residenza resta inferiore al 50%. In termini pratici, da qui discende il riferimento al 49,9% (Judgment of the Court (First Chamber) of 11 December 2025 (ECLI:EU:C:2025:954).).
Grazie a questo sistema, è possibile mantenere l’iscrizione alla previdenza svizzera anche quando il telelavoro raggiunge il 49,9% dell’attività lavorativa, purché siano rispettate le condizioni previste e venga rilasciata la certificazione A1.
3. Due regole diverse per due obiettivi diversi
Il punto fondamentale è comprendere che le due soglie non disciplinano la stessa materia.
Il limite del 25% serve esclusivamente a stabilire dove devono essere tassati i redditi di lavoro dipendente.
Il limite del 49,9%, invece, riguarda esclusivamente quale sistema previdenziale (svizzero oppure italiano) debba applicarsi. Nello specifico, il limite del 49,9% riguarda la legislazione applicabile in materia di sicurezza sociale ed è disciplinato dall’Accordo quadro basato sull’art. 16 del Regolamento (CE) n. 883/2004. In presenza dei requisiti previsti e della certificazione A1, è possibile continuare ad essere assicurati in Svizzera fino a una quota di telelavoro inferiore al 50%.
Si tratta quindi di due discipline autonome che perseguono finalità differenti.
4. Cosa succede se si supera il 25%?
Quando il telelavoro supera la soglia fiscale prevista dall’accordo bilaterale, non significa automaticamente perdere ogni collegamento con la Svizzera.
Significa però che potrebbero cambiare le regole di tassazione del reddito e sarà necessario verificare attentamente come ripartire la potestà impositiva tra Italia e Svizzera.
Proprio per questo motivo è fondamentale monitorare durante tutto l’anno le giornate effettivamente lavorate da remoto.
5. Gli aspetti pratici da non sottovalutare
Per aziende e lavoratori diventa sempre più importante organizzare il telelavoro con criteri precisi.
In particolare è consigliabile:
- programmare preventivamente le giornate di smart working;
- conservare una documentazione delle giornate lavorate da casa;
- verificare periodicamente le percentuali raggiunte durante l’anno;
- coordinare gli aspetti fiscali con quelli previdenziali.
Una gestione approssimativa potrebbe infatti creare problemi sia nella determinazione delle imposte sia nella corretta applicazione della legislazione previdenziale.
6. Il vero nodo del nuovo sistema
L’Accordo tra Italia e Svizzera ha sicuramente modernizzato la disciplina dei frontalieri, adattandola alle nuove modalità di lavoro.
Tuttavia ha anche introdotto un sistema “a doppia velocità”: una soglia fiscale del 25% e una soglia previdenziale del 49,9%.
Questa differenza rappresenta oggi la principale criticità operativa per i lavoratori frontalieri.
Per questo motivo è importante non limitarsi a conoscere le percentuali, ma comprendere quale disciplina si sta applicando in ciascun caso. Un errore frequente è infatti confondere regole fiscali e regole previdenziali, che oggi seguono logiche differenti pur riferendosi allo stesso rapporto di lavoro.
7. In sintesi
Per chi lavora tra Italia e Svizzera il messaggio è semplice:
- fino al 25% di telelavoro resta invariato il regime fiscale previsto per il frontaliere, nel periodo transitorio previsto dalla disciplina vigente fino all’entrata in vigore del Protocollo;
- fino al 49,9%, ricorrendone i presupposti, può restare applicabile anche la previdenza svizzera;
- oltre alle percentuali, è fondamentale pianificare il lavoro da remoto e monitorare costantemente le giornate svolte in Italia.
Lo smart working è ormai parte integrante del lavoro frontaliero, ma richiede una gestione sempre più attenta sotto il profilo fiscale e previdenziale.
Formazione in materia
Processo tributario – Tecniche difensive, vizi della sentenza e impugnazioni
Il corso è strutturato in 6 incontri che attraversano tutte le principali fasi del processo tributario.
Il metodo è totalmente incentrato su un approccio pratico e attento alle più recenti novità normative e giurisprudenziali. Scopo degli incontri è fornire strumenti concreti per affrontare, anche alla luce della nuova Riforma fiscale, le casistiche principali (e più tecnicamente complesse) e perfezionare le tecniche difensive.
Destinato ad avvocati, commercialisti e in generale ai difensori tributari, il programma offre un percorso di aggiornamento e approfondimento specialistico per tutti i professionisti impegnati nel settore della giustizia tributaria.
Il corso è valido anche come percorso formativo per praticanti avvocati e partecipanti al concorso per Magistratura Tributaria e personale dell’Agenzia delle Entrate.
Ampio spazio sarà dedicato a domande e risposte, chiarimenti e approfondimenti prospettati dai partecipanti.
Perché scegliere questo corso?
• Percorso completo: dalla fase introduttiva all’appello e ai contenziosi speciali, con una visione organica dell’intero giudizio.
• Focus sui temi di maggiore interesse professionale e concorsuale: atti impugnabili, tecniche di ricorso, fase istruttoria, valutazione delle prove e vizi della sentenza.
• Approccio pratico e operativo: analisi di casi, tecniche di redazione degli atti e gestione delle principali criticità processuali.
• Attenzione alle ricadute operative delle ultime novità: profili telematici, prove digitali ed evoluzione della prassi processuale.
• Spazio dedicato a domande e risposte, chiarimenti e approfondimenti sui casi prospettati dai partecipanti.
Attestato
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di partecipazione, valido per l’ottenimento dei crediti formativi per avvocati. L’attestato di partecipazione sarà rilasciato solamente agli iscritti che frequenteranno almeno l’80% delle ore a programma.
Crediti formativi per avvocati
Per il rilascio dei crediti formativi sarà necessaria la frequenza minima dell’80% dell’orario previsto rispondendo ad almeno un quesito di attenzione all’ora posto durante lo svolgimento delle videoconferenze.
>>>Per info ed iscrizioni<<<
Ti interessano questi contenuti?
Salva questa pagina nella tua Area riservata di Diritto.it e riceverai le notifiche per tutte le pubblicazioni in materia. Inoltre, con le nostre Newsletter riceverai settimanalmente tutte le novità normative e giurisprudenziali!
Iscriviti!
Scrivi un commento
Accedi per poter inserire un commento