Regole, comportamento, competenze sociali e civiche

Regole, comportamento, competenze sociali e civiche

Redazione

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a cura di Franco Nanni

Una società orizzontale labile

Tutte le culture e le civiltà devono in qualche modo occuparsi del problema della regolazione socializzata dei comportamenti, anche se naturalmente le soluzioni di una società possono differire di molto da quelle di altre.

Sembra che nel nostro mondo attuale, occidentale e industrializzato, si assista a una crisi nel funzionamento e nel rinnovamento di questi processi, crisi che interessa non solo il versante pedagogico e educativo, ma anche quello del mantenere, gestire e conservare condotte adeguate e regolate nella popolazione adulta.

Questo articolo è dedicato naturalmente al primo aspetto, ma si rende necessaria qualche incursione nella tematica più generale della regolazione delle condotte a livello di società generale, ben affrontata in un articolo del Censis (Censis, 2011): “Una società sempre più orizzontale, […] in cui sono sempre più labili i riferimenti valoriali e gli ideali comuni, in cui è più debole la consistenza dei legami e delle relazioni sociali […]. In questa indeterminatezza diffusa crescono fenomeni e comportamenti leggibili come il portato di un pervasiva sregolazione delle pulsioni, frutto della perdita di significato condiviso di molti dei riferimenti normativi che sono guida ai comportamenti”.

Rispetto delle regole o obbedienza?

Se dal linguaggio tecnico della sociologia ci spostiamo verso la società, il tema è altrettanto sentito, ma la lingua utilizzata è diversa, è una lingua opaca, se mi si concede la metafora: si scrive ‘rispetto delle regole’ ma si pronuncia ‘obbedienza’, e ciò si avverte fortemente anche in ambito educativo.

Quando l’adulto lamenta l’incapacità di questo o quel bambino a ‘stare alle regole’, se richiesto di esplicitare quali regole il bambino trasgredisca, quasi sempre la risposta è: “non fa quello che gli dico”, lasciando intendere che in definitiva non c’è che una unica regola: obbedire. D’altronde la richiesta a cui egli dovrebbe obbedire è quasi sempre quella di ‘fare ciò che deve’ nei vari contesti, di essere adeguato, insomma, capace di selezionare la condotta desiderata e di mantenerla.

Tutto ciò da un lato non fa che confermare quella perdita di significato condiviso di molti riferimenti normativi di cui parla il Censis, dall’altro però comprime ogni discorso pedagogico ed educativo in uno spazio decisamente troppo angusto, disperdendo le ceneri di millenni di riflessione sul contratto sociale, e prospettando come soluzione alla Bellum omnium contra omnes nulla più che una sorta di gerarchia che somiglia più al branco di lupi che a una versione autoritaria del Leviatano.

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