Principi della sostenibilita’: analisi e considerazioni delle sue fasi*

Principi della sostenibilita’: analisi e considerazioni delle sue fasi*

Perna Colette

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La necessit? di elaborare e attuare i principi dello Sviluppo Sostenibile va ricercata nella volont? di collegare obiettivi ecologici, circa la conservazione del patrimonio naturale, manufatto e culturale, insieme con l?obiettivo della valorizzazione del capitale umano e sociale, quindi con l?esigenza di soddisfare i bisogni di ?tutti?, nella volont? di promuovere uno sviluppo economico compatibile con i limiti ambientali, combinando quindi valutazioni ecologiche con quelle economiche e sociali; porsi in un?ottica sistemica per realizzare uno Sviluppo Sostenibile. Sono i diversi punti di osservazione dei molteplici aspetti della realt? che portano all?affermazione del concetto di sostenibilit?. Nel corso degli anni si registra un?importante crescita economica. L?economia ? cresciuta di sette volte dal 1950 al 2000, ancor pi? rapidamente ? cresciuto il commercio internazionale, e l?indice Dow Jones, indicatore comunemente usato per il mercato finanziario della Borsa di New York, ? salito da 3000 a 11000 fra il 1990 e il 2000. Alla luce di queste affermazioni appare difficile non mostrare ottimismo per le prospettive economiche a lungo termine all?inizio del nuovo secolo. Vi ? per? l?imprescindibile relazione tra economia e Terra. Gli economisti concepiscono l?ambiente come un sottoinsieme dell?economia, mentre gli ecologi concepiscono l?economia come un sottoinsieme dell?ambiente. Gi economisti tendono a considerare l?inesistenza di costrizioni rispetto ad una crescita ed un?innovazione economica, mentre gli ecologi si preoccupano dei limiti.? Vi ? una profonda differenza di percezione della realt?: gli economisti guardano la crescita dell?economia globale, del commercio, degli investimenti internazionali e vedono un futuro promettente; gli ecologi guardano la stessa crescita e vi leggono inquinamento, sfruttamento irrazionale, scarsit? di risorse, degrado. Gli economisti vedono gli indicatori di un?economia rigogliosa, gli ecologi di un?economia che sta portando ad alterazioni irreversibili. Per comprendere la posizione degli economisti non possiamo far a meno di ricordare che per tutta la storia umana, e fino a due secoli fa, l?economia dell?uomo ? paragonabile all?economia del cow-boy. Questa ultima si basa su due teoremi: dell?infinita sostituibilit? e dell?inesauribile tecnologia (2). Sulla base del primo le risorse si trovano in natura in tale abbondanza da non destare alcuna preoccupazione di scarsit?, considerando la possibilit? di ricorrere sempre a nuove risorse.? Il secondo sostiene che la tecnologia introdotta dall?uomo pu? incrementare, se necessario, la produttivit? delle risorse. Questi teoremi non sono mai stati dimostrati e al contrario l?osservazione della realt? mostra l?esauribilit? delle risorse e l?incertezza del ?progresso? tecnologico.? Sicuramente possiamo ritenere sostenibile l?economia del cow-boy finch? egli si va a collocare, da solo, in un contesto ricco di risorse, presenti in quantit? superiori al fabbisogno dell?individuo e in un ambito dove l?innovazione tecnica necessaria ? poca e quindi considerata realizzabile. Finch? l?intera umanit? e la sua economia risultano di piccola entit? rispetto alla biosfera, l?economia dell?uomo pu? ritenersi ecologicamente sostenibile. La rivoluzione industriale segna per? uno spartiacque nel rapporto tra dimensioni dell?ecologia e dimensioni dell?economia. Oggi questa ultima ? paragonabile a quella dell?ecologia, cio? all?economia dell?ambiente. Bisogna abbandonare l?immagine della societ? tradizionale in grado di regolare le attivit? produttive e di consumo per un uso non distruttivo del capitale naturale, pena la loro stessa sopravvivenza nel lungo periodo. Questi equilibri vengono rotti prima con il capitalismo commerciale e il colonialismo e, poi, con il gi? ricordato avvento dell?industria, che accelerano enormemente la capacit? produttiva, anche nel settore primario. Basta per? esaminare gli indici ecologici per accorgersi che le politiche economiche che producono una tale crescita dell?economia mondiale sono le stesse che distruggono i sistemi che le sorreggono e dilapidano le risorse che ne costituiscono il capitale naturale. Bisogna quindi preoccuparsi non solo del deficit economico, ci? che si prende a prestito dagli altri, ma soprattutto del deficit ecologico, con cui si intende ci? che sottraiamo alle generazioni future. Significa rendersi consapevoli che il modello economico esistente non ? pi? in grado di sostenere il progresso dell?economia. Gi? nel secolo scorso economisti classici rilevano interrelazioni fra ambiente e attivit? economiche: David Riccardo, Thomas Malthus, Karl Marx; pi? tardi Jevons, Marshall e Pareto (3). Questo permette di gettare le basi di quella che diverr? l?economia dell?ambiente, che appare in un?opera di Pigou degli anni ?20, ?Economia del Benessere?, per poi svilupparsi dopo la seconda guerra mondiale. Sono gli anni del capitalismo consumista mondiale, dell?esplosione degli inquinanti di aria, acqua, suolo; sono gli anni dei libri simbolo della presa di coscienza: ?Il cerchio da chiudere?, 1972, di Barry Commoner, a sottolineare gli effetti drammatici dell?impatto delle attivit? economiche sull?ambiente. Oggi possiamo pensare di poter ?superare? anche l?economia dell?ambiente con l?economia ecologica. La prima interviene sul problema di inserimento nei conti di un paese delle esternalit? ambientali, proponendo metodi di intervento.? L?economia ecologica si propone come disciplina trasversale rispetto al sapere economico, scientifico ed ambientale, senza abbandonare tre questioni: i limiti dati dalla stabilit? degli ecosistemi e dalla disponibilit? delle risorse; la complessit? che caratterizza la realt? esterna, dove ?tutto ? connesso a tutto?; l?incertezza insita nelle innovazioni tecnologiche e sugli effetti generati dalle stesse e dalle attivit? umane rispetto alla incerta realt? in cui si vive. Quindi se da un lato gli ambientalisti fanno riferimento al concetto di ?uso sostenibile delle risorse naturali? (sustainable use), dall?altro gli economisti intendono per sostenibilit? la capacit? di sorreggere un?espansione continuata (sustainable growth). L?origine del concetto di sostenibilit? pu? farsi risalire ai movimenti per la difesa dell?ambiente sorti negli Stati Uniti attorno agli anni sessanta e alla teoria economica delle risorse limitate, per la quale si ricorda il contributo di un gruppo di studio del M.I.T. (Massachusetts Institute of Technology, Stati Uniti). Nel 1970 il Club di Roma affida a Jay Forrester e Dennis Meadows, entrambi studiosi di dinamica dei sistemi del Massachusetts Institute of Tecnnology, il compito di elaborare uno studio, ?The Limits to Growth?, per estrapolare il futuro andamento dello sviluppo economico mondiale alla luce delle crescenti interdipendenze ed interazioni di cinque fattori critici: l?aumento della popolazione, la produzione di alimenti, l?industrializzazione, l?esaurimento delle risorse naturali e l?inquinamento. Il rapporto ottiene un?enorme risonanza nell?opinione pubblica internazionale, tradotto in italiano col titolo ?I limiti dello sviluppo?, alla luce di esperienze negative prodotte dalla visione degli stadi di sviluppo e in particolare dall?imperativo dell?industrializzazione. Un nodo centrale del dibattito consiste nell?indagare in quale misura la scarsit? delle risorse naturali pu? costituire un ostacolo alla crescita dell?economia mondiale. In tale ottica l?argomento affrontato assume una rilevanza globale, implicando considerazioni e riflessioni su tematiche molto complesse che riguardano l?entit? e l?adeguatezza delle materie prime disponibili, le possibilit? e le conseguenze del progresso tecnologico, la capacit? del sistema ecologico mondiale di sostenere i ritmi crescenti delle attivit? antropiche. In questa prospettiva si colloca il tentativo di individuare le tecnologie produttive compatibili con uno sviluppo sostenibile. La discussione ha portato inevitabilmente a conclusioni e posizioni molto diverse, nate da differenti ipotesi sull?entit? delle risorse, sulle potenzialit? del progresso tecnologico, sulla capacit? dell?ecosistema di sopportare l?attivit? antropica. Ancora una volta la tecnologia, l?innovazione, lo sviluppo portano in s? una contraddizione, quindi da un lato chi assume una posizione pessimistica legata agli effetti negativi prodotti da uno sviluppo insostenibile e chi dall?altro ritiene che l?uomo sia stato e sia in grado di provare la sua capacit? di estendere i limiti fisici del pianeta proprio attraverso le costanti innovazioni e il progresso tecnologico. Sicuramente la pubblicazione di ?The Limits to Growth? avviene in un momento propizio; l’anno successivo scoppia infatti la prima crisi del petrolio e il problema delle risorse si impone all?attenzione mondiale. Contemporaneamente si assiste ad un?improvvisa caduta nella produzione dei cereali, che alimenta una forte penuria anche in questo settore. Le fosche previsioni del Club di Roma sembrano cos? prendere consistenza. Il rapporto prodotto dal M.I.T pu? infatti essere considerato il capostipite di una visione problematica dello sviluppo economico su scala mondiale, mettendo in discussione la cosiddetta ideologia sviluppista, ossia che i paesi industrializzati potessero continuare a crescere? secondo i ritmi e i modi dei decenni precedenti; e che la soluzione dei problemi dei paesi poveri fosse seguire il modello della industrializzazione. La critica di questa ideologia da parte del gruppo di ricerca del M.I.T. era basata sull?esistenza di limiti invalicabili imposti alla crescita economica mondiale dalle risorse naturali disponibili sul pianeta, e pi? in generale dalla necessit? di rispettare le leggi naturali di conservazione dell?ambiente. Da qui si ? sviluppato un importante campo di ricerca scientifica ed economica e di indirizzo delle politiche per uno sviluppo sostenibile. Dall?idea dei limiti dello sviluppo e dai fallimenti della industrializzazione ? sorto poi un secondo movimento di studi e di opinione guidato da economisti e sociologi come Ivan Illich (Austria, 1926-2003), Serge Latouche (Francia) Ernst F. Schumacher (Germania), Wolfgang Sachs (Germania), noti anche come antisviluppisti. Infatti, questo movimento ha assunto una posizione pi? radicale della precedente, fino a sostenere la necessit? di abbandonare l?idea dello sviluppo e dell?aiuto allo sviluppo. In primo luogo, con il riconoscimento dell?esistenza di limiti naturali allo sviluppo globale, viene considerato errato cercare di aumentare il ritmo di crescita dei paesi poveri: ? necessario, piuttosto, rallentare quello dei paesi ricchi. In secondo luogo, collegandosi alle versioni moderne delle teorie dello sfruttamento e ai critici della globalizzazione, la semplice esistenza di relazioni economiche, sociali e culturali coi paesi occidentali viene vista come portatrice di effetti negativi per paesi con caratteristiche ambientali, sociali e culturali profondamente diverse tra loro e rispetto ai paesi occidentali. Di conseguenza, si arriva a proporre che non ci si occupi pi? del cosiddetto problema del sottosviluppo, lasciando che ogni paese, comunit? o villaggio trovi la propria via per raggiungere una desiderabile condizione di vita.

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?Quaranta anni di sviluppo ci hanno portato ad una situazione in cui i paesi che correvano in testa e quelli che correvano negli ultimi posti non si sono raggiunti […] Le nostre societ? sono voraci, guardano alla natura da un lato come una miniera e dall?altro come a una discarica […] Tutti dobbiamo prendere il passo pi? lento […] La felicit? si trova pi? nell?agire sui desideri che nell?agire sulle cose possedute, nel desiderare di meno piuttosto che nell?accumulare di pi??.

(Wolfgang Sachs)

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Ci? significa constatare una condizione di crisi ecologica e degrado sociale come problemi non congiunturali, ma strutturali e in qualche modo prodotto della stessa modernit?. Con questa ultima affermazione si vuole evidenziare come la stessa idea di sviluppo sia una fonte di problemi rispetto ai soli auspicati effetti positivi che avrebbe dovuto generare: benessere, abbondanza, razionalit? nell?organizzazione sociale, giustizia e pace; grazie all?introduzione e all?uso di tecnologie e innovazione. Promesse che non ? possibile mantenere, si manifestano invece fenomeni contrapposti e contraddittori: grande ricchezza da un lato e allo stesso tempo un numero elevato di coloro che si collocano ai margini dei circuiti di attivit?; sviluppo industriale ed economico, ma alti prezzi sociali ed ambientali. Necessario quindi interrogarsi sul rapporto esistito e attuale tra uomo e natura, tra uomo e societ?, comprenderne la cultura che ne ? alla base e ricercare i modi per apportare le modifiche necessarie affinch? si possa parlare di sviluppo sostenibile. La contraddizione sta nel fatto che proprio lo sviluppo, l?elemento che si fa motore di trasformazioni positive della realt?, pu? ritenersi uno dei principali responsabili delle condizioni di degrado dello scenario ambientale, delle alterazioni degli equilibri ecologici, dei danni al paesaggio, alla salute, causa della diseguale distribuzione della ricchezza, di ineguaglianza sociale. La voce dell?ambientalismo diffonde il suo eco come movimento di critica al modello di crescita industriale e dapprima con la rivolta degli scienziati all?atomica e alla conseguente, e parallela, distruzione della natura. ? in Europa che si conia il termine ?ecologia? (4), che nasce come branca della biologia, e diviene presto disciplina con ambizioni di trasformazioni sociali, dove la passione della ricerca non si distacca dall?impegno per la concreta difesa dei contesti naturali. Possiamo citare solo alcune delle realt? associative che alle soglie del XX secolo prendono piede in Italia: ENPA (5), CAI (6), Touring club ciclistico italiano (7), PRO MONTIBUS ET SYLVIS (8). Mentre in Europa si delinea un ruolo protezionistico, quello scientifico vede la sua origine, come poco prima accennato, negli Stati Uniti. Gli USA si lanciano nella nuova sfida industriale e scientifica del dominio sulle forze della natura e la Seconda guerra mondiale si chiude con la dimostrazione, impressionante, del dominio umano delle leggi naturali e della potenza della tecnica: la bomba atomica. Sono proprio i numerosi, successivi esperimenti nucleari, le misurazioni della radioattivit? in seguito agli stessi test a far nascere le prime battaglie civili di scienziati in difesa dell?ambiente. Personalit? scientifiche che a scapito della carriera si sono impegnate nell?informazione dell?opinione pubblica attraverso riviste, volantini, dibattiti pubblici. Il movimento, nel corso degli anni Sessanta, estende i suoi campi di impegno, ai casi di inquinamento industriale, alla civilt? dell?usa e getta, all?abbandono dei rifiuti, alle metropoli modellate sull?uso dell?automobile privata, alla cultura dell?artificiale e della produttivit?. Si verifica una progressiva sensibilizzazione sociale nei confronti di tali problematiche tra i giovani, nell?etica anticonsumistica, ma anche negli strati moderati della popolazione, raggiunta dal discorso del presidente degli USA, Nixon, nel 1970, atto a segnare l?ingresso delle questioni ambientali sulla scena politica. Sicuramente questi eventi sono solo l?inizio di una sempre maggiore coscienziosa consapevolezza del legame inevitabile che lega l?ambiente, la societ?, l?economia e dell?esigenza di passare presto dalla teoria ad azioni pratiche che possano risolvere tangibili problematiche sociali e ambientali e della difficolt? insita in questo obiettivo. Il gi? citato ?The Limits to Growth? si conclude proprio con un appello ai governanti della terra affinch? affrontino insieme e nella loro globalit? i problemi legati alle risorse naturali, alla produzione di alimenti, alla crescita della popolazione mondiale e all?inquinamento. Nel 1971 si ha quindi la presentazione del ricordato rapporto da parte del Club di Roma, ma questo ? solo uno dei due avvenimenti che a livello internazionale permettono di attribuire credito al tema ambiente. Importante ricordare infatti la prima conferenza mondiale dell?ONU sull?ambiente che si tiene a Stoccolma dal 5 al 16 giugno 1972. Viene presentato uno studio planetario dei problemi ambientali, a cui partecipano centocinquantadue esperti di cinquantotto paesi, tra cui anche una delegazione italiana, poi tradotto con il titolo ?Una sola terra? (9), atto a divenire slogan ambientalista. Notevole anche l?apporto dato dalla conferenza parallela, tenuta presso una vicina Universit?, che ha visto la partecipazione di studenti, scienziati, esponenti di associazioni di tutto il mondo, per uno scambio di informazioni, opinioni, documenti, testimonianze circa casi di inquinamento e degrado ambientale, realizzando un quotidiano per rivolgere critiche agli interventi delle delegazioni governative e informare sulle attivit? svolte in parallelo. Queste sono le pagine della storia che mostrano un primo chiaro interesse verso ci? che porter? all?affermazione dei concetti di sostenibilit?. Cerchiamo ora di capire come un primo problema, circa i limiti della crescita economica, sia legato alle risorse naturali e al loro possibile esaurimento. Con il termine risorse naturali si ? soliti indicare l?insieme di tutte le materie prime presenti in natura, comprendendo sia le risorse economicamente sfruttabili con le tecnologie disponibili ("riserve"), sia quelle che potrebbero diventarlo in seguito a mutamenti economici o tecnologici. Tra le risorse cos? definite possiamo anche annoverare elementi immateriali, non facilmente quantificabili, appartenenti all?ecosistema terrestre. ? possibile dare una definizione ancor pi? estesa di risorse naturali includendovi tutti quei beni ambientali dai quali gli uomini traggono un godimento. Inevitabilmente si manifestano difficolt? di mediare tra valutazioni, per il governo del territorio considerato, che si basano sull?adozione di criteri tecnico-economici e politico-culturali, alla luce dei vari interessi coinvolti e di una crescente sensibilit? ecologica. Le risorse naturali vengono solitamente distinte in due gruppi: risorse non rinnovabili e risorse rinnovabili. Le prime non sono naturalmente riproducibili, anche se molte possono essere in diversa misura riciclate, mentre le seconde si possono riprodurre secondo propri cicli naturali. A parte l?energia solare, che costituisce un flusso pressoch? inesauribile, anche le risorse rinnovabili non sono disponibili in quantit? infinite; un loro prelievo o uso indiscriminato ne pu? pregiudicare la qualit?, e quindi l?utilit?, o mettere in serio pericolo i cicli di riproduzione. La consapevolezza che, essendo la terra un mondo finito, tutte le risorse sono limitate ? un?acquisizione relativamente recente. In passato il nostro pianeta sembrava talmente vasto, rispetto alle necessit? e alle esigenze della popolazione umana, tanto da non destare preoccupazioni per l?eventuale esaurimento delle materie prime; il concetto di ?scarsit??, attribuito alle risorse naturali, veniva quindi inteso soprattutto in termini relativi. Bisogna infatti distinguere tra la scarsit? assoluta di una risorsa, cio? la sua naturale finitezza, e la sua scarsit? relativa o economica. La scienza economica vede la scarsit? come il prodotto di una relazione tra la domanda e l?offerta; una risorsa pu? essere quindi abbondante in quantit? assoluta e al tempo stesso scarsa in termini relativi se, in un certo periodo, sul mercato la sua domanda supera l?offerta (10). Appare interessante proporre un?ulteriore classificazione: beni liberi e beni pubblici. Per l?economia dell?ambiente l?abbondanza di beni liberi, come acqua, aria, ? limitata, se messa a rischio da un loro cattivo uso ed un intensivo sfruttamento. Anche per i beni pubblici si deve parlare di limitazioni d?uso e gestione; questi rappresentano tutto ci? la cui utilizzazione da parte di alcuni non ne riduce l?ammontare per altri. ? utile l?analisi atta a verificare se e in che misura lo sviluppo economico ? compatibile con i limiti fisici ed ambientali del nostro pianeta. La parola ?sviluppo? riferita alle societ? civili esprime un concetto dinamico di miglioramento crescente delle condizioni di vita. Si tratta quindi di un?accezione positiva, si parla di societ? sviluppata quando si ? innanzi ad una societ? progredita e in evoluzione. ?Sviluppo? ? anche sinonimo anche di beni e servizi innovativi, di nuove tecnologie: uno sviluppo che si pone come obiettivo la crescita continua del prodotto nazionale lordo, PNL. La conseguenza di tale politica economica si misura in termini di accrescimento dei beni immessi sul mercato mondiale, in termini di crescita quantitativa e qualitativa dei consumi e dei servizi, ma anche in termini di sprechi energetici, di degrado ambientale, di esaurimento di risorse attualmente disponibili, di saccheggio di riserve che dovrebbero alimentare il futuro.

Il termine ?sviluppo?, nel momento in cui gli si attribuisce una valenza positiva, dovrebbe essere usato per indicare dinamiche economiche in cui prevale la produzione a bassa entropia piuttosto che quella che accelera la degradazione dell?energia. Si parla invece di ?crescita?. La crescita configura un aumento del prodotto senza modificazioni strutturali o di tipo qualitativo, mentre lo sviluppo presuppone un?espansione accompagnata da cambiamenti sostanziali nell?assetto socio-istituzionale e culturale (11). L?analisi economica si ? preoccupata di definire e misurare soprattutto la crescita economica, concentrando la sua attenzione prevalentemente sull?espansione ?quantitativa? del capitale e sull?aumento della produzione nazionale, introducendo nel dopoguerra il sistema moderno della contabilit? nazionale e la scienza economica acquisisce quindi l?indice per effettuare tale misurazione: il Prodotto Nazionale Lordo. Il PNL per? ? stato utilizzato, abbastanza acriticamente, al di fuori del suo contesto analitico e storico, per misurare il grado di sviluppo o di benessere delle nazioni, senza tener conto degli ammonimenti degli stessi fondatori della moderna contabilit? nazionale, che misero in guardia sul valore relativo di questo indice e sul rischio di abusarne, per i suoi limiti nella rappresentazione della realt?. La critica principale ? dovuta al fatto che la contabilit? economica non pu? tener conto delle transazioni che non passano attraverso il mercato, con difficolt? di confrontare il grado di sviluppo di nazioni diverse, per esempio paesi ad economie altamente (Nord) e scarsamente (Sud) monetarizzate? o addirittura degli stessi paesi nel tempo, in presenza di mutamenti sociali significativi. Se poi, come sembra, l?evoluzione pi? recente delle stesse nostre economie mostra chiari segni di una rinascita dell?economia informale sottratta al mercato, man mano che questa si espande il significato delle statistiche relative al PNL si riduce. Un?altra critica a tale indice sottolinea come esso misuri tutte le attivit? generate dal meccanismo di mercato, senza distinguere se esse siano produttive, improduttive o distruttive. Studiosi affermano che il PNL dovrebbe misurare non solo i valori aggiunti, ma anche i valori sottratti, ovvero ci? che causa depauperamento del patrimonio ambientale e naturale, la produzione di utilit? decrescenti, quindi di nuovi costi e disagi (12). In definitiva ci si ? resi conto che lo stato di benessere degli individui non ? dato solo dalla disponibilit? di beni economici, ma anche da altri fattori pi? squisitamente qualitativi come le condizioni di lavoro, la vita urbana, la sicurezza personale, la possibilit? di soddisfare vari bisogni sociali e culturali. L?attenzione di economisti attraverso l?analisi dei ?costi di sviluppo?, quali ad esempio l?inquinamento ambientale e il degrado urbano, porta alla necessit? di preoccuparsi non solo della crescita ?quantitativa? del sistema economico, ma di individuare anche modalit? di sviluppo che tengano conto della cosiddetta ?qualit? della vita?, considerando tutte quelle diseconomie esterne che provocano la diminuzione del benessere. Si ? cercato quindi di introdurre alcuni indicatori che tengono conto, oltre che dei fattori economici anche di quelli sociali e culturali. Concepire lo sviluppo economico, tenendo conto anche dei suoi aspetti pi? squisitamente qualitativi, certamente comporta il rischio di fare delle scelte di valore, e quindi di produrre strumenti non del tutto neutrali rispetto a modelli culturali o ideologie politiche diverse. D?altra parte le critiche mosse dagli stessi economisti mostrano come nemmeno la scelta di un indice puramente quantitativo come il PNL, quale misura del ?successo economico? di una determinata societ?, ? del tutto esente da giudizi di valore. Bisogna sottolineare che le preoccupazioni e il dibattito intorno all?argomento sui presunti ?Limiti allo sviluppo economico? nascono probabilmente da una concezione dello sviluppo tipicamente ?occidentale? e storicamente collocabile dopo la rivoluzione industriale. Tuttavia, i problemi posti, da conseguenze sociali indesiderate della crescita, hanno portato molti a chiedersi se l?attuale modello di sviluppo sia compatibile con gli eventuali limiti ambientali del nostro pianeta, cercando di studiare nuovi modelli di sviluppo. Analisi che coinvolgono di conseguenza non solo gli economisti, ma anche sociologi, politici, ecologi, scienziati, a sottolineare la molteplicit? di aspetti caratterizzanti una realt? sistemica. Uno di questi modelli ? lo ?sviluppo sostenibile?, che sottintende la necessit? e la possibilit? di conciliare la crescita economica con miglioramenti di tipo ?qualitativo? e con una gestione pi? responsabile delle risorse. Porre limiti alla crescita della popolazione, degli armamenti, degli sprechi energetici, dell?inquinamento, del tasso di radioattivit? e cos? via, non significa certo voler negare o bloccare lo sviluppo di una societ? moderna e tecnologicamente avanzata, ma garantire che non si crei un circolo vizioso, dove le stesse innovazioni diventino causa di devoluzione. I concetti di sviluppo sostenibile prendono forma alla luce, soprattutto, dello ?scontro? tra gli individui e la realt?, ossia l?uomo e lo stato d?essere dell?economia, dell?ambiente, del contesto sociale mondiale, intesi in una perpetua interazione. Il vero senso dello sviluppo sostenibile consiste quindi nel non superare i limiti dell?ecosistema, rispettando i diritti di tutti gli uomini ad avere un adeguato livello di vita attraverso un uso ridotto, ma pi? efficiente delle risorse. Senza un orientamento di questo genere, l?economia rischia di soffocare se stessa sotto il peso dei costi sociali e ambientali che derivano dal sistema produttivo dei paesi industrializzati (13). Inevitabilmente si sottolinea il ruolo dell?economia di mercato, un sistema economico ammirato da nazioni che percepiscono la necessit? di competere, a livello globale, in un mercato basato sullo sviluppo di nuove conoscenze scientifiche e tecnologiche, la chiave per uscire da uno stato di povert?, per avviare sistemi competitivi di produzione e consumo. E ancora una volta ci si trova a dover far risalire all?economia di mercato alcuni problemi per: l?incapacit? di far rientrare nei costi gli impatti socialmente ed ecologicamente devastanti; l?attuazione di politiche di breve termine, ignorando necessit? e conseguenze future; l?attribuzione di importanza ai soli interessi individualistici e materialistici, in opposizione a quelli della comunit?; la concentrazione di potere e benessere nelle mani di pochi. Ci sono comportamenti di consumo che apparentemente possono ritenersi innocui e inevitabili, soprattutto se considerati dal punto di vista di singoli individui, ma gli effetti cumulativi prodotti da quegli stessi atti possono rivelarsi dannosi e irreversibili. La risposta alle grandi sfide sull?ambiente e lo sviluppo non pu? per? avvenire n? con politiche ambientali di ?facciata?, n? con atteggiamenti ambientalisti radicali; non ? possibile lasciare le cose cos? come sono, ma nemmeno credere che sia sufficiente o possibile un abbandono delle politiche economiche moderne. L?economia di mercato non si ? dimostrata democratica, ma la sfida consiste proprio nel mantenere i vantaggi del capitalismo senza doverne pagare i costi, o meglio farli pagare ad altre persone, generazioni, paesi (14). Mirare a strategie di sviluppo integrate che tengano conto dell?equit? e dei valori ambientali e siano in grado di generare benessere senza degrado o emarginazione sociale. Una trasformazione di valori attuabile se globale. Significa uscire dall?ottica di breve periodo nel modo di concepire il rapporto tra l?uomo e l?ambiente.

Un eccesso di consumi che caratterizza lo stile dei paesi ricchi, provocando danni ambientali e una diminuzione delle risorse necessarie allo sviluppo di altri territori, vanificando i modesti risparmi prodotti dall?aumento dell?efficienza, per esempio, ricorrendo al riciclaggio. Inoltre il consumismo porta anche alla perdita di altri valori, come quelli culturali, diviene una sorta di status simbol, tanto da rendere non sopportabile disoccupazione e redditi bassi in contesti di diffusa ricchezza, che minano la famiglia, la comunit?, generando emarginazione, violenza e crimini. Anche la povert? mal si concilia con la sostenibilit?, che implica un equilibrio tra gli obiettivi dello sviluppo economico, sociale e ambientale. Un modello economico a due velocit?: il Nord e il Sud del Mondo, che deve essere abbandonato, evitando che i paesi emergenti ritengano d?aver pieno diritto a consumare e inquinare esattamente come hanno fatto i paesi ricchi. Cerchiamo di considerare in sintesi alcuni fattori di crisi, evidenziandone la molteplicit? di aspetti, la loro trasversalit? e complessit?, per cercare di capire qual ? il quadro di riferimento, su quali basi si affermano i principi dello sviluppo sostenibile, sollecitando l?intervento partecipato di forze pubbliche e private.

???????????????????? Inquinamento globale di aria, acque e suoli.

???????????????????? Preoccupazione per la distribuzione fra le generazioni dei capitali naturali e di quelli prodotti dall?uomo in un pianeta saturo; perdita di biodiversit?; degrado degli ecosistemi a causa della deforestazione, dell?urbanizzazione, dell?erosione dei suoli; agricoltura intensiva, problemi legati all?approvvigionamento idrico; perdita di diversit? genetica, immissione sul mercato internazionale di materiale genetico e di organismi geneticamente modificati. Globalizzazione dei mercati, dei consumi e delle attivit? produttive.

???????????????????? Aumento del divario tra ricchi e poveri.

???????????????????? Rispondere alla necessit? di alimentare una popolazione mondiale in aumento.

???????????????????? Globalizzazione dei mercati, dei consumi e delle attivit? produttive.

???????????????????? Necessit? di pianificare la gestione dell?ambiente a livello mondiale.

???????????????????? Necessit? di garantire democrazia e partecipazione attraverso l?elaborazione di politiche di gestione delle risorse umane e naturali (16).

Sono modelli di produzione e consumo insostenibili, che superano la soglia della capacit? naturale della Terra di assorbire inquinamento, rifiuti, e fornire risorse, insieme ad una distribuzione non equa dei benefici dell?industrializzazione, soprattutto se paragonata ai relativi costi, dove infatti i vantaggi vanno ad un piccolo gruppo di nazioni ricche, mentre gli svantaggi restano a carico dei paesi pi? poveri, a sensibilizzare la popolazione, per elaborare nuove politiche e strategie di sviluppo. I governi acquistano apparente coscienza dell?impossibilit? di affrontare separatamente i problemi locali e tanto pi? quelli globali che si presentano. Si accorciano quindi le distanze tra il Nord e il Sud del Mondo attraverso l?elaborazione di programmi come Agenda21, Convenzioni e altre forme di cooperazione che si sono rese necessarie. Solo una stretta collaborazione tra sistema politico, mondo della produzione e societ? civile permette un?ampia circolazione di idee, iniziative, determinando nuovi e utili livelli di interazione. Sono necessarie concrete forme di partenariato e collaborazione tra sistema politico, mondo della produzione e societ? civile. La mondializzazione ha reso evidente la necessit? di introdurre strategie comuni per uno sviluppo sostenibile, che metta sullo stesso piano tanto il progresso economico quanto i bisogni sociali e ambientali, in modo equo. Delineare e comprendere la complessit? dei problemi da affrontare non ? sufficiente, bisogna brevemente considerare anche le tendenze che caratterizzano il Nord e il Sud del Mondo. Vi sono infatti casi di sviluppo industriale massiccio e forte tendenza consumistica che caratterizzano i Paesi ricchi ed emergenti, vi sono i rapporti squilibrati tra Nord e Sud, vi ? lo stato d?essere e l?atteggiamento nei confronti della ?crescita? dei Paesi poveri e in via di sviluppo, PVS. Una logica comune caratterizza le potenze mondiali, basata sulla produzione di beni, sul consumo, inteso come accesso illimitato a merci e servizi, un modello esportato in tutto il mondo e che sembra condizionare le aspirazioni sociali ed economiche di gran parte della popolazione globale. Nel quadro asiatico si ritiene cruciale il ruolo della Cina, un potente paese di nuova industrializzazione. Con una popolazione che ? pari ad un quinto degli abitanti della Terra, l?impatto dei consumi cinesi sulle risorse del pianeta ? destinato a divenire drammatico. Un ulteriore problema si determina a causa della posizione di queste realt? emergenti mosse comunque dall?idea che questioni legate all?inquinamento prodotto dai paesi industrializzati non possano danneggiare il loro sviluppo economico interno.

? quello che i PVS chiamano il ?debito ecologico? del Nord.

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A questo si aggiunge che poco pi? di 25 paesi, che rappresentano appena il 20% della popolazione mondiale, attingono dalle risorse di tutto il pianeta (17). Infatti il Sud soffre i danni della moderna societ? dei consumi a livello locale, per il trasferimento di risorse, e a livello internazionale per i problemi generati dalla crescita del Nord. Bisogna temere la velocit? di sviluppo dei paesi emergenti; accanto alla Cina ricordiamo anche i quattro dragoni, dando un?idea dell?entit? dei territori e della popolazione che si sta spingendo verso modelli di sviluppo caratteristici dei paesi industrializzati. ? necessario non limitarsi ad un intervento a valle dei processi industriali, ma ricercare una strategia globale che coinvolga tutti i paesi, puntare ad una prosperit? sostenibile meglio distribuita, occorre avviare i primi passi verso un concreto sviluppo sostenibile. Crediamo sia utile cercare di comprendere ora il significato attribuito ai termini ?sostenibilit?? e ?sviluppo? e quindi sviluppo sostenibile. Per sostenibilit? si vuole intendere la gestione delle risorse in modo che non si superi la soglia oltre la quale non se ne garantisce la riproduzione. Per quanto riguarda le risorse rinnovabili, e la loro capacit? di riprodursi o innovarsi, per quanto concerne quelle esauribili si tratta di ottimizzarne invece lo sfruttamento. Lo sviluppo viene invece associato non solo alla crescita del reddito, ma a tutta una serie di variabili sociali considerate essenziali per potersi parlare di evoluzione, benessere; sono per esempio: istruzione, sanit?, diritti civili e politici, tutela delle minoranze, tutela ambientale. ? il 1987 quando la Word Commission on Environment and Development nel rapporto conclusivo, documento noto come Our Common Future o rapporto Brundtland, dal nome del primo ministro della Norvegia che ha presieduto la commissione di studio, definisce lo sviluppo sostenibile:

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?Lo sviluppo ? sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilit? per le generazioni future di??? soddisfare i propri bisogni.?

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Nonostante la visione antropocentrica questa definizione introduce idee essenziali per poter concepire politiche e strategie di sviluppo sostenibile. Innanzitutto si introduce il principio di equit?. Uno sviluppo equo implica che tutti i paesi devono avere uguale responsabilit? nella gestione delle risorse e implica la necessit? di eliminare le disuguaglianze relative alla distribuzione delle ricchezze, delle risorse. Quest?ultima affermazione porta a considerare due tipologie di equit? sociale: principio dell?equit? intergenerazionale, ovvero assicurare l?integrit? del sistema ambientale nel rispetto dei diritti delle future generazioni; principio dell?equit? intragenerazionale, ovvero parit? di accesso alle risorse, ambientali e non, da parte degli attuali cittadini del mondo, senza distinzioni, tanto a livello locale che internazionale. Inevitabilmente se ne deve dedurre la necessaria introduzione del principio della responsabilit? transfrontaliera, che sottolinea la globalit? dei problemi e l?esigenza di interventi partecipati tra il livello internazionale e quello locale. Si introduce il concetto secondo il quale la sostenibilit? viene raggiunta solo se il flusso di risorse naturali nel sistema produttivo ? riportato a livelli compatibili con l?ambiente. Questi livelli sono determinati dalla capacit? di resistenza degli ecosistemi, dal capitale naturale critico, cio? dal livello minimo necessario alla rinnovabilit? delle risorse, dalla capacit? di carico, ovvero la quantit? d?inquinamento, rifiuti, la pressione che un ecosistema ? in grado di sopportare. Dalla definizione di sviluppo sostenibile si evince un principio che intenda introdurre modalit? di produzione, consumo, sfruttamento che possano servire a migliorare, e non ad abbassare, la qualit? della vita. Introduce una profonda mutazione della percezione del mondo quale riserva illimitata di risorse, trattandosi invece di un patrimonio comune da tutelare, conservando la funzionalit? di risorse vitali per le generazioni future. Invita quindi ad abbandonare un?economia di ?frontiera?, ovvero l?idea di poter sfruttare sempre nuove risorse, nuovi spazi, di credere che l?unico limite allo sviluppo economico sia determinato dalla mancanza di beni prodotti dall?uomo e che l?artificiale possa essere analogo o sostituibile a un bene naturale.

Sviluppo sostenibile significa trovare le forze del cambiamento, per migliorare, accrescere la qualit? della vita, all?interno di una continuit? culturale e ambientale.

La definizione Brundtland sicuramente presenta la caratteristica dell?incertezza, abbracciando ambiti che ne sono segnati: fenomeni ambientali, economici, sociali; e le modalit?, entit? in cui questi contesti possono reciprocamente condizionarsi.

Un?indeterminatezza che pu? legarsi anche all?idea di irreversibilit? con conseguenze rilevanti rispetto alle politiche e alle posizioni assunte.

Vi sono infatti atti che certamente conducono a fenomeni irreversibili, quindi una risorsa sfruttata oltre ogni limite che si estingue, e vi sono comportamenti le cui conseguenze non possono definirsi certe, in contesti globali, complessi. Ne derivano politiche diverse: si pu? decidere di usare, non usare una risorsa; si pu? decidere di usarla secondo i metodi tradizionali o sulla base di nuove esigenze.

Sviluppo sostenibile implica acquisizione di consapevolezza circa la realt? e necessit? di continue analisi e valutazioni.

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*Testo tratto da: Colette Perna, ?Il turismo sostenibile, dalla teoria alla pratica: il caso ?Siena?,

tesi in Turismo e Istituzioni Pubbliche, 2003 ? 2004.

colette.perna@gmail.com

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1 Lester R. Brown, ?Eco-economy: Building an Economy for the Earth?, Editori Riuniti, 2002.

2 Giorgio Ruffolo, ?La qualit? sociale?, Laterza, 1985.

3 Mercedes Bresso, ?Per un?economia ecologica?, Nuova Italia Scientifica, Roma, 1993.

4 Ecologia, dalla fusione di due radici greche: oikos (casa) e logia (discorso), coniato dal biologo tedesco Ernst Haeckel (1834-1919).

5 Ente nazionale per la protezione degli animali; prima associazione protezionistica italiana, come ricorda la lettera scritta nel 1871 con la quale Giuseppe Garibaldi invita il dott. Riboldi a costituire la suddetta associazione, annoverandolo come socio.

6 Club Alpino Italiano; fondato da Sella nel 1863, con lo scopo di conoscere e far conoscere l?ambiente e la natura delle montagne.

7 Touring club ciclistico italiano, fondato da Bertarelli, con Johnson e altri 57 appassionati nel 1894; lontano avo dell?attuale TCI.

8 PRO MONTIBUS ET SYLVIS, associazione nata nel 1898, gi? nel 1906 presieduta dal naturalista Alessandro Ghigi.

9 B. Ward-R.Dubos, ?Una sola terra?, trad. di G.Barb? Bosisio e E.Capriolo, Milano, Mondadori, 1972.

10 Mercedes Bresso, ?Per un?economia ecologica?, Nuova Italia Scientifica, Roma, 1993.

11 Totola Vaccari M.G. (1988), ?Rivedere la gerarchia dei valori-guida: la qualit??, rivista Verdevivo n.15.

12 Giorgio Ruffolo, ?La qualit? sociale. Le vie dello sviluppo?, Editori Laterza, Roma, 1985, p.43-46-47.

Orio Giarini, ?Capitale, ambiente, valore. Dialogo sulla ricchezza e il benessere. Rapporto al Club di Roma sullo sviluppo economico?, Edizioni scientifiche e tecniche Mondadori, Milano, 1981, p.24.

O. Giarini, H. Louberg?, ?La delusione tecnologica. I rendimenti decrescenti della tecnologia e la crisi della crescita economica?, Edizioni scientifiche e tecniche Mondadori, Milano, 1978, p.115.

13 Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra.

14 A cura degli Amici delle Terra, ?Condividere il mondo: equit? e sviluppo sostenibile nel ventunesimo secolo?, Edizione Ambiente, Milano, 1999, p.7.

16 Elaborazione di Michael Carley, Presidente del Comitato Esecutivo del Programma Societ? Sostenibili della Federazione Internazionale degli Amici della Terra e membro del Comitato Direttivo della Campagna Europa Sostenibile. Professore di Pianificazione? Urbanistica, Universit? Heriot-Watt, Edimburgo.

17 A cura degli Amici delle Terra, ?Condividere il mondo: equit? e sviluppo sostenibile nel ventunesimo secolo?, Edizione Ambiente, Milano, 1999, p.35.

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