Il 2026 si apre con un nuovo aggiornamento degli assegni pensionistici legato alla perequazione automatica (meccanismo di tutela del potere d’acquisto). Il riferimento tecnico è il decreto interministeriale 19 novembre 2025 del MEF, che ha definito i parametri di perequazione per il biennio 2025-2026, e le conseguenti operazioni di rinnovo effettuate dall’INPS per tutte le prestazioni pensionistiche e assistenziali. Per approfondimenti sul nuovo diritto del lavoro, abbiamo organizzato il corso di formazione Corso avanzato di diritto del lavoro -Il lavoro che cambia: gestire conflitti, contratti e trasformazioni.
Indice
- 1. Il quadro 2026: adeguamento all’inflazione e rinnovo degli importi INPS
- 2. Perequazione a scaglioni: chi aumenta di più e perché
- 3. Pensione minima 2026: nuovo valore e maggiorazione aggiuntiva
- 4. Date di pagamento pensioni 2026: calendario di gennaio e regole pratiche
- 5. Come controllare aumento, trattenute e conguagli: la “checklist” del cedolino
- 6. Come andare in pensione nel 2026: opzioni disponibili e canali chiusi
- 7. Scadenze 2026 collegate a pensioni e prestazioni: cosa segnare in agenda
- 8. FAQ Pensioni 2026 (domande frequenti, risposte operative)
- Formazione per professionisti
- Vuoi ricevere aggiornamenti costanti?
1. Il quadro 2026: adeguamento all’inflazione e rinnovo degli importi INPS
Per comprendere il passaggio tra 2025 e 2026 bisogna distinguere due momenti:
- Dal 1° gennaio 2025 la variazione per la perequazione (calcolata sull’anno 2024) è stata pari a +0,8%, confermando quanto già applicato in via provvisoria: per questo motivo nel 2025 non è previsto alcun conguaglio. Il trattamento minimo nel 2025 resta fissato a 603,40 euro mensili.
- Dal 1° gennaio 2026, invece, si applica un incremento provvisorio dell’1,4%, finalizzato a compensare l’inflazione maturata nel 2025. Come sempre, la percentuale è definita “provvisoria” perché il valore definitivo sarà consolidato successivamente e potrà comportare eventuali conguagli.
La cornice tecnica è riassunta anche nella circolare INPS 19 dicembre 2025, n. 153, che indica i valori provvisori 2026 (in particolare del trattamento minimo) e ribadisce un punto spesso trascurato: il trattamento minimo non è solo un importo di pensione, ma anche un parametro per determinare soglie e limiti di accesso ad alcune prestazioni collegate al reddito.
2. Perequazione a scaglioni: chi aumenta di più e perché
Con la rivalutazione provvisoria del +1,4%, il trattamento minimo 2026 si colloca a 611,85 euro mensili (circa 7.954 euro annui). Questo valore è centrale perché la perequazione non si applica in modo uniforme a tutte le pensioni: opera infatti secondo un sistema a scaglioni.
In sintesi:
- la rivalutazione del +1,4% è piena per gli assegni fino a quattro volte il minimo;
- diventa ridotta per gli importi superiori.
Dato che il minimo 2026 è pari a 611,85 euro, la rivalutazione piena vale (a grandi linee) fino a pensioni mensili pari a 2.413,60 euro (4×611,85). Oltre questa soglia, l’adeguamento è parziale.
Quanto aumenta concretamente una pensione nel 2026?
Il beneficio non è “uguale per tutti” e, a parità di percentuale teorica, dipende dalla fascia e dal trattamento complessivo. Una lettura utile (anche in termini divulgativi) è questa:
- su assegni medio-bassi l’incremento è proporzionalmente più “lineare”;
- sulle pensioni più alte l’aumento è calmierato dai meccanismi di riduzione della percentuale di rivalutazione sulle fasce eccedenti.
Secondo stime circolate su analisi di settore (riprese anche da associazioni consumeristiche), l’aumento lordo può arrivare fino a circa 45 euro mensili sui livelli più elevati, mentre su pensioni intorno a 1.000-1.500 euro si parla di incrementi più contenuti ma comunque percepibili già da gennaio. Naturalmente si tratta sempre di importi lordi: il netto effettivo dipende da IRPEF, addizionali e detrazioni.
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3. Pensione minima 2026: nuovo valore e maggiorazione aggiuntiva
Uno dei dati più cercati riguarda la pensione minima (detta anche “trattamento minimo”), perché serve sia come importo base per alcuni assegni sia come parametro per molte soglie legate a prestazioni e agevolazioni.
Con la rivalutazione dell’1,4%, nel 2026 il trattamento minimo sale a:
- 611,85 euro mensili
- circa 7.954 euro annui
A questo si aggiunge un elemento molto importante per chi prende importi minimi: nel 2026 è prevista una maggiorazione specifica che porta l’importo effettivo indicativamente a circa 619,69 euro mensili.
In termini pratici, questa maggiorazione viene spesso sintetizzata come un aumento aggiuntivo “vicino ai 20 euro”, rivolto ai trattamenti più bassi.
Consiglio pratico: se prendi una pensione minima o vicina al minimo, controlla che sul cedolino compaiano sia la rivalutazione ordinaria sia l’eventuale maggiorazione.
4. Date di pagamento pensioni 2026: calendario di gennaio e regole pratiche
Sul fronte operativo, il 2026 parte con un calendario di pagamento “speciale” per effetto delle festività: gennaio è il mese più delicato perché l’accredito non sempre cade il primo giorno utile.
Regola 2026 (gennaio):
- per il solo mese di gennaio, il pagamento coincide con il secondo giorno bancabile;
- questo comporta che gli importi risultino disponibili:
- dal 3 gennaio 2026 per chi riscuote presso Poste Italiane;
- dal 5 gennaio 2026 per chi riceve l’accredito tramite istituti bancari.
Riscossione in contanti alle Poste: turnazione per cognome (gennaio 2026)
Per chi ritira la pensione in contanti agli sportelli postali, la distribuzione segue una turnazione alfabetica. A gennaio 2026, il calendario indicato è:
- 3 gennaio: cognomi A – B
- 4 gennaio: C – D
- 5 gennaio: E – K
- 7 gennaio: L – P
- 8 gennaio: Q – Z
Suggerimento operativo: per verificare nel dettaglio come è composto l’assegno (quota rivalutazione, trattenute fiscali, conguagli) è fondamentale consultare il cedolino pensione nell’area personale INPS.
5. Come controllare aumento, trattenute e conguagli: la “checklist” del cedolino
Molti pensionati vedono l’importo diverso e non capiscono se è un aumento reale oppure l’effetto di trattenute fiscali, addizionali o conguagli. Il modo più semplice per capire è consultare il cedolino pensione nell’area personale.
Cosa verificare nel cedolino:
- Importo lordo (prima delle tasse)
- Quota rivalutazione (aumento 2026)
- Trattenute IRPEF e addizionali regionali/comunali
- Eventuali conguagli (a debito o a credito)
- Prestazioni accessorie o maggiorazioni
Consiglio pratico: se il netto non aumenta “come previsto”, spesso la causa è fiscale (IRPEF, addizionali) o legata a conguagli.
6. Come andare in pensione nel 2026: opzioni disponibili e canali chiusi
Oltre agli importi, nel 2026 contano molto le regole di uscita dal lavoro: alcune misure vengono eliminate, altre restano, e i canali ordinari restano sostanzialmente stabili.
6.1 Pensione di vecchiaia (regime ordinario)
Nel 2026 non cambiano i requisiti ordinari:
- 67 anni di età
- almeno 20 anni di contributi
6.2 Pensione anticipata ordinaria
Restano invariati anche i requisiti di pensione anticipata ordinaria:
- 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini
- 41 anni e 10 mesi per le donne
- con finestra mobile di 3 mesi, in entrambi i casi
- indipendentemente dall’età anagrafica
6.3 Ape sociale (confermata, ma con requisiti più severi)
Per il 2026 rimane l’Ape sociale, cioè una forma di sostegno-ponte fino alla maturazione della vecchiaia. Tuttavia, la misura viene diventa più selettiva:
- età minima: 63 anni e 5 mesi
- importo massimo: 1.500 euro lordi mensili
- contribuzione richiesta variabile in base alla categoria:
- almeno 30 anni (disoccupati, caregiver, invalidi ≥74%)
- almeno 32 anni (es. edili, ceramisti)
- fino a 36 anni per altre categorie di lavori usuranti
6.4 Misure non più disponibili: Quota 103 e Opzione Donna
Nel 2026 si registra una stretta sugli strumenti di anticipo:
- Quota 103 viene abolita (era sperimentale dal 2023: 62 anni + 41 contributi con ricalcolo contributivo);
- viene meno anche Opzione Donna, che consentiva alle lavoratrici l’uscita anticipata con ricalcolo contributivo.
7. Scadenze 2026 collegate a pensioni e prestazioni: cosa segnare in agenda
Molte prestazioni non dipendono solo dalla pensione ma anche da reddito e ISEE. Ecco le principali date operative:
- Dal 1° gennaio 2026
- scatta rivalutazione +1,4%
- trattamento minimo sale a 611,85 euro
- Gennaio 2026
- pagamento pensioni: 3 gennaio Poste / 5 gennaio banche
- turnazione contanti Poste fino all’8 gennaio
- ISEE/DSU 2026
- aggiornare l’ISEE è decisivo per prestazioni collegate
- attenzione al termine pratico del 28 febbraio 2026 per evitare riduzioni o sospensioni di benefici collegati
In più, nel 2026 può incidere una novità sul calcolo ISEE relativa alla prima casa, che in alcuni casi non viene conteggiata nel patrimonio fino a un certo valore catastale. Questo può migliorare il valore ISEE per molte famiglie.
Consiglio pratico: chi riceve bonus o integrazioni legate all’ISEE dovrebbe rifare l’ISEE il prima possibile, senza aspettare fine febbraio.
8. FAQ Pensioni 2026 (domande frequenti, risposte operative)
1. Di quanto aumentano le pensioni nel 2026?
- L’aumento base è la rivalutazione provvisoria dell’1,4% dal 1° gennaio 2026. Tuttavia l’incremento non è identico per tutti perché la perequazione opera a scaglioni: è piena fino a quattro volte il minimo e ridotta oltre.
2. Quanto vale la pensione minima nel 2026?
- Il trattamento minimo (base perequazione) sale a 611,85 euro mensili. Per le pensioni minime, c’è una maggiorazione specifica che porta l’importo effettivo a circa 619,69 euro.
3. Quando pagano le pensioni a gennaio 2026?
- Per gennaio 2026 il pagamento cade sul secondo giorno bancabile: disponibilità dal 3 gennaio presso Poste e dal 5 gennaio in banca. Il ritiro in contanti segue la turnazione alfabetica fino all’8 gennaio.
4. Come verifico l’aumento nel mio caso?
- La via più rapida è consultare il cedolino pensione nell’area personale INPS: lì si vedono rivalutazione, trattenute fiscali, eventuali ricalcoli e voci accessorie.
5. Nel 2026 posso andare in pensione con Quota 103?
- No, Quota 103 non è più disponibile nel 2026.
6. Opzione Donna esiste ancora nel 2026?
- No: risulta uscita dal perimetro delle misure di anticipo nel 2026.
7. Quali canali restano sicuri nel 2026?
- Restano i canali ordinari:
–vecchiaia (67 anni + 20 contributi)
–anticipata ordinaria (42 anni e 10 mesi uomini; 41 anni e 10 mesi donne + finestra 3 mesi)
Resta anche Ape sociale, ma con requisiti aggiornati (63 anni e 5 mesi, contributi variabili).
8. Ci saranno conguagli sulla rivalutazione?
- Possibile: l’1,4% è provvisorio, in attesa della definizione del dato definitivo. Eventuali conguagli seguono la logica ordinaria di assestamento.
9. Cosa cambia dal 2027?
- Dal 2027 potrebbe scattare l’adeguamento legato all’incremento della speranza di vita: la vecchiaia potrebbe salire a 67 anni e 1 mese, con incremento anche sui requisiti contributivi per l’anticipata.
Formazione per professionisti
Corso avanzato di diritto del lavoro -Il lavoro che cambia: gestire conflitti, contratti e trasformazioni
Il corso intende esaminare, con taglio operativo, le principali novità e criticità nella gestione del rapporto di lavoro privato. Norme, tecnologie e organizzazione del lavoro stanno cambiando: questo percorso aiuta a orientarsi tra i principali temi critici, offrendo strumenti concreti per affrontare le scelte contrattuali, organizzative e gestionali in ambito giuslavoristico.
Un ciclo di quattro incontri con casi pratici, prassi applicative e risposte operative:
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Il corso è pensato per offrire un supporto ai professionisti che si occupano di diritto del lavoro, con attenzione alle ricadute pratiche delle scelte contrattuali e gestionali, con un approccio concreto e orientato alla pratica professionale quotidiana.
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