Partecipazione dei Comuni nel contrasto all'evasione fiscale
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Partecipazione dei Comuni alla lotta all’evasione: le molte ragioni di un’assenza fragorosa

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Partecipazione dei Comuni alla lotta all’evasione: le molte ragioni di un’assenza fragorosa

In tempi di risorse scarseggianti, la possibilità che i Comuni hanno, di incrementare le entrate attraverso la partecipazione al contrasto all’evasione, fornendo la propria collaborazione, precipuamente all’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza, dovrebbe costituire una risorsa da coltivare. In realtà i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate, in sede di liquidazione dei contributi spettanti ai Comuni che hanno fornito elementi utili a far emergere casi di evasione di tributi, evidenziano una scarsissima partecipazione.
Considerato che le minori disponibilità di spesa per il Comune si traducono necessariamente in minori servizi o servizi piu’ cari per i cittadini, vale la pena di riflettere sulle cause di questa opportunità mancata, per le valutazioni che ciascuno di noi può fare, rispetto al proprio comune, in quanto cittadino e soprattutto elettore.

Il quadro normativo di riferimento

Il decreto legge 203/2005 (convertito con modifiche nella legge 248/05), all’art. 1, al fine di potenziare l’azione di contrasto all’evasione fiscale, ha stabilito di incentivare la collaborazione dei Comuni all’accertamento fiscale, assegnando loro una quota delle maggiori somme riscosse grazie al loro intervento.
Anche per le Regioni, con l’art. 9, c.2 del decreto legislativo 68/2011, e’ stata prevista l’attribuzione di una quota del gettito riferibile al concorso delle stesse nelle attività di recupero fiscale in materia di IVA; per le Province, con l’art. 10 del decreto legislativo 149/2011, è stata prevista l’attribuzione di una quota delle maggiori somme riscosse, riferite a tributi statali, grazie al contribuito all’accertamento da esse fornito.
Giova subito precisare che gli interventi , in materia di contrasto all’evasione, da parte degli Enti territoriali, non costituiscono attività realizzabile a discrezione, in adiuvo delle azioni degli organi statali (agenzia delle entrate, Guardia di Finanza, Inps) ma deriva da una loro competenza specifica, cui le norme sopra richiamate hanno collegato un beneficio economico.
Infatti la Legge n. 42/2009 sul federalismo fiscale, all’art. 26, ha attribuito a Regioni, Province autonome e Comuni nuove competenze nell’azione di contrasto all’evasione fiscale dei tributi erariali, regionali e degli enti locali, prevedendo l’adozione di forme di reciproca integrazione delle basi informative, tra esse e lo Stato, nonché di diretta collaborazione volta a fornire dati ed elementi utili ai fini dell’accertamento dei tributi. Sempre in questa legge, poi, al p. b)del medesimo art. 26, si prevede l’adozione di adeguate forme premiali per le regioni e gli enti locali che abbiano ottenuto risultati positivi in termini di maggior gettito derivante dall’azione di contrasto dell’evasione e dell’elusione fiscale.
Conferma la doverosità dell’intervento degli enti territoriali in siffatta materia, il decreto legge 31/5/2010, n. 78, convertito in legge 30.7.2010, n. 122, con cui è stato fatto obbligo ai Comuni di istituire, laddove non vi abbiano già provveduto, il Consiglio Tributario, con il compito primario di deliberare in ordine alle forme di collaborazione con l’Agenzia del territorio; viene modificato l’art. 44 del D.P.R. 600/73 – Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi- , stabilendo l’obbligo per l’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione dei Comuni le dichiarazioni dei redditi dei residenti, per eventuali comunicazioni da parte degli stessi di elementi utili a determinare il reddito complessivo.
Con il D.L. 138/2011, art. 1, c.12 bis, la quota da attribuire ai Comuni è stata elevata al 100% del maggior gettito riscosso; con il D.L. 192/2014, art. 10, comma 12 duodecies, , tale quota è stata mantenuta anche per gli anni successivi sino al 2017 e attualmente è prevista sino al 2019 (decreto legge 193/2016, art. 4, c. 8 bis).
In tempi di risorse scarse, sembrerebbe questa una voce di entrate extra destinata a diventare rilevante per gli Enti territoriali, con cio’ conseguendo il doppio risultato di contribuire a stanare i “furbetti” e di poter disporre di risorse da destinare a iniziative utili alla collettività oppure a disporre di maggiori risorse per le categorie piu’ deboli.
E invece non è così.

I dati della scarsa partecipazione comunale

L’ufficio Studi della CGIA di Mestre, in un documento pubblicato il 6.10.2018 (1), ha evidenziato che solo il 5% dei Comuni collabora con il fisco nella lotta all’evasione, specificando che si tratta di 435 su 7978 Comuni presenti lo scorso anno.
La relazione del Direttore dell’Agenzia delle Entrate, in audizione alla Camera dei Deputati, VI Commissione Finanze, il 5 aprile 2017 (2), sulle tematiche relative al contrasto all’evasione fiscale, non parla dell’apporto degli enti territoriali.
Da anni i tagli dei trasferimenti agli enti locali hanno costretto tali Enti a interventi di riorganizzazione, cercando di ridurre i costi attraverso la gestione in forma associata di alcune funzioni; anche piu’ direttamente, si son visti costretti a ridurre gli stanziamenti per i vari servizi se non addirittura a tagliarli e/o a rivederne in aumento le tariffe. Stando così le cose, com’e che questa via per aumentare le loro entrate, in una con l’adempimento di un loro dovere, non è perseguita?
La domanda si pone legittima per tutti coloro che pagano regolarmente le tasse e cio’ nonostante hanno subito e subiscono l’aumento delle tariffe dei servizi (cura e assistenza agli anziani, asili nido per i bimbi di genitori che lavorano ecc.) quando non anche la loro eliminazione, che li costringe a ricercarli nel “privato” con un ulteriore salasso.
Eppure il tema non risulta avere trovato approfondimenti, e nemmeno indignazioni; documenti come quello della CGIA di Mestre sopra richiamato, sembrano rimbalzare su muri di gomma.
Qualche sporadico commento in materia, giustifica questo risultato per lo piu’ come dovuto alla mancanza di risorse da parte dei Comuni da dedicare a quest’attività.
Eppure, l’argomento dovrebbe interessare ai piu’, e per questa maggioranza silenziosa, che fa il proprio dovere e china il capo di fronte a cio’ che non capisce, vediamo quali potrebbero essere le risposte.
Innanzitutto, il lettore potrà trovare interessante, per restare sul concreto, verificare quanto il proprio Comune di residenza ha conseguito da quest’attività.
Sul sito dell’Agenzia delle entrate si trovano le tabelle che indicano le quote di erogazioni disposte a favore dei Comuni per il contributo alla lotta all’evasione. Per una rapida visione di alcuni dati, potranno essere visionate le tabelle relative agli anni 2015-2016-2017 (3)(4)(5): l’elenco è per Regione (in ordine alfabetico) e all’interno di questa per Comune (in ordine alfabetico); se il nome di un Comune non compare, significa che esso non ha fornito alcun utile contributo.

Le possibili ragioni dell’assenza Comunale

Tornando alla domanda posta sopra, vediamo alcune possibili risposte e verifichiamo la consistenza delle stesse.
a) Non abbiamo professionalità adeguate per questa attività.
E’ la tipica risposta che indica l’ incapacità di cogliere le opportunità’, per lo piu’ con l’alibi della mancanza di persone che siano in grado di fare il lavoro. Per coloro che dovessero riconoscersi in questa casistica, si segnala, come spunto, un lavoro egregio, facilmente reperibile sul web, realizzato da Agenzia delle entrate- Direzione Regionale Lombardia e da ANCI Lombardia, 2011, II edizione (3). Nel manuale, dal titolo “Partecipazione dei Comuni al contrasto dell’evasione fiscale e all’accertamento. Metodologie di controllo”, si possono trovare, tra l’altro, dettagliate indicazioni circa l’organizzazione e la gestione delle banche dati e sulle metodologie di controlli.
b) Non c’è personale da adibire a quest’attività aggiuntiva.
L’esperienza insegna che margini di razionalizzazione e di efficientamento esistono sempre; in quest’ottica si può operare rivedendo l’organizzazione e l’attività delle strutture operative, anche semplificando e sburocratizzando i procedimenti. Si può poi rivedere, in sede di contrattazione integrativa, l’utilizzo degli istituti contrattuali premianti, per sfruttarne al meglio le potenzialità, facendo convergere una parte delle risorse all’impegno aggiuntivo profuso per l’attività in questione. Occorrerebbe poi attivarsi, attraverso gli organismi rappresentativi degli Enti Locali, per verificare la possibilità di destinare una parte dei proventi all’assunzione di personale a tempo determinato, come previsto per l’utilizzazione di quote di proventi derivanti dalle violazioni al codice della strada ( art. 142, c.12 bis e art. 208, c. 5bis, del decreto legislativo 285/92 come modificato dalla legge 120/2010), oppure destinare una parte dei proventi per incentivare il personale, come era previsto per gli incentivi da recupero I.C.I. (ma non da I.M.U., la tassa che ha sostituito l’I.C.I.). E’ ben vero che circa il 70% dei Comuni ha meno di 5000 abitanti (7), e quindi con un organico limitato, ma si possono unire le forze con altri piccoli Comuni o unendosi a Comuni piu’ grandi.
c) Volontà di non creare danni nel tessuto economico locale.
In questi tempi di crisi, l’avvio di un indagine del fisco potrebbe comportare, per gli imprenditori e lavoratori autonomi, che gli stessi decidano di ritirarsi, a fronte dei ridotti guadagni, rendendo ancora piu’ scarse le capacità occupazionali del territorio e ampliando la sfera di coloro che potrebbero doversi rivolgere al Comune per avere un aiuto economico. Se così fosse, per assurdo, la crisi diventerebbe paravento e ragione d’ impunità, e il mancato intervento antievasione del Comune assurgerebbe alla funzione di misura economica di sostegno alle imprese.
d) Imbarazzo nel perseguire i propri elettori.
Certamente non può dirsi facile la posizione degli organi di governo dell’Ente Locale, cui la norma impone di perseguire i propri potenziali elettori, in forza delle informazioni di cui essi dispongono, derivanti dalla loro attività istituzionale e anche, spesso, per conoscenza diretta e profonda del territorio e dei suoi abitanti. Ne consegue che il compito addossato dalle leggi statali viene ad avere, o viene ad essere sentito, piu’ o meno coscientemente, come una delazione, quando non addirittura come una guerra fratricida. Meglio sarebbe se i nominativi delle persone su cui indagare venissero forniti direttamente dall’Agenzia delle entrate, o dalla Guardia di Finanza, con indicazione specifica delle voci di beni, di entrate, ecc. su cui indagare, e non invece, che siano i Comuni a indicare a questi enti i soggetti che probabilmente hanno sottratto qualcosa alle legittime pretese del fisco.
e) Indifferenza verso una misura non condivisa.
Il coinvolgimento nella lotta all’evasione è avvertito come il consueto polverone che nasconde la mancanza di volontà/capacità dello Stato di aggredire i grandi evasori e che lo porta ad accanirsi sui piccoli. Perché l’evasione vera, quella delle grandi cifre, capaci di risanare il bilancio dello Stato, non deriva dal singolo cittadino o dal piccolo imprenditore, ma dalle multinazionali, dai miliardari che preferiscono l’alta finanza alle fatiche della gestione delle imprese, le élite economiche e politiche del mondo, che sono in grado di nascondere le loro ricchezze nei paradisi fiscali sparsi per il mondo.

Riflessione conclusiva

A fronte di tutte queste possibili risposte, certamente, in fondo a tutto, c’è l’Italica incapacità della gente Italiana di vedere nell’evasione un male sociale, un morbo che si espande in tutti i settori della vita sociale; non si è in grado di capire che una quota di risorse sottratte al fisco può diventare la base per accedere ingiustificatamente a un’esenzione del ticket sanitario, ottenere una borsa di studio per l’università o per un programma di studio all’estero, godere dell’assegno per il terzo figlio, passare avanti nella lista per le case popolari e così via e, a breve, la condizione per avere accesso, in tutto o in parte, al reddito di cittadinanza.

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(1) www.cgiamestre.com/
(2) www.agenziaentrate.gov.it/audizione?…+2017/…audizione…05…2017
(3) http://dait.interno.gov.it/finanza-locale/notizie/comunicato-del-12-settembre-2018
(4) http://dait.interno.gov.it/finanza-locale/notizie/comunicato-del-14-settembre-2017
(5) http://dait.interno.gov.it/finanza-locale/notizie/comunicato-del-12-settembre-2016
(6) www.anci.lombardia.it/documenti/VADEMECUM_ottobre_v1_3.1.pdf
(7) www.comuniverso.it

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