Mediazione quale condizione di procedibilità della domanda

di Giuggioli Sara, Avv.
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L’esperimento della mediazione è condizione di procedibilità, e non di proponibilità, della domanda giudiziale (Cass., Sez. III Civile, ordinanza 22 febbraio – 13 aprile 2017, n. 9557).

Abbiamo più volte evidenziato l’obbligatorietà ex lege della mediazione in alcune determinate materie, quali condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante da responsabilità medica e sanitaria, risarcimento del danno derivante da diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, bancari e finanziari (art. 5, D.lgs 28/2010).
Secondo la lettera della legge, in buona sostanza, prima di poter ricorrere ad un Giudice occorre obbligatoriamente presentare domanda di mediazione e tentare di risolvere “personalmente” la controversia mediante un accordo concordato.

Cosa accade allora se non è stata esperita preliminarmente la procedura di mediazione?
Con l’ordinanza in commento la Corte di Cassazione ci fornisce la risposta, confermando peraltro un orientamento ormai consolidato secondo il quale, per le materie obbligatorie di cui all’art. 5 del D.lgs. 28/2010, la mediazione rappresenta condizione di procedibilità, e non di proponibilità, della domanda giudiziale. Con la conseguenza che qualora la mediazione sia stata avviata, ma non sia conclusa ovvero non sia stata esperita, il Giudice dovrà assegnare un termine per l’avvio e/o il completamento della procedura e rinviare la causa alla successiva udienza, rimanendo ferme le eventuali decadenze e preclusioni già verificatesi.
Il giudizio, pertanto, rimarrà pendente ed efficace, mentre l’attività processuale subirà solo un differimento in attesa che si concluda la procedura di mediazione.
L’udienza normalmente è rinviata dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 6 D.Lgs 28/10 (3 mesi circa).

La decisione della Suprema Corte trae origine da una opposizione a decreto ingiuntivo in materia locatizia.
Il Tribunale di Roma aveva rigettato l’opposizione proposta dalla locatrice sulla base della documentazione probatoria depositata (tardivamente) dalle conduttrici opposte che eccepivano, tra l’altro, l’improcedibilità della domanda per il mancato esperimento della mediazione obbligatoria, conclusasi poi con esito negativo.
La Corte di Appello di Roma accoglieva l’impugnazione proposta dalla locatrice -fondata principalmente sulla tardiva costituzione nel procedimento locatizio delle conduttrici opposte e conseguente tardiva produzione documentale- e riformava parzialmente la sentenza del tribunale, revocando il decreto ingiuntivo opposto.
Osservava la Corte di Appello che “laddove la domanda giudiziale sia proposta in mancanza del previo esperimento del procedimento di mediazione ed il convenuto proponga la relativa eccezione, si determina un semplice differimento delle attività da svolgersi nel giudizio già pendente, ma non la nullità di quelle fino a quel momento svolte, e restano pertanto ferme le decadenze già verificatesi”.
Avverso la sentenza di Appello ricorreva per Cassazione la parte conduttrice opposta assumendo che “l’improcedibilità della domanda giudiziale prima dell’esperimento del procedimento di mediazione comporterebbe che le preclusioni processuali non potrebbero maturare fino a che tale procedimento non venga svolto in concreto”.
L’ordinanza n. 9557 della Corte di Cassazione, recependo e condividendo le motivazioni già espresse dalla Corte d’Appello di Roma, ha evidenziato che ‘Se il legislatore avesse inteso stabilire l’inefficacia delle attività processuali svolte in mancanza del previo procedimento di mediazione sarebbe stata prevista la semplice dichiarazione di improcedibilità della domanda e la chiusura del giudizio instaurato senza previo ricorso al tentativo di mediazione, con la necessità di instaurarne uno nuovo, ovvero la rinnovazione degli atti processuali già espletati’.
Il principio espresso dalla Suprema Corte trova il proprio fondamento, dunque, partendo dal dato normativo contenuto nell’art.5, comma 1bis, del d.lgs. 28/2010, con il quale è stabilito espressamente che “(…). L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale” e, in particolare, che l’improcedibilità debba essere esperita dal convenuto, a pena di decadenza, o rilevata d’ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza, mentre le attività processuali già svolte rimangono valide ed efficaci e le eventuali preclusioni e/o decadenze già maturate restano ferme nel corso del successivo svolgimento del giudizio.

Ne consegue ulteriormente che qualora anche il termine di 15 gg non sia stato rispettato, nel senso che le parti non abbiano proceduto entro il termine suddetto a presentare domanda di mediazione, il Giudice emetterà una sentenza di puro rito dichiarando l’improcedibilità della domanda e disponendo, con ogni probabilità, la condanna alle spese processuali a carico della parte onerata dell’avvio della mediazione.
La chiusura anticipata del processo preclude la possibilità di affrontare nel merito la controversia oggetto della domanda.

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ANDREA SIROTTI GAUDENZI Avvocato e docente universitario. Svolge attività di insegnamento presso Atenei e centri di formazione. È responsabile scientifico di vari enti, tra cui l’Istituto nazionale per la formazione continua di Roma e ADISI di Lugano. Direttore di collane e trattati giuridici, è autore di numerosi volumi, tra cui “Manuale pratico dei marchi e brevetti”, “Trattato pratico del risarcimento del danno”, “Codice della proprietà industriale”. Magistrato sportivo, attualmente è presidente della Corte d’appello federale della Federazione Ginnastica d’Italia. I suoi articoli vengono pubblicati da diverse testate e collabora stabilmente con “Guida al Diritto” del Sole 24 Ore.

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Giuggioli Sara

"Laureata in giurisprudenza all'Università "La Sapienza" di Roma, dove svolge la pratica forense, conseguendo l'abilitazione di Avvocato. Nel 2007 si trasferisce a Milano, dove ha inizio il percorso formativo e lavorativo più significativo. Approfondisce la materia del diritto di famiglia e minorile (civile e penale), consolidando le proprie competenze soprattutto nell’ambito della gestione dei conflitti familiari: percorso che la porterà a conseguire l’abilitazione professionale di mediatrice familiare e di coordinatore genitoriale. Collabora come mediatore civile e commerciale per DPL Mediazione&Co e, sempre per lo stesso Organismo, come redattrice per Diritto.it. Si occupa anche di contenziosi tra consumatori e operatori di telefonia, assumendo la difesa degli utenti nell’ambito delle procedure di risoluzione delle controversie con gli operatori di comunicazioni elettroniche, disciplinate dalla normativa AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni). E’ abilitata a conciliare controversie in materia di procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie tra clienti o utenti finali operatori o gestori nei settori regolati dall'Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA)


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