Le nuove depenalizzazioni previste dal Governo

Le nuove depenalizzazioni previste dal Governo

di Redazione

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Il 13 novembre 2015 il Consiglio dei ministri ha approvato preliminarmente un decreto legislativo recante disposizione in materia di depenalizzazione a norma dell’articolo 2, comma 2, della legge 28 aprile 2014, n. 67. L’obiettivo del provvedimento è quello di trasformare alcuni reati di lieve entità in illeciti amministrativi per rendere più effettiva la sanzione e deflazionare il sistema processuale penale. 

Meglio dunque, nell’idea del Governo, una sanzione certa in tempi rapidi che la minaccia di un processo penale lungo e costoso.

Come si apprende dal sito del Governo, il criterio base è la depenalizzazione dei reati per i quali è prevista la sola pena della multa o dell’ammenda previsti al di fuori del codice penale e una serie di reati presenti invece nel codice penale (c.d. depenalizzazione cieca).

Restano dentro il sistema penale ed esclusi dal provvedimento i reati in materia di:

  • edilizia e urbanistica;
  • ambiente, territorio e paesaggio;
  • alimenti e bevande;
  • salute e sicurezza nei luoghi di lavoro;
  • sicurezza pubblica;
  • giochi d’azzardo e scommesse;
  • armi ed esplosivi;
  •  elezioni;
  • finanziamento ai partiti;
  • proprietà intellettuale e industriale.

 

Esclusi dalla depenalizzazione i reati di:  

  • immigrazione clandestina;
  • disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone;
  • in materia di stupefacenti: la violazione delle prescrizioni impartite con l’autorizzazione alla coltivazione delle piante da cui si estraggono sostanze stupefacenti.

Le cornici edittali previste sono:

  • sanzione amministrativa da 5.000 a 15.000 euro per le contravvenzioni punite con l’arresto fino a sei mesi,
  • da 5.000 a 30.000 euro per le contravvenzioni punite con l’arresto fino a un anno;
  • da 10.000 a 50.000 per i delitti e le contravvenzioni puniti con un pena detentiva superiore ad un anno.

Il provvedimento passerà ora all’esame delle competenti commissioni parlamentari per approdare nuovamente al Consiglio dei ministri per la definitiva approvazione.

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