La translatio judicii dalla giurisdizione civile a quella contabile.

La translatio judicii dalla giurisdizione civile a quella contabile.

Motolese Luisa

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La translatio iudicii è il trasferimento del  procedimento da un ufficio giudiziario  ad un altro a seguito  di un provvedimento del giudice preventivamente adito che declini la propria  competenza giurisdizionale  a seguito dell’ accoglimento di un’ eccezione di difetto di giurisdizione ai sensi degli artt. 37, 38 ovvero a seguito del verificarsi di fenomeni giuridici quali quelli di cui agli artt.34,35,36,e 40del codice di procedura civile. [1]

La translatio iudicii era prevista dal codice di rito ( art.42-50) ma era limitata alla sola competenza  e non anche alla giurisdizione  per la quale vigeva al contrario il principio della intrasferibilità fra le diverse giurisdizioni.

Già prima della entrata in vigore della legge n.69 del 18 giugno  2009 che ha introdotto sostanziali modifiche  nella materia  era stata la Corte di Cassazione  a prevedere la translatio, nella fattispecie dal giudizio civile  a quello contabile con le ordinanze n.4109/07 e n.7446/2008 “ per consentire al processo, iniziato erroneamente davanti ad un giudice che difetti della giurisdizione indicata  di poter continuare – così come è iniziato – davanti al giudice effettivamente dotato di giurisdizione, onde dar luogo ad una pronuncia di merito che concluda la controversia processuale, comunque iniziata, e realizzi pertanto in modo più sollecito ed efficiente il servizio di giustizia, di rilevanza costituzionale .”

Anche  la Corte Costituzionale si è posta sulla stessa linea affermando la possibilità di trasferire al giudice effettivamente dotato di giurisdizione la causa promossa dinanzi al giudice privo della medesima. Nella sentenza n.77/2007 viene altresì rappresentata la necessità di uno specifico intervento parlamentare al fine di regolamentare le modalità della translatio perché mancando una specifica normativa al riguardo  ai giudici viene demandato di valutare la trasmigrabilità  processuale mediante strumenti  ermeneutici costituzionalmente orientati . [2]

La legge citata ha introdotto importanti modifiche ; la ratio è stata quella di semplificare i meccanismi del processo civile e degli altri processi, di renderli  più snelli al fine di raggiungere più velocemente la conclusione; in particolare lo scopo del legislatore è stato di ridurre sensibilmente i termini  per proseguire o riassumere il processo  sì da abbreviarne la durata.

Lart.59 così recita:

1.Il giudice che, in materia civile , amministrativa, contabile, tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di giurisdizione indica , altresì, se esistente, il giudice nazionale che ritiene munito di giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione resa dalle Sezioni Unite della Cassazione è vincolante  per ogni giudice  e per le parti anche in altro processo.

2.Se, entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in giudicato della sentenza  di cui al 1 comma, la domanda è riproposta  al giudice ivi indicato , nel successivo processo  le parti restano vincolate a tale indicazione e sono fatti salvi  gli effetti sostanziali e processuali  che la domanda avrebbe  prodotto se il giudice  di cui è stata dichiarata la giurisdizione  fosse stato adito  fin dall’ instaurazione del primo giudizio, ferme restando  le preclusioni e le decadenze intervenute. Ai fini del presente comma la domanda si ripropone con le modalità e secondo le forme  previste per il giudizio  davanti al giudice adito in relazione al rito applicabile.

3.Se sulla questione di giurisdizione  non si sono già pronunciate , nel processo , le sezioni unite della Corte di Cassazione, il giudice davanti al quale la causa è riassunta  può sollevare d’ ufficio , con ordinanza, tale questione davanti alle medesime sezioni unite della Corte di Cassazione , fino alla prima udienza  fissata per la trattazione del merito. Restano ferme  le disposizioni sul regolamento preventivo di giurisdizione.

4.L’ inosservanza dei termini fissati ai sensi del presente articolo per la riassunzione o prosecuzione del giudizio comporta l’ estinzione del processo,  che è dichiarata anche d’ ufficio alla prima udienza , ed impedisce la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda.

5.In ogni caso di riproposizione della domanda davanti al giudice di cui al 1comma , le prove raccolte nel processo davanti al giudice privo di giurisdizione possono essere valutate  come argomenti di prova. 

Nei casi sopraenunciati il trasferimento ad altro giudice non avviene   d’ufficio ma richiede l’ iniziativa  della parte del giudizio più diligente.

Il provvedimento con cui il giudice adito declina la propria giurisdizione è accompagnato dalla fissazione di un termine alle parti entro cui il provvedimento  debba essere riassunto davanti ad altro giudice indicato e dalla conseguente cancellazione della causa dal ruolo.

 Come si può rilevare la volontà del legislatore  di ridurre i tempi  del processo deve essere considerata in senso estremamente positivo mentre  rimangono ancora  molte perplessità  , con riferimento alla giurisdizione contabile , circa il  riferimento alle parti legittimate alla riassunzione o prosecuzione  del giudizio dinanzi al giudice ritenuto dotato di giurisdizione.

L’ attore nel processo amministrativo contabile per il risarcimento del danno erariale non è l’ attore del giudizio risarcitorio  per analogo danno patrimoniale dinanzi al giudice ordinario . Nel primo caso l’ attore è il P.M mentre nel secondo è la Pubblica Amministrazione danneggiata.

Proprio la mancata identità fra le parti attrici , quella del primo processo e quella che dopo la translatio dovrebbe riassumere o riproporre la domanda  al secondo giudice ritenuto idoneo può determinare problemi sulla applicabilità della  normativa medesima, proprio in virtù di questa netta separazione  tra il soggetto legittimato ad agire , il PM contabile, ed il titolare  del bene oggetto della tutela risarcitoria, l’ amministrazione danneggiata.

Alcuni autori [3] hanno sostenuto che nel giudizio di responsabilità amministrativo-contabile la Procura procedente nel rivestire il carattere di titolare esclusivo dell’ azione, fa valere in  posizione autonoma il superiore interesse all’ integrità del pubblico erario e, compatibilmente con esso, gli interessi sostanziali dell’ amministrazione danneggiata . Si può escludere , secondo questa tesi, la pura traslazione del procedimento civile già pendente innanzi alla Corte contabile giacchè le parti mutano.

Ammettere una traslazione immediata del procedimento giudiziario vanificherebbe , di fatto, tutta la rete di garanzie processuali a difesa degli incolpati ed a garanzia dell’ accertamento dei fatti. L’ ammissione della riassunzione del processo implicherebbe conseguenze non compatibili  con le finalità del processo contabile , andando a ledere valori costituzionali   di  difesa del singolo e giusto processo .

Altri autori[4] hanno sostenuto che sarà necessario adoperarsi  perché non trascorra  infruttuosamente il termine indicato dal secondo comma dell’ art.59 della citata legge n.69/2009 mediante un sistema coordinato di informazioni  che consenta al P. M. contabile  di esercitare innanzi alla Corte dei Conti  l’azione  erariale di danno già esercitata in sede civile dall’Amministrazione medesima ed all’ Amministrazione di esercitare  in sede civile l’ azione di danno già esercitata innanzi alla Corte dei conti dal P.M. contabile.

Questa la ricostruzione dal punto di vista della dottrina.    Una novità , sotto il profilo giurisprudenziale contabile caratterizzato negli ultimi anni  da rimessioni del giudice contabile a quello orinario , la fornisce  una recente sentenza della Sezione Lombarda ( sentenza n.23/2015).

Aderendo ad una delle  plurime ipotesi avanzate dal PM medesimo il Collegio giudicante ha preliminarmente accertato la tempestività della riassunzione da parte del Comune ,affermato la propria giurisdizione  e  disposto con ordinanza  la rimessione  degli  atti alla Procura per le conclusioni  nel merito, assegnando un termine non inferiore a 180 gg.

Di fatto i giudici hanno privilegiato l’ unica strada percorribile nel caso all’esame  , attesa la riassunzione  tempestiva operata dall’ Amministrazione Comunale . Se avessero dichiarato il difetto di legittimazione attiva della P.A sarebbe stata vanificata  e la tempestività  della riassunzione con conseguente estinzione del processo e la conservazione degli effetti sostanziali e processuali prodotti dalla domanda  proposta a giudice privo di giurisdizione. Il giudizio  d’altra parte era stato prontamente incardinato in ruolo, le parti sono state poste in condizione ed hanno effettivamente esplicato , compiutamente ed in dettaglio,  le proprie osservazioni in rito ed in merito , individuando chiaramente l’ oggetto del processo che si intendeva proseguire; dando  così la possibilità al PM di svolgere le necessarie successive indagini ai fini della ulteriore emissione dell’ atto introduttivo per la chiamata in giudizio del convenuto  con l’assegnazione di un termine congruo .La titolarità dell’azione   da parte del P.M. è destinata ad espandersi mentre il potere di azione della P.A   ad affievolirsi fino ad annullarsi per  configurarsi in questa   fase nei termini di un mero eventuale intervento adesivo.

D’altronde anche gli autori  che hanno escluso la pura traslazione dal processo civile a quello contabile sono giunti a concludere  che rimane il fatto ineludibile della previsione legislativa  sulla translatio per ogni tipo di processo e fra questi quello contabile per cui non è sostenibile una sua sostanziale disapplicazione per difficoltà obiettive di corretta interpretazione. 

Non può che condividersi[5] l’ affermazione che quel che  rileva è l’esigenza di una puntuale applicazione della norma, espressione di canoni fondamentali di civiltà giuridica finalizzata alla conclusione rapida del processo già iniziato.

 


[1] vedi Enciclopedia Treccani on line

[2] Dopo le sentenze delle Supreme Corti alcuni autori si erano posti  il problema della applicabilità di detta translatio v.Antonio Ciaramella” Le decisioni della corte di cassazione sulla giurisdizione contabile. Possibilità di una translatio ed ancora dopo l’ emanazione della legge n. 59/2009 Stefano Imperiali “ La riforma della procedura civile ed il giudizio innanzi alla Corte dei Conti in www.anmcorteconti.it”

[3] Antonio Vetro “ La tranlatio iudicii con particolare riguardo al trasferimento del processo dalla giurisdizione contabile a quella civile in www.contabilit-pubblica.it, 1.09.2012

[4] Catia De Angelis Rilevabilità d’ ufficio in primo grado del difetto di giurisdizione e tranlatio iudicii in www.contabilita-pubblica.it, 22.11.2013

[5] Sempre A.Vetro nell’ articolo citato

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