La sentenza sulla causa C‑155/25 riconosce che il sistema italiano di reclutamento del personale scolastico amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) viola la direttiva 1999/70/CE. In materia abbiamo pubblicato il volume Il nuovo processo del lavoro dopo la Riforma Cartabia, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Indice
- 1. Abuso strutturale dei contratti a termine
- 2. Requisito dei due anni, incentivo alla precarietà
- 3. Nessuna reale esigenza di flessibilità
- 4. Concorsi sporadici e imprevedibili, strumento insufficiente
- 5. Conseguenze per l’Italia: obbligo immediato di adeguamento
- 6. Cosa succedere per migliaia di lavoratori ATA
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1. Abuso strutturale dei contratti a termine
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso della Commissione contro l’Italia, statuendo che il sistema di assunzione del personale ATA nelle scuole statali non rispetta la clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Secondo i giudici la normativa italiana consente un impiego potenzialmente illimitato dei contratti a termine, senza fissare né una durata massima e neppure un numero massimo di rinnovi. Tale vuoto normativo, afferma la Corte, favorisce un abuso sistemico e priva i lavoratori di tutele effettive. In materia abbiamo pubblicato il volume Il nuovo processo del lavoro dopo la Riforma Cartabia, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Il nuovo processo del lavoro dopo la Riforma Cartabia
Nel presente volume vengono affrontate, con un’esposizione chiara e semplice, le tematiche del diritto del lavoro, sostanziale e procedurale, sorte con le prime applicazioni pratiche delle novità introdotte dalla Riforma Cartabia (d.lgs. n. 149/2022).Tra le tematiche che avranno un maggiore impatto “immediato” nelle controversie di lavoro, vi è l’introduzione della negoziazione assistita, che non si pone, però, come condizione di procedibilità della domanda giudiziale, bensì quale mera facoltà attribuita alle parti, nonché la definitiva (attesa?) abrogazione del c.d. rito Fornero in materia di impugnativa giudiziaria dei prov- vedimenti di licenziamento.Il testo ripercorre tutte le novità più recenti, tra cui la sentenza della Corte costituzionale 7/2024, che si è pronunciata sulla disciplina dei licenziamenti collettivi prevista dal Jobs Act, ed affronta criticità e prospettive a distanza di circa un anno dalla Riforma, avvalendosi dell’ausilio di tabelle riepilogative per una migliore e più facile comprensione degli argomenti trattati e della più recente giurisprudenza.Completa il volume un pratico Formulario online stragiudiziale e giudiziale, disponibile anche in formato editabile e stampabile.Manuela RinaldiAvvocato cassazionista, consigliere e tesoriere del COA Avezzano. Direttore della Scuola Forense della Marsica, è professore a contratto di “Tutela della salute e sicurezza sul lavoro” e “Diritto del lavoro pubblico e privato” presso diversi atenei. Relatore a Convegni e docente di corsi di formazione per aziende e professionisti, è autore di numerose opere monografiche e collettanee.
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2. Requisito dei due anni, incentivo alla precarietà
Tra gli highlights della sentenza emerge il meccanismo di accesso ai concorsi per l’assunzione stabile. La normativa italiana richiede che il personale ATA abbia maturato almeno due anni di servizio con contratti a tempo determinato per poter partecipare ai concorsi. Per la Corte UE questa condizione incentiva in modo ulteriore il ricorso ai contratti precari, anche quando i posti da coprire sono chiaramente permanenti.
3. Nessuna reale esigenza di flessibilità
L’Italia ha tentato di giustificare la propria disciplina richiamando esigenze di flessibilità nella gestione del personale scolastico. La Corte ha rigettato questa difesa: la normativa nazionale non individua circostanze precise e concrete che rendano necessario il ricorso ripetuto ai contratti a termine. In assenza di una base normativa chiara, la flessibilità non può essere invocata quale giustificazione per un uso così esteso del lavoro precario.
4. Concorsi sporadici e imprevedibili, strumento insufficiente
La Corte ha rilevato che l’organizzazione di concorsi pubblici negli ultimi anni non è sufficiente a prevenire gli abusi. Tali procedure, infatti, sono sporadiche, irregolari e prive di un calendario stabile, e non garantiscono un percorso affidabile verso la stabilizzazione.
Per essere efficace, un sistema di reclutamento deve essere programmato, regolare e accessibile, non affidato a iniziative occasionali.
5. Conseguenze per l’Italia: obbligo immediato di adeguamento
Con la sentenza del 13 maggio 2026, l’Italia è ora obbligata a conformarsi senza indugio al diritto dell’Unione. Se non adotterà misure adeguate, la Commissione potrà avviare un nuovo procedimento e chiedere l’applicazione di sanzioni pecuniarie. La Corte rammenta che, in ipotesi di omessa comunicazione delle misure di attuazione di una direttiva, le sanzioni possono essere inflitte già con la prima sentenza.
6. Cosa succedere per migliaia di lavoratori ATA
La decisione rappresenta una svolta per migliaia di lavoratori che da anni denunciano la precarizzazione del settore scolastico. La Corte conferma che l’attuale sistema italiano non tutela i lavoratori e viola gli obblighi europei, imponendo al legislatore nazionale una riforma strutturale. Il futuro del personale ATA dipenderà ora dalla capacità dell’Italia di introdurre procedure di assunzione trasparenti, regolari e rispettose delle norme UE.
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