Il sistema di assunzione del personale ATA viola il diritto UE, Italia condannata

La CGUE condanna l’Italia: il sistema di reclutamento ATA viola il diritto UE e incentiva l’abuso dei contratti a termine nella scuola.

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La sentenza sulla causa C‑155/25 riconosce che il sistema italiano di reclutamento del personale scolastico amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) viola la direttiva 1999/70/CE. In materia abbiamo pubblicato il volume Il nuovo processo del lavoro dopo la Riforma Cartabia, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

CGUE – sentenza sulla causa C‑155/25

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Indice

1. Abuso strutturale dei contratti a termine


La Corte di giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso della Commissione contro l’Italia, statuendo che il sistema di assunzione del personale ATA nelle scuole statali non rispetta la clausola 5 dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo determinato. Secondo i giudici la normativa italiana consente un impiego potenzialmente illimitato dei contratti a termine, senza fissare né una durata massima e neppure un numero massimo di rinnovi. Tale vuoto normativo, afferma la Corte, favorisce un abuso sistemico e priva i lavoratori di tutele effettive. In materia abbiamo pubblicato il volume Il nuovo processo del lavoro dopo la Riforma Cartabia, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

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2. Requisito dei due anni, incentivo alla precarietà


Tra gli highlights della sentenza emerge il meccanismo di accesso ai concorsi per l’assunzione stabile. La normativa italiana richiede che il personale ATA abbia maturato almeno due anni di servizio con contratti a tempo determinato per poter partecipare ai concorsi. Per la Corte UE questa condizione incentiva in modo ulteriore il ricorso ai contratti precari, anche quando i posti da coprire sono chiaramente permanenti.

3. Nessuna reale esigenza di flessibilità


L’Italia ha tentato di giustificare la propria disciplina richiamando esigenze di flessibilità nella gestione del personale scolastico. La Corte ha rigettato questa difesa: la normativa nazionale non individua circostanze precise e concrete che rendano necessario il ricorso ripetuto ai contratti a termine. In assenza di una base normativa chiara, la flessibilità non può essere invocata quale giustificazione per un uso così esteso del lavoro precario.

4. Concorsi sporadici e imprevedibili, strumento insufficiente


La Corte ha rilevato che l’organizzazione di concorsi pubblici negli ultimi anni non è sufficiente a prevenire gli abusi. Tali procedure, infatti, sono sporadiche, irregolari e prive di un calendario stabile, e non garantiscono un percorso affidabile verso la stabilizzazione.
Per essere efficace, un sistema di reclutamento deve essere programmato, regolare e accessibile, non affidato a iniziative occasionali.

5. Conseguenze per l’Italia: obbligo immediato di adeguamento


Con la sentenza del 13 maggio 2026, l’Italia è ora obbligata a conformarsi senza indugio al diritto dell’Unione. Se non adotterà misure adeguate, la Commissione potrà avviare un nuovo procedimento e chiedere l’applicazione di sanzioni pecuniarie. La Corte rammenta che, in ipotesi di omessa comunicazione delle misure di attuazione di una direttiva, le sanzioni possono essere inflitte già con la prima sentenza.

6. Cosa succedere per migliaia di lavoratori ATA


La decisione rappresenta una svolta per migliaia di lavoratori che da anni denunciano la precarizzazione del settore scolastico. La Corte conferma che l’attuale sistema italiano non tutela i lavoratori e viola gli obblighi europei, imponendo al legislatore nazionale una riforma strutturale. Il futuro del personale ATA dipenderà ora dalla capacità dell’Italia di introdurre procedure di assunzione trasparenti, regolari e rispettose delle norme UE.

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Avv. Biarella Laura

Laureata cum laude presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Perugia, è Avvocato e Giornalista.
È autrice di numerose monografie giuridiche e di un contemporary romance, e collabora, anche come editorialista, con redazioni e su banche dati giu…Continua a leggere

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