La teleodinamica normativa nella struttura lavorativa

La teleodinamica normativa nella struttura lavorativa

Sabetta Sergio

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Il lavoro è in fisica e biologia la quantità di energia necessaria a effettuare un cambiamento di stato od organizzativo, a loro volta le generazioni di dinamiche emergenti di ordine superiore sono originate dal lavoro avvenuto a livello inferiore, si che ogni transizione emergente genera nuovi modelli lavorativi; esso è alla base del potere causale e deriva dalla distribuzione del grado di differenza asimmetrica nello spazio dell’intero sistema, queste caratteristiche distribuzionali possono essere misurate in termini lavorativi come numero di operazioni necessarie al cambiamento per raggiungere il punto di equilibrio dello stato desiderato, in questo si misura la resistenza da superare al cambiamento (Deacon).

Nella trasformazione che comporta il lavoro quello che viene a emergere è il modo in cui si collegano le interazioni tra i livelli adiacenti e complementari della gerarchia sopravveniente, questa trasformazione si risolve in un cambiamento modale di dinamiche e vincoli, dove le modalità del cambiamento non sono che un cambiamento delle modalità distributive relazionali, se in natura non vi è una direzione predefinita questa può avvenire con l’introduzione di vincoli estrinseci che introdotti più velocemente della loro dissipazione “autosemplificano” creando ordine nel cambiamento.

La capacità di compiere lavoro morfodinamico è collegata alla “capacità dei vincoli al cambiamento dinamico di propagare nuovi vincoli ad altri sistemi dinamicamente collegati” (Deacon), l’accoppiamento di processi auto-organizzati fortemente accoppiati produce gli effetti estremamente complessi e turbolenti dei sistemi umani questo conduce a processi teleodinamici, ossia ciclici verso un fine, come tali capaci di generare processi teleodinamici di ordine più elevato in cui si manifesta il concetto di “potere”quale capacità di imporre un fine. (Deacon).

La capacità di trasformare le relazioni esistenti è il risultato di narrazioni culturali condivise, che nella creazione di nuove forme di relazioni teleodinamiche crea nuova informazione e rappresentazione secondo connessioni causali prevedibili, il diritto è pertanto la creazione di vincoli per forme di lavoro secondo una direzione in termini sociali su differenti livelli adiacenti, questi vincoli sono in realtà informazioni come le informazioni stesse possono essere considerate vincoli (Kauffman).

La creazione di vincoli comporta un interesse teleodinamico basato su processi interpretativi con conseguenze normative, l’interpretazione riconduce il processo al fine, come informazione rinforzata secondo un sistema cibernetico con un comportamento d’attrattore sul significato degli eventi, è quindi l’interpretazione che amplificando l’informazione nel modificare i vincoli rende possibile nuovi legami causali modificando eventualmente anche la teleodinamica.

La normatività conseguenza dei vincoli è una utilità che non deriva direttamente dal lavoro, in quanto i vincoli essendo informazioni costituiscono una semplice impalcatura su cui si costruisce la capacità di compiere lavoro, ma le proprietà relazionali di vincoli complessi fanno sorgere nuove informazioni che si sovrappongono alle informazioni originali, l’informazione come tale è da Peirce definita come “abitudine”, ossia una proprietà relazionale definita rispetto a una regolarità dinamica instabile (Deacon).

Il diritto, quale normatività derivante da vincoli, è per Weber la razionalità normativa del capitalismo moderno necessaria alla sua razionalità economica intesa in termini di prevedibilità e quindi di calcolabilità secondo una logica rigorosamente astratta tesa tanto allo scopo che al valore etico che la sottende, questo diritto può leggersi anche come una delle possibili conformazioni normative di stato del lavoro tra livelli organizzativi adiacenti conformi alle necessità tecnologiche di produzione del momento, sorretto nella sua declinazione dal necessario apparato amministrativo – burocratico e giudiziario.

Il diritto risulta pertanto come la trama regolamentare su cui si organizzano le relazioni sociali, i vincoli informativi al flusso economico, come tali sono la proiezione di letture culturali condivise degli eventi ma al contempo, nella sua pretesa disciplina della globalità dell’attività umana, dell’humus necessario alla predisposizione per l’accadimento degli eventi stessi.

Shannon precisa che l’interpretazione quale processo può avvenire solo in presenza di un altro processo di produzione di informazione, si che l’interpretazione possibile è in funzione dell’informazione con valore più basso con una perdita progressiva della stessa se non interviene l’immissione di elementi informativi esterni, consegue che l’unico elemento di valutazione dell’accuratezza della trasmissione informativa è la sua coerenza interna.

Se, come già detto all’inizio, il lavoro non è che una quantità di energia necessaria ad effettuare un cambiamento di stato, il valore di questa energia necessaria è misurabile nelle relazioni sociali in termini monetari e quindi finanziari, nel momento in cui l’aspetto finanziario viene separato dal rapporto produttivo e quindi dal lavoro umano si può cercare di ottenere un controllo algoritmico della finanza e dei rapporti monetari questo tuttavia può condurre alla distruzione del valore psicologico del lavoro e quindi dell’essere umano che lo esprime, vi è in un’ultima analisi il trionfo della volontà dell’assorbimento della complessità umana in una semplice formula matematica, quale manifesta espressione di “potere” ossia della capacità di imporre un fine a esseri apparentemente liberi in realtà numerari, il cui eventuale benessere persiste finchè una concatenazione di eventi non ne svela la dipendenza e quindi la precarietà economica.

 

Bibliografia

  • S. Kauffman, The Origins of Order: Self-Organization and selection in Evolution, Oxford University Press, 1993;

  • N. Abbagnano, Storia della filosofia, Vol. III, UTET, 1974;

  • T.W. Deacon, Natura incompleta, 2012, Le Scienze;

  • R. Marra, Capitalismo e anticapitalismo in Max Weber, Il Mulino 2007;

  • M. Weber, a cura di A. Cavalli, Storia economica, Ed. di Comunità 2003.

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