La Concussione –definizione (concussione per costrizione)

di Francesco Piscopo
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La concussione è un reato contro la P.A. definito dall’art.317 cp: “Il Pubblico Ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, abusando della qualità o dei suoi poteri, costringe taluno a dare o promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni.”

     Indice

  1. Inquadramento generale
  2. Bene Tutelato
  3. La condotta criminosa
  4. Differenza con l’induzione a dare e/o promettere concussione per induzione ex art 319 quater cp)
  5. Conclusioni 

1. Inquadramento generale

Si tratta di una delle fattispecie punite più gravemente tra i reati contro la Pubblica Amministrazione, volta a sanzionare fenomeni di prevaricazione da parte dei pubblici funzionari nei confronti dei cittadini, ravvisabili in tutti quei comportamenti che si risolvono in una strumentalizzazione dell’ufficio pubblico al fine di coartare l’autonomia e la libertà del privato.

Il reato di concussione, in forza di una critica europea ha subito nel 2012 una modifica per aggiunta ovvero accanto alla concussione per costrizione è stata prevista un’altra fattispecie penale, meno intensa, ma pur sempre espressiva di un disvalore giuridico, denominata concussione per induzione di cui all’art.319 quater cp.

In sintesi, l’Europa, ha evidenziato l’irragionevolezza di una scelta normativa che, assimilando l’induzione alla costrizione, garantiva l’impunità a chi si era dimostrato disponibile al pagamento di quella che, di fatto, poteva considerarsi una vera e propria tangente, con la conseguenza che si è proceduto allo spacchettamento nel senso sopra indicato.

2. Bene Tutelato

La ratio di tale previsione normativa è quella di garantire l’imparzialità e il buon andamento della p.a. da un lato, e tutelare la libertà di autodeterminazione del privato dall’altro, che venuto a contatto con il pubblico ufficiale subisce la strumentalizzazione della sua qualifica e/o l’abuso dei suoi poteri per conseguire vantaggi indebiti: non a caso si ritiene che il reato in parola sia plurioffensivo.

Il soggetto attivo è il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che abusando del suo potere e/o della qualifica costringe il privato ad un atto indebito.


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3. La condotta criminosa

La costrizione cui è sottoposto il privato si concretizza in una sorta di violenza morale utile per annullarne il suo processo volitivo, al fine di evitare un danno ingiusto accompagnata dalla consapevolezza dell’illegittima pretesa, che dal punto di vista del p.u. rappresenta il fine illecito.

L’elemento soggettivo del reato è rappresentato dal dolo generico, avendo ritenuto la dottrina maggioritaria incompatibile la concussione con il dolo eventuale, occorrendo una condotta consapevole e volontaria da parte del funzionario pubblico-

4. Differenza con l’induzione a dare e/o promettere concussione per induzione ex art 319 quater cp)

La concussione per costrizione differisce dalla concussione per induzione per il minor disvalore giuridico che suscita questa seconda figura di reato mono offensivo, tutelando la norma solo il buon andamento e l’imparzialità della p.a.

Invero, come sopra accennato, con la legge n.190/2012 è stato scorporato il reato di concussione al fine di elevare a fatto illecito anche le condotte, meno gravi, di concussione per induzione, prevedendo in pari tempo una estensione della punibilità anche in capo al privato venuto a contatto con il p.u..

L’induzione a dare e/o promettere utilità indebite, si concretizza ogni qualvolta il privato venga convinto, ovvero indotto alla prestazione senza subire alcuna compressione nel suo processo volitivo, comunque inciso dall’agire illecito del pubblico ufficiale.

In sintesi vi è una minore incidenza sul processo volitivo del privato, tuttavia quest’ultimo, ai sensi dell’art.321 cp, è ritenuto punibile se aderisce all’agire illecito del p.u. poiché -si è ritenuto all’esito di una disputa dottrinaria risolta dalla Cassazione a SS. UU nel 2014 n. 12228- ne approfitta, divenendo complice del p.u., al fine di conseguirne un ingiusto vantaggio.

Infatti, come può notarsi, in questo caso il privato è in grado di operare una scelta a suo vantaggio, mentre nella concussione per costrizione il processo volitivo del privato è praticamente annullato con la conseguenza che questi soggiace all’agire illecito del p.u.  onde evitare un danno ingiusto.

5. Conclusioni 

Con i reati in commento, sollecitati dalla CEDU, il legislatore ha mostrato di non tollerare in nessun caso l’agire illecito dei soggetti coinvolti nei rapporti con la p.a.

Infatti da un lato, ha mostrato maggiore severità nei confronti del funzionario pubblico che opera illecitamente e dall’altro ha abbassato il disvalore giuridico del fatto ma ne ha esteso la punibilità al privato che aderisce all’azione illecita del p.u. . Insomma l’azione della p.a. deve essere improntata alla massima trasparenza e alla massima imparzialità evitando le strumentalizzazioni, gli abusi, che attraverso l’ente pubblico possono verificarsi ogni giorno.

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Valentino Battiloro
Magistrato ordinario con funzioni di sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli. Già commissario capo della Polizia di Stato e avvocato. Specializzato in professioni legali e diplomato di master in Scienze della Sicurezza presso l’Università di Roma La Sapienza. Autore di monografie nel settore del diritto commerciale e fallimentare e di numerosi contributi in opere collettanee nel settore del diritto penale sostanziale e processuale.
Antonio Di Tullio D’Elisiis
Avvocato iscritto presso il Foro di Larino (CB). Referente di Diritto e procedura penale della rivista telematica http://diritto.it. Membro del comitato scientifico della Camera penale di Larino. Collaboratore stabile dell’Osservatorio antimafia del Molise “Antonino Caponnetto”. Membro del Comitato Scientifico di Ratio Legis, Rivista giuridica telematica.
Gabriele Esposito
Avvocato penalista patrocinante in Cassazione, Vice Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, componente del Consiglio Direttivo della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell’Università Telematica Pegaso - Università Telematica “Universitas Mercatorum”, Cultore della materia in Procedura Penale, autore di manuali giuridici.
Domenico Giannelli
Avvocato del Foro di S.Maria C.V., autore di numerose pubblicazioni in riviste on line e cartacee tra cui Rivista penale La Tribuna e diritto.it. Relatore in numerosi convegni. Già docente in corsi di formazione per praticanti avvocati e avvocati. Già collaboratore con la cattedra di Marketing Assicurativo presso l’Università degli Studi “Luigi Vanvitelli”, facoltà di economia aziendale.
Alfonso Laudonia
Avvocato e professore a contratto di Procedura Penale presso l’Università Telematica Pegaso e docente presso vari corsi di formazione di diritto penale contro la P.A., esperto in diritto e procedura penale ed analisi del rischio 231. Assegnista di ricerca in Legal Security Economy e Membro della commissione di diritto penale presso il Consiglio dell’Ordine di Avellino.

Antonio Di Tullio D’Elisiis, Gabriele Esposito, Alfonso Laudonia, Valentino Battiloro, Domenico Giannelli, 2021, Maggioli Editore
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