L. Pucillo, Contabilità internazionale ed equilibri geopolitici

di Redazione
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[Luisa Pucillo]

Completato il core set of standards[1], il nucleo fondamentale di princìpi contabili internazionali che da gennaio 2005 rappresenta la disciplina di riferimento per 92 paesi nel mondo e per 7mila aziende nell’Unione Europea[2], la sua ratifica nel 2000 da parte della Iosco, l’organizzazione che raggruppa le autorità di vigilanza dei mercati finanziari, ha avallato ufficialmente i risultati di un processo di armonizzazione in corso da tempo[3]. Determinandone, al contempo, lo sviluppo qualitativo come sintesi e superamento dei concorrenti processi di convergenza contabile da un lato e di sovrapposizione normativa dall’altro, non meramente eventuali all’epoca del citato accordo.

 

Per convergenza contabile si intende il progressivo avvicinamento delle opposte matrici concettuali, europeo continentale e anglosassone, sottese ai sistemi di determinazioni quantitative d’azienda e alle relative metodologie applicative. Tendenza trainata dall’avvertita necessità di riduzione del rischio connesso alla libera circolazione dei capitali e del costo del relativo reperimento, tramite la leva della comparabilità di dati e informazioni.

Per sovrapposizione normativa si intende il delinearsi del cruciale rapporto di interazione e di contrapposizione tra lo Iasc/Iasb[4] e i suoi principali interlocutori – la Commissione dell’Unione Europea, il Fasb[5] e la Sec[6] – in relazione alla natura, culturale economica e politica, delle rationes ad essa sottese e alle prospettive di sviluppo negli scenari geopolitici di rispettiva influenza.

La contabilità internazionale è sia il complesso di studi concernenti le prassi contabili dei diversi paesi, nonché le relative sottostanti impostazioni teoriche[7], sia la disciplina che mira alla produzione di un tipo di informazione economico finanziaria utilizzabile nell’àmbito internazionale [1994]. Nel suo significato più ampio, ci si riferisce oggi all’analisi comparativa internazionale, al complesso delle problematiche informative proprie delle transazioni delle imprese e società multinazionali, alle esigenze d’informazione dei mercati finanziari internazionali e infine al processo di armonizzazione delle divergenze di informazione economico finanziaria. Quest’ultima tematica, in particolare, è il fattore propulsivo dell’iniziativa politica, organizzativa e professionale degli enti preposti all’emissione dei princìpi contabili, gli standard setters [F.D.S. Choi G.G. Mueller, International Accounting, Prentice Hall 1984].

Volendola idealmente ricondurre all’attività sinora espletata dallo Iasc/Iasb nella realizzazione degli obiettivi – individuazione e classificazione, armonizzazione, normazione e revisione – che ne hanno progressivamente definito la strategia operativa, la contabilità internazionale, nel corso degli ultimi dieci anni, si è guadagnata un riconoscimento crescente tra gli attori della comunità economica mondiale. Investitori, analisti e autorità regolatrici dei mercati finanziari hanno partecipato allo studio ed elaborazione di molti degli Ias/Ifrs[8]. Contribuendo, spesso in qualità di osservatori qualificati, alla risonanza nel contesto mondiale economico e professionale delle tematiche all’ordine del giorno della commissione tecnica dello Iasc/Iasb e delle risoluzioni adottate dal suo consiglio direttivo, il board. Dai mercati finanziari sono giunti importanti feedback di sollecitazione alle autorità nazionali e regionali delle rispettive geografie politiche di riferimento, nel senso di una relativizzazione delle prerogative di sovranità nella definizione e regolazione dei sistemi contabili e di una apertura alle influenze della dottrina e della prassi contabile internazionale.

Le svariate condizioni legali e culturali sono quindi l’àmbito in cui le diverse strategie di armonizzazione hanno trovato formulazione, il sostrato culturale delle difficoltà che ne hanno caratterizzato la particolare evoluzione e determinato l’attuale stato di avanzamento[9]. L’approccio dei paesi dell’Unione Europea, fortemente permeato dalla particolare struttura legislativa di riferimento in materia – rappresentata dalle direttive europee quarta e settima – si è realizzato in un complesso procedimento[10] di riformulazione normativa delle stesse, commissionato ad un sistema di organismi di natura tecnica e politica specificamente istituiti[11] e finalizzato ad assicurarne la coerenza con il Conceptual Framework[12], il sistema concettuale di riferimento degli Ias/Ifrs.

Procedimento che è stato caratterizzato dall’evoluzione impressa ai concetti di equivalenza e di mutuo riconoscimento incorporati nelle cosiddette accounting directives. Che, da nozioni connotate in termini di valore – ovvero coesistenza di due sistemi d’informazione economico finanziaria con produzione normativa non identica ma ugualmente rilevante in misura dell’utilità per il mercato finanziario di riferimento – hanno gradualmente assunto natura empirica, fino a presupporre l’individuazione di un comune gruppo di requisiti strutturali essenziali nella formulazione delle due discipline. Quali la trasparenza, il rigoroso procedimento di normazione, il livello qualitativo degli standards e l’appropriata regolazione del mercato finanziario.

L’approccio europeo, in altri termini, è consistito nella realizzazione di un compromesso tra le diverse metodologie presenti nella regione del suo mercato, quale presupposto procedurale alla successiva accettazione di un sistema comune di regolazione degli scambi nell’àmbito internazionale.

Diversamente caratterizzato è stato l’approccio dei paesi in via di sviluppo e delle cosiddette economie emergenti, ampia categoria cui possono ricondursi sia le economie centralizzate e fortemente pianificate, sia quelle deregolamentate caratterizzate da alti tassi di crescita, sia infine quelle sostenute da particolari tipologie di settori produttivi. La complessità degli Ias/Ifrs in rapporto alla stessa specificità delle esigenze informative, al mancato sviluppo di una qualificata professionalità tecnica locale, allo stadio di avanzamento della dimensione organizzativa dell’attività economica, spesso alla mancanza di efficienti mercati dei capitali, lungi dal rappresentarne il principale ostacolo di affermazione, ne ha sottolineato la potenzialità applicativa in sostituzione delle regole locali. Che, per genericità ed incompletezza, avrebbero richiesto una complessa e dispendiosa procedura di aggiornamento – “The major alternative is to effect a relatively clean break with accounting tradition in developing nations and to attempt to develop accounting with a “fresh start” on the basis of the standards of accounting education, practices and professionalism that are embodied in economic evaluation accounting.” [A.R. Belkaoui, Standard Setting in the Developing Countries, International & Multinational Accounting, The Dryden Press 1994].

 

Di qui è giunto, infatti, tra i primi l’appoggio al progetto Iasc/Iosco del 1995, che ne ha riflesso la considerazione nell’inserimento, sulla base di un input della Banca Mondiale[13], del progetto di elaborazione dello Ias 41 Agriculture tra le questioni problematiche dell’agenda programmatica di valutazione del core set of standards.

L’avvio nel 2001 della riformulazione dell’intera struttura organizzativa e funzionale dello Iasc/Iasb ha inoltre realizzato le aspettative di maggior efficienza operativa e capacità decisionale in essa riposte alla vigilia della scadenza del più volte citato accordo Iasc/Iosco. Precostituendo la

condizione essenziale di equilibrio tra il diritto delle diverse organizzazioni locali alla partecipazione all’attività normativa e la tensione qualitativamente orientata dei relativi contributi, ovvero l’attribuzione di un peso politico e decisionale proporzionale sia alle risorse impegnate sia all’importanza del mercato di riferimento[14].

Fatta questa premessa concettuale e ponderate l’importanza e la complessità, con riferimento all’Unione Europea, delle attuali problematiche concernenti l’applicazione degli Ias/Ifrs la cui risoluzione è pregiudiziale[15] al concreto espletamento del ruolo ambìto, il cambiamento in atto va analizzato come parte della più ampia tendenza all’equilibrio strutturale. Inteso quale approssimazione delle condizioni ideali di mercato, basso costo dei finanziamenti ed aspettative ottimizzanti nella generale categoria degli investitori, ove l’informazione qualificata è, a tutti gli effetti, un bene di scambio e concorre a determinare il costo del finanziamento.

Il significato del cambiamento è la misura del suo impatto sulle operazioni d’investimento, quindi sui mercati dei capitali, ovvero sui medesimi fattori causali che ne hanno determinato l’avvio. E la misura dell’impatto è l’effetto sinergico delle forze in atto quale propulsore del miglioramento continuo del financial reporting, della riduzione progressiva del costo del capitale, delle aumentate opportunità d’investimento. Con particolare valore aggiunto per quelle economie di fatto escluse dall’accesso ai canali di finanziamento rappresentati appunto da mercati finanziari efficienti.

Il costo del capitale, primo fattore causale del processo di armonizzazione contabile, esprime quantificandolo l’impatto del cambiamento prodottosi nella struttura finanziaria di un sistema economico sulle operazioni d’investimento in esso condotte, per quantità dimensione e rilevanza in relazione al mercato di riferimento. Certifica l’avvenuto passaggio fondamentale da una contabilità orientata al soddisfacimento di finalità conoscitive prettamente interne all’azienda a una contabilità indirizzata agli investitori, l’introduzione dei concetti di trasparenza e attendibilità dei dati di natura economico finanziaria forniti al mercato, l’assimilazione culturale della consapevolezza che la componente di rischio insita nella qualità dell’informazione determina il livello dei tassi d’interesse presenti nel mercato con ripercussioni sul grado di efficienza di questo[16].

Il processo di convergenza culturale dell’investitore, secondo elemento propulsore, è inteso quale predisposizione al rischio condizionata dalla percezione del grado di influenza esercitata, nei contesti ove l’investimento si rivolge, da una determinata cultura finanziaria e da un determinato modello contabile ad essa lineare. La progressiva metabolizzazione della contabilità internazionale, nelle diverse forme – adeguamento coordinamento o adesione – in cui sia sperimentata, è infatti un processo di rielaborazione delle differenze dottrinali e metodologiche. Di una loro riduzione o integrazione, nella misura in cui le si possa ricondurre a divergenze componibili o ad eccezioni sistematiche, rispettivamente.

L’Unione Europea è un valido esempio di rappresentazione delle grandi differenze riscontrabili tra paesi o regioni come riflesso di eterogeneità economiche e specificità culturali, tuttavia tradizionalmente improntate al rispetto del condiviso principio dell’integrità del patrimonio sociale a tutela dei diritti e obblighi che ad esso fanno capo, presidiato dal criterio contabile del costo storico. Diversamente, le esigenze informative portate dalle economie emergenti assumono maggiormente la connotazione di eccezioni non diversificabili, per la particolarità tecnica delle soluzioni contabili connesse alle tipologie produttive che ne sorreggono i mercati.

L’evoluzione sta, pertanto, nella sintesi delle “opzioni” europee sinora generalmente consentite e finanziariamente scontate come componente rigida del costo del capitale, da un lato. Nella rifocalizzazione delle “regole caratteristiche” dei mercati locali emergenti, qualitativamente non competitive con il codic e di regole internazionali, quali potenziale fonte di inefficienza, fattore di rischio, deterrente per l’investitore/finanziatore, dall’altro. In termini generali, nel minor grado di permeabilità dei mercati finanziari internazionali per quelle aziende i cui dati rappresentino la non omogeneità concettuale. Ovvero, la variazione l’adattamento o la deroga apportati, nell’ambito della particolare legislazione, al sistema contabile internazionale, come anche il ritardo accumulato nel suo recepimento, una volta che questo abbia ispirato la definizione della struttura informativa di parte rilevante delle società attive nel contesto internazionale.

La qualità del progresso ascrivibile al processo in atto attiene alla graduale risoluzione di quello che è stato a lungo considerato un problema di linguaggio oltre che un problema concettuale, per la sensazione di subordinazione, implicita nello stesso ordine di priorità delle tematiche affrontate dallo Iasc/Iasb, al punto di vista espressione della cultura contabile anglosassone. Riserva enfatizzata e contraddetta dalla storica difficoltà dell’Unione Europea di farsi portavoce di opinioni e proposte omogenee e di esprimersi, quando richiesta, con posizione unanime su questioni risolutive, per la coesistenza al suo interno di sostanziali differenze tra i sistemi contabili adottati nei diversi paesi che la compongono.

La pregiudizialità di questo preliminare processo di convergenza culturale ha ispirato le iniziative intraprese negli ultimi anni dalla Commissione dell’Unione Europea, che hanno portato all’introduzione del principio del fair value per la misurazione e la valutazione di alcune particolari categorie di strumenti finanziari (direttiva 2001/65/Ce), alla disposizione di utilizzo degli Ias/Ifrs per i bilanci consolidati delle società quotate nei mercati europei (regolamento 1606/2002/Ce), al recepimento integrale degli Ias “in uso” tradotti nelle varie lingue dell’Unione esclusi gli standards 32 e 39 (regolamento 1725/2003/Ce[17]), fino agli emendamenti al testo originario e alla stesura del nuovo contenuto della legislazione europea in materia contabile (con la direttiva 2003/51/Ce[18] cosiddetta “di modernizzazione” delle precedenti 78/660/Ce e 83/349/Ce sui conti annuali e consolidati).

La rinnovata natura dei rapporti tra l’Unione Europea e lo Iasc/Iasb ha tratto forma dalla valutazione dell’interposizione di un livello legislativo ulteriore rispetto a quello nazionale e internazionale, rappresentato dall’ipotesi di creazione di un parallelo sistema contabile europeo[19], quale eventualità svantaggiosa perché onerosa e non compatibile con il trend evolutivo dell’economia e della stessa informazione economico finanziaria. E il coinvolgimento[20] degli standard setters europei nella realizzazione del nuovo codice internazionale, coordinati e vincolati nella propria attività normativa dagli obiettivi e strategie degli organismi tecnici e politici a ciò preposti, ne attesta il riconosciuto ruolo nella funzione di mediazione composizione e direzione. Nonché l’accentuata rilevanza in considerazione del recente allargamento dell’Unione Europea a dieci nuovi paesi[21].

In ultima analisi, il valore strategico contenuto nel giudizio di approvazione degli Ias espresso nel 2000 dalla Iosco è riconoscibile nella dissoluzione per lo Iasc/Iasb del potenziale di deficit di rappresentatività, paventato quale conseguenza di un eventuale rigetto del suo core set of standards. E nella ridimensionata attualità delle considerazioni circa la probabile emersione nella competizione di altre organizzazioni contabili.

Permane invariata l’assoluta centralità del rapporto con il Fasb e con la Sec – “The Commission [la Sec] is committed to working with its securities regulatory colleagues, through IOSCO, and with IASC to provide the necessary input to achieve the goal of estabilishing a comprehensive set of international accounting standards.” [Mazars & Guérard Series, Toward convergence of national accounting standards?, 2° term 1997, Bilingual edition English/French 1998] – alla cui fisionomia attuale tuttavia le valutazioni di natura politica e prospettica contribuiscono con peso progressivamente rilevante rispetto a quelle di natura tecnica e contingente. La contrapposizione di due scenari alternativi – contabilità statunitense da un lato e Ias/Ifrs dall’altro – ha preso il posto dell’originario trade off tra il rigore degli Us Gaaps e la loro pretesa universalità [R. Bhushan D.R. Lessard, Accounting Differences and Securities Markets Regulation].

La questione specifica, infatti, oggetto delle interrelazioni tra gli organismi coinvolti, attiene alla inevitabile temporanea coesistenza nel mercato finanziario statunitense di due parametri informativi, uno domestico e uno internazionale, nonché alla gestione delle prevedibili fasi di adeguamento iniziale. La ponderazione dei costi, per il mercato domestico statunitense, del dislivello qualitativo degli Ias/Ifrs rispetto agli Us Gaaps e dei presunti vantaggi per afflusso di capitali dalle nuove aziende così ammesse ad operarvi, ha dato sinora sostanza alle esitazioni espresse dai rappresentanti delle organizzazioni contabili statunitensi[22]. Nella graduale definizione delle regole internazionali quale sistema parallelo alla rigorosa disciplina avente come destinatarie le imprese statunitensi rientranti nel raggio d’azione della Sec, si darebbe luogo a uno svantaggio competitivo, non equamente bilanciato, nel costo del capitale, dalla evidenza di tale assunta asimmetria. Né concretamente riduttivo dell’appeal esercitato sulle imprese straniere, eventualmente già quotate nei mercati statunitensi, dal beneficio netto di trasparenza e attendibilità ad esse garantito dalla rigorosa conformità alle regole ivi vigenti.

La disomogeneità economica della realtà statunitense, riflessa nella complessa struttura del suo mercato finanziario, ove accentuata dall’introduzione di una disciplina autonoma e differente per le cross-border listings, accanto alla documentazione di riconciliazione agli Us Gaaps, ha importanti e difficilmente prevedibili implicazioni sulla dinamica degli investimenti. Prospettiva particolare ma imprescindibile nella definizione di un sistema, quale quello informativo economico finanziario, che è perfettibile per la non sussistenza nel bene oggetto di scambio dei caratteri propri di un free good – quantità illimitata e nessun costo di transazione – bensì di quelli tipici di ogni altro bene, per cui il ricavo marginale dell’unità addizionale debba essere rapportato al correlato costo marginale. L’internazionalità del contesto, inoltre, amplia la categoria dei fattori incidenti sul citato rapporto tra costi e benefici, dovendovi includere la varietà tipologica delle regole contabili dei diversi paesi nonché il rispetto dei requisiti stabiliti dalle autorità di vigilanza statunitensi, accreditate di autorevolezza per la tutela offerta agli investitori nazionali e per la configurazione di infrastrutture informative efficienti competenti ed economiche a supporto delle relative transazioni.

La normativa internazionale si innesta nel limite insito nel rigore stesso dei princìpi contabili statunitensi, determinanti un livello di informazione qualitativamente superiore e, per ciò stesso, un’area di deterrenza all’accesso al mercato – rappresentata dalle imprese straniere non propense o non adatte a conformarvisi – e un parallelo fenomeno di uscita dal mercato – il going private delle società nazionali. La possibilità delle regole statunitensi di esercitare concretamente un’influenza di raggio internazionale è così limitata dall’elevato livello qualitativo che le contraddistingue, dal costo e dall’illusione di comparabilità della riconciliazione – parziale e quantitativa poiché inevitabilmente tesa ad estrapolare dai documenti contabili i soli fattori economici meritevoli di considerazione.

In virtù del comune supporto concettuale alla formulazione dei conceptual frameworks[23] di Iasc/Iasb e Fasb – sviluppatosi in Nord America nel corso degli anni sessanta e settanta e noto come “approccio dell’utilità decisionale della contabilità esterna” – la strategia statunitense alla contabilità internazionale è pertanto orientata a uniformare più che ad armonizzare, superando così il contrasto tra comparabilità e riconciliazione che tipicamente caratterizza la seconda opzione. Quindi, riconciliazione quantitativa agli Us Gaaps versus riconoscimento reciproco della legittimità documentale – accordato sulla base del raggiungimento di un preciso livello minimo d’informazione o della realizzazione di un processo di standardizzazione. E relativizzazione del Fasb nelle prerogative di sovranità sulla disciplina contabile del proprio mercato – sull’assunto del cambiamento in atto negli equilibri del potere economico. Concretizzatasi, quest’ultima, nella delega allo Iasc di approntare requisiti internazionali d’informazione qualitativamente adeguati a rendere la transizione al nuovo sistema vantaggiosa anche per l’economia statunitense. [R. Bhushan D.R. Lessard, Accounting Differences and Securities Markets Regulation].

 

La dinamica dimensionale del mercato europeo globalmente considerato e quella fortemente competitiva dei mercati asiatici, pone infatti in discussione il tradizionale equilibrio delle esigenze informative, improntato alla subordinazione alle regole dell’investitore del mercato statunitense, e contribuisce alla soluzione più lineare con l’evoluzione possibilmente prevedibile dei tassi di crescita dei diversi sistemi economici. Dimostrazione ne è l’intesa raggiunta, nell’aprile del 2004, tra il Fasb e lo Iasb per l’allineamento delle rispettive agende normative, cui fa da corollario l’enunciata intenzione della Sec di voler modificare, a partire dal 2005, i requisiti di riconciliazione ai princìpi contabili statunitensi attualmente previsti per i documenti ad essi non conformi. A dimostrazione del rinnovato sostegno alle iniziative volte a promuovere la convergenza tra Us Gaaps e Ias/Ifrs, da tempo delineatosi come fattore decisivo, ai fini della legittimazione di questi ultimi, del legame instauratosi tra i due sistemi.

[Luisa Pucillo]

 

[1] Nel 1995, il progetto di armonizzazione contabile ha ottenuto formale riconoscimento nell’accordo siglato tra la International organization of securities commission (Iosco) e l’International accounting standards committee (Iasc), sul completamento, da parte di quest’ultimo, di un nucleo  fondamentale di princìpi contabili, gli International accounting standards (Ias). La valutazione  positiva, da parte della Iosco, dei requisiti di qualità e precisione delle nuove regole contabili ne avrebbe permesso l’accettazione nei mercati finanziari internazionali, con riserva della facoltà di provocarne un eventuale successivo riesame. Il progetto è stato completato nel 1999. Per approfondimenti, si vedano Toward convergence of national accounting standards? Mazars & Guérard Series 1998 e F.D.S. Choi, International Accounting and Finance Handbook 2° Edition, John Wiley & Sons Inc.

[2] Il 2005 segna l’avvio della nuova disciplina comune per Australia Nuova Zelanda Russia Hong Kong e vari Stati dell’America latina, mentre la Cina sta completando il percorso di adesione. In Europa, con il regolamento comunitario 1606/2002, i nuovi standards sono legge per i bilanci consolidati delle società quotate nei mercati dell’Unione, a partire dal 2005. Agli Stati membri è stata concessa tuttavia la facoltà di svilupparne portata soggettiva ed effetti operativi. In Italia, l’opzione – inizialmente colta con la legge comunitaria 2003 (Legge 306/03 articolo 25) contenente delega al Governo per l’estensione dei princìpi contabili internazionali ai bilanci individuali delle società quotate, delle banche e delle assicurazioni e poi accantonata, con riferimento alle società quotate, per permettere “… in via prioritaria, un intervento sulla normativa fiscale, al fine di coordinare i nuovi criteri di determinazione del risultato di esercizio con quelli di determinazione dell’imponibile fiscale…” (Replica del 15/09/04 del Governo all’interrogazione parlamentare sollevata in commissione Finanze della Camera), è attualmente contenuta nello schema di decreto legislativo presentato alle camere il 26 novembre 2004 (il cosiddetto “decreto IAS”).

[3] Si riporta la valutazione espressa nel rapporto della Commissione tecnica della Iosco, pubblicato nel maggio del 2000: “After considering the report, the Technical Committee recommends to IOSCO members use of 30 selected IASC standards for cross-border listings and offerings by multinational enterprises, as supplemented in the manner described in this report (i.e. reconciliation, supplemental disclosure and interpretation) where necessary to address outstanding substantive issues at a national or regional level.” Il testo del rapporto è consultabile in www.iosco.org/IOSCO Library, May 2000, “IASC Standards – Assessment Report of the Technical Committee of the International Organization of Securities Commission”.

[4] Lo Iasc è stato fondato a Londra nel 1973 dagli organismi contabili professionali di 9 paesi (Francia Germania Giappone Australia Gran Bretagna e Irlanda Olanda USA Canada Messico) con lo scopo di migliorare e armonizzare le modalità di predisposizione delle informazioni finanziarie e  del bilancio d’esercizio in particolare, in primo luogo attraverso l’elaborazione e la pubblicazione  di princìpi contabili internazionali. Nel 2001 la struttura dell’ente è stata articolata in una fondazione not for profit (Iasc Foundation) con sede nello stato del Delaware US e responsabile della supervisione e del reperimento di fondi e in un organismo propriamente deputato all’elaborazione dei princìpi contabili internazionali, lo Iasb (International accounting standards board).

[5] Il Financial Accounting Standards Board (Fasb) è l’ente incaricato dal 1973 della produzione dei princìpi contabili statunitensi, gli Us Generally accepted accounting principles (Us Gaaps). È un organismo indipendente dalle singole organizzazioni contabili professionali, risultandone tuttavia fortemente influenzato, che deriva la propria legittimazione direttamente dalla Securities and exchanges commission (Sec) come delega parziale della relativa funzione normativa. In tal senso, può essere considerato l’omonimo del corrispondente “europeo” Iasb.

[6] La Securities and exchanges commission (Sec) è l’autorità regolatrice del mercato finanziario statunitense. È un organo federale con poteri di giudizio sulla conformità agli standards, emanati dal Fasb e dai suoi predecessori, dei documenti finanziari prodotti dalle aziende rientranti nell’àmbito giurisdizionale del suo controllo. Il condizionamento del proprio sostegno all’attività dello Iasc al rispetto di alcune condizioni – il completamento, la qualità, la rigorosa interpretazione e applicazione degli Ias – fondamentali per garantire comparabilità e trasparenza dell’informazione nel mercato statunitense, ha indotto lo Iasc ad intraprendere nel 2001 un procedimento di revisione (improvement) del corpus di standards già pubblicati, conclusosi ufficialmente lo scorso 31 marzo 2004 con l’emanazione dei documenti definitivi (ad eccezione degli Ias 32 e 39).

[7]La prima definizione composita della contabilità internazionale è quella proposta da T. R. Weirich, C. G. Avery e H. R. Anderson nel 1971, che distingueva tre approcci concettuali o modelli teorici di riferimento: la World accounting, alla cui base vi è l’assunzione implicita che la finalità della contabilità internazionale sia la standardizzazione dei princìpi contabili; l’International accounting o “approccio comparativo” che considera il complesso delle interazioni tra tutte le tipologie di criteri, metodi e princìpi contabili esistenti nei vari paesi; e la Contabilità per le sussidiarie estere, che fa riferimento sia al processo di consolidamento delle contabilità delle società collegate e sussidiarie sia alle metodologie di traduzione della valuta estera in quella locale. A partire da questa prima intuizione, la dottrina contabile ha successivamente individuato quattro categorie concettuali: la contabilità internazionale comparativa, la contabilità internazionale standardizzata (inizialmente riflessa proprio nelle iniziative dello Iasc), la contabilità internazionale operativa (incentrata su problematiche specifiche delle transazioni delle multinazionali), e la contabilità politica internazionale, riconducibile all’attività svolta dalle istituzioni politiche mondiali quali l’Organization for Economic Cooperation and Development (Oecd) e le Nazioni Unite. Per maggiori approfondimenti, si veda T.R. Weirich C.G. Avery H.R. Anderson, International Accounting: Varying Definitions, International Journal of Accounting, Fall 1971. Nel complesso degli studi tecnici concernenti le problematiche contabili specificamente attinenti alle imprese multinazionali, si richiamano le teorie note come International transaction theory, Translation theory, Multinational theory e Comparative theory. Si veda a questo proposito F.E. Amenkienan, Accounting in the developing countries: A framework for Standard setting, UMI Research Press, Michigan 1986.

[8]Identificano i princìpi contabili internazionali elaborati dallo Iasc/Iasb, completi delle relative disposizioni interpretative, ove la sigla Ias (International accounting standard) si intende riferita ai princìpi emanati dallo Iasc (predecessore dello Iasb) e ai documenti interpretativi emanati dal Sic (Standing interpretations committee), mentre gli Ifrs (International financial reporting standards) sono i criteri varati ex novo dallo Iasb, a partire dal 2003.

[9] Fattori causali generali e fattori causali specifici, approccio microeconomico e approccio macroeconomico, sono le principali categorie concettuali cui si sono ad oggi ispirate le classificazioni dei sistemi contabili vigenti nei diversi paesi, delle rispettive possibilità di evoluzione e dei probabili modelli di armonizzazione. Tra le più importanti, il cosiddetto “Modello di Mueller” che sulla base di quattro elementi di differenziazione (sviluppo economico, complessità aziendale, pervasività politica, sistema legale) ha identificato dieci gruppi di sistemi economici, le sue varianti successivamente elaborate sulla contrapposizione dei modelli contabili di matrice macroeconomica a quelli di matrice microeconomica, e il modello di classificazione proposto dall’American Accounting Association’s nel 1975/76. Si vedano in proposito: B. Campedelli, Ragioneria Internazionale, G. Giappichelli Editore, Torino 1994 e G.G. Mueller, Accounting Principles Generally Accepted in the United States Versus Those Generally Accepted Elsewhere, International Journal of Accounting, Spring 1968.

[10] Lo status delle direttive, di norme recepite dalle giurisdizioni nazionali e da queste approvate nella forma di leggi, le rende poco idonee alla normazione contabile, disciplina improntata a caratteri di tempestività uniformità e certezza legale. La modifica o l’emanazione di nuove direttive, che si rendono inevitabilmente necessarie, ha perciò tempi di attuazione molto lunghi richiedendo interventi di natura politica (approvazione di leggi precedute da analisi e implementazione). Questo fa sì che le regole contabili in esse enunciate siano spesso superate dalle prassi correnti maggiormente diffuse o addirittura in contrasto con le tecniche internazionali più accreditate.

[11] L’Accounting regulatory committee (Arc), insieme all’Efrag, affianca la Commissione dell’Unione Europea nelle fasi del procedimento di omologazione comunitaria degli Ias/Ifrs. È disciplinato dall’articolo 6 del regolamento 1606/2002/Ce ed è un organo di indirizzo politico che orienta e vigila sull’attività dell’Efrag (organo tecnico) affinché i princìpi siano compatibili con trattati e norme comunitarie. È composto dai Regulators, organismi che nei singoli stati vigilano sull’applicazione delle disposizioni e per l’Italia ne fanno parte la Banca d’Italia, la Commissione nazionale per la società e per la borsa (Consob), il ministero dell’Economia e l’Istituto di vigilanza delle assicurazioni pubbliche e private (Isvap).

L’European financial reporting advisory group (Efrag) è il comitato tecnico che assiste, insieme all’Arc, la Commissione dell’Unione Europea nel recepimento degli standards internazionali. E’ l’organismo rappresentativo degli standard setters nazionali a livello europeo con funzioni di consulenza tecnico consultiva nella fase preparatoria degli standards e valuta l’approvazione della disciplina. Per l’Italia l’ente referente è l’Organismo italiano di contabilità (Oic), fondazione di diritto privato in cui sono rappresentate le professioni contabili e le associazioni produttive, che elabora documenti tecnici per armonizzare la disciplina contabile con la normativa fiscal-civilistica.  Il Committee of european securities commission (Cesr) è un organismo internazionale cui aderiscono tutte le autorità di vigilanza sui mercati finanziari europei. Nell’aprile 2004 ha emanato un documento d’intesa (lo Standard 2) dove si prefigge di disciplinare il coordinamento delle attività di vigilanza sull’informazione contabile in Europa e di affiancare l’attività di Iasc e Ifric (International financial reporting interpretations committee, il comitato per le interpretazioni che accompagnano gli Ias/Ifrs erede dello Standing interpretations committee) con documenti integrativi e raccomandazioni alle misure di attuazione dei nuovi criteri internazionali e conseguenti interpretazioni. Il documento prevede l’istituzione di una European enforces coordination session (Eecs) quale sede dedicata al confronto e alla convergenza delle informazioni, delle decisioni assunte e delle azioni intraprese in materia di vigilanza.

[12] Il Framework for the preparation and presentation of financial statements è pubblicato dallo Iasc nel 1989 e contiene la definizione dei concetti fondamentali per la preparazione e presentazione del “bilancio internazionale” d’impresa. Si tratta di una vera e propria teoria normativa del bilancio d’esercizio, concepita sulla base di un approccio deduttivo e imperniata sulla definizione preliminare degli obiettivi. Dal punto di vista strutturale, il Conceptual framework si presenta come un sistema coerente di obiettivi e di concetti fondamentali, che governano l’emanazione e la statuizione di princìpi contabili compatibili e dai quali si desumono la natura, la funzione e i limiti del bilancio di esercizio.

[13] In occasione del quindicesimo congresso mondiale sulla contabilità, tenutosi a Parigi nel 1997, la World Bank aveva rivolto un appello alla comunità economica internazionale affinché intervenisse in aiuto delle realtà in via sviluppo. In particolare, indicava il progresso della disciplina contabile locale, la formazione di professionisti qualificati e, in genere, la predisposizione di strutture informative efficienti, quali misure necessarie da intraprendere per attrarre investimenti stranieri in questi mercati. Auspicava altresì il progressivo coinvolgimento delle organizzazioni contabili professionali delle economie in via di sviluppo nel programma di armonizzazione.

[14] Il riflesso di maggior rilievo sulla qualità dei contributi dottrinali e metodologici è rappresentato dal passaggio del Fasb statunitense dallo status di ente osservatore a quello di ente decisore, con conseguenze non secondarie sui rapporti di contrapposizione politica, per il contenimento delle aspirazioni di esautorazione dello Iasc nella legittimazione internazionale e sovranazionale della propria funzione normativa.

[15] Si pensi, a titolo esemplificativo, alle seguenti questioni: l’impatto che i nuovi princìpi avranno sui bilanci e sulle valutazioni dei mercati finanziari; le ripercussioni sull’applicazione di Basilea 2 – la nuova regolamentazione prudenziale degli istituti di credito – in relazione ai concetti di patrimonio di vigilanza delle banche e di rating delle imprese affidate; il coordinamento con le normative interne in materia fiscale e societaria; l’adesione alla strategia contabile dell’Unione Europea da parte dei paesi dell’Europa allargata; l’individuazione di un corpus di regole applicabili ai bilanci  delle piccole e medie imprese (Standards for Small and medium enterprises); la ratifica parziale dello Ias 39 “Financial instruments: recognition and measurement” sulla contabilizzazione, nei bilanci di banche e assicurazioni, di alcune passività al fair value e sulla copertura dei depositi a vista (core deposit), che contrappone la Commissione dell’Unione Europea (sensibile ai rilievi della Federazione delle banche europee) allo Iasb e alla Gran Bretagna.

[16] Considerazioni universali e convergenza di soluzioni in risposta alla specificità delle problematiche contabili variamente affrontate dalle singole realtà, come efficacemente suggerito dall’esempio della precoce e intuitiva decisione delle maggiori imprese e multinazionali svizzere di “convertirsi” alla disciplina internazionale. La presenza di un mercato finanziario altamente efficiente infatti, nel consentire la definizione di adeguate strategie di capitalizzazione con un certo margine di autonomia rispetto al mercato statunitense, si è manifestata in questo contesto nella spontanea adesione, da parte delle imprese con operatività transnazionale, all’applicazione integrale degli Ias, valutati tecnicamente superiori agli standards locali e perciò ritenuti garanti di maggiore accettabilità e credibilità sul mercato internazionale.

 

[17] Il regolamento è stato successivamente modificato dalla disposizione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 111/3 del 17 aprile 2004 – il regolamento comunitario 707/2004 – con cui si è recepito il principio contabile internazionale Ifrs 1 sulle norme tecniche di prima applicazione degli Ias/Ifrs. Il nuovo regolamento ha provveduto alla sostituzione del documento interpretativo Sic-8 con il principio contabile Ifrs 1 e all’estensione retrospettiva della applicabilità degli Ias/Ifrs ai bilanci relativi all’esercizio che inizia dal 1° gennaio 2004. Rispetto al documento Sic-8 la trasformazione, obbligatoria anche sui dati del 2004, è stata semplificata dalla previsione di ipotesi facoltative di esenzione e obbligatorie di eccezione tese a evitare ricostruzioni aleatorie di dati contabili.

[18] L’intervento della direttiva sulle precedenti accounting directives per renderle “compatibili” con gli Ias/Ifrs si è reso necessario per garantire a tutte le imprese di operare a pari condizioni, sia che utilizzino i princìpi contabili internazionali sia che non li utilizzino.

[19] Si riporta la dichiarazione del 1995 con cui la Commissione dell’Unione Europea ha indicato la linea strategica della propria politica in materia di armonizzazione contabile con riferimento allo “IOSCO Agreement” siglato nello stesso anno: “Rather than amend existing Directives, the proposal is to improve the present situation by associating the EU with the efforts undertaken by IASC and IOSCO towards a broaden international harmonization of accounting standards”, European Commission policy, November 1995, EC Statement of policy, Accounting Harmonization: A new Strategy vis-à-vis International Harmonization.

[20] Un principio contabile internazionale acquisisce, infatti, forza normativa a livello comunitario quando, dopo essere stato licenziato ed emanato dallo Iasb, viene esaminato e considerato in grado di salvaguardare la tutela del bene pubblico europeo dagli organismi tecnico-politici di supporto alla Commissione europea, ossia dallo European financial reporting advisory group (Efrag) e dall’Accounting regulatory committee (Arc). La Commissione europea ratifica quindi la decisione, previo parere favorevole ma non vincolante del Parlamento europeo, e il principio assume rango di legge con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale europea, a partire dal ventesimo giorno successivo.

[21] Dal 1° maggio 2004 sono entrati a far parte dell’Unione Europea: Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Cipro e Malta.

[22] La discontinuità tra i princìpi contabili internazionali (Ias/Ifrs) e gli standards statunitensi (Us Gaaps), generalmente considerati simili e progressivamente convergenti, è in realtà sostanziale poiché nel primo caso si tratta di “linee guida” a carattere generale (broad principles), nel secondo caso di rules, ovvero di regole precise nonché articolate per tipologia aziendale (detailed examples and quantified guidelines). Il sistema creditizio statunitense, inoltre, considera la conformità ad esse un fondamentale requisito di attendibilità dei conti e di trasparenza informativa nell’accesso ai finanziamenti.

[23] Le due strutture concettuali di riferimento, per gli Ias/Ifrs e per gli Us Gaaps rispettivamente, sono virtualmente identiche, assumendo entrambe, come postulati generali di riferimento, la rilevanza verificabilità comparabilità e comprensibilità dei dati economico finanziari e, come finalità, il soddisfacimento delle esigenze informative dell’investitore/creditore. Entrambe, inoltre, si basano sull’assunto delle attività quali risorse e delle passività quali obbligazioni.

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