L’impresa individuale

L’impresa individuale

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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La ditta individuale è la forma giuridica più semplice e meno onerosa perché per la sua costituzione non sono richiesti particolari adempimenti, l’unica cosa da fare è l’apertura di un numero di partita IVA.

La ditta individuale è quel tipo di impresa che fa riferimento a un solo titolare, l’imprenditore, il quale è l’unico responsabile e anche l’unico promotore della sua iniziativa imprenditoriale. All’imprenditore non si impone una quantità minima di capitale iniziale da investire.

Essendo lui l’unico “responsabile” di tutto il processo imprenditoriale, il rischio d’impresa ricade solo su di lui.

Questo significa che l’intero patrimonio dell’imprenditore individuale è soggetto al rischio d’impresa.

In caso di insolvenza dei debiti della ditta individuale, egli risponde nei confronti dei terzi con tutti i suoi beni, anche personali.

Esempio:

Tizio si occupa di trasporto di persone e ha scelto come forma giuridica la ditta individuale.

Svolge la sua attività con un pullman che ha comprato con un prestito della banca.

Per qualche tempo la sua attività è andata bene ed è riuscito a comprarsi una casa, una Ferrari e una villetta al mare.

Ad un certo punto gli affari iniziano ad andare male sino al punto nel quale Tizio accumula debiti per 500.000 euro e fallisce.

A questo punto gli sequestrano la casa, la Ferrari e la casa al mare sino a che il suo patrimonio personale non riesce a coprire tutti i debiti accumulati.

Rimane rimango senza niente.

Forse sarebbe stato meglio costituire una società con forma giuridica di società di capitali e tutelare il suo patrimonio personale.

Per questo motivo, la ditta individuale viene di solito preferita, come forma giuridica, quando si devono svolgere attività che non richiedono grandi investimenti e che comportano rischi abbastanza limitati.

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La denominazione della ditta individuale deve comprendere il cognome del titolare o le iniziali del suo nome e del suo cognome.

La ditta individuale può essere svolta anche nella forma di impresa familiare o di impresa coniugale.

E’ il caso in cui il titolare si avvale dell’aiuto delle prestazioni dei suoi familiari .

Per questo, nel caso di impresa familiare oltre al titolare possono partecipare alla ditta individuale anche il coniuge e i parenti entro il terzo grado, e gli affini entro il secondo ( art.230 bis c.c.).

Tutti coloro che partecipano all’impresa familiare hanno diritto alla ripartizione degli utili e il titolare resta l’unico responsabile dell’impresa.

Per l’ impresa coniugale ci sono delle condizioni da rispettare:

la prima è che deve essere costituita dopo il matrimonio, la seconda è che i coniugi devono essere in regime di comunione legale dei beni, la terza è che entrambi i coniugi devono gestire l’impresa nella parità delle condizioni, senza vincoli di subordinazione.

La scelta della ditta individuale e dell’impresa familiare come forma societaria viene fatta tenendo presente vantaggi e svantaggi.

 

I vantaggi sono:

a) facilmente realizzabile: semplice iscrizione alla C.C.I.A.A. (Camera di Commercio, Industria e Artigianato) della provincia nella quale è la sede della ditta individuale.

b) rapidità delle tempistiche di costituzione

c) ridotte spese per la costituzione

d) tenuta della contabilità aziendale estremamente semplice: minori oneri amministrativi, cintabili e fiscali

e) accentramento decisionale dell’imprenditore

f) velocità, flessibilità e rapidità decisionale

g) minori costi di gestione

h) assenza dell’obbligo di redigire il bilancio a fine anno

 

Gli svantaggi sono:

a) responsabilità illimitata nei confronti dei terzi creditori. In particolare, in caso di obbligazioni sociali, l’imprenditore risponde con tutto il suo patrimonio personale dei debiti contratti e non pagati

b) apporto delle sole risorse dell’imprenditore

c) assenza di soci con cui confrontarsi

d) limitata affidabilità creditizia

e) svantaggi fiscali: in caso di utili netti cospicui, questi si traslano sui redditi complessivi del titolare il quale poi paga le tasse anche in base a quanto dichiarato come reddito di ditta individuale.

Per la costituzione di un’impresa individuale non ci sono disposizioni legali obbligatorie da tenere presnti, come ad esempio il capitale minimo, e non è necessario un atto costitutivo formale. L’impresa individuale sorge automaticamente, per così dire, quando una persona avvia un’attività commerciale indipendente, di conseguenza, le spese di costituzione sono basse.

L’imprenditore individuale risponde sempre illimitatamente.

Una ditta individuale deve venire iscritta al registro di commercio (Art. 36 dell’Ordinanza sul Registro di Commercio).

Le libere professioni (avvocati, ingegneri) sono di solito escluse dall’obbligo di iscrizione.

Al più tardi al momento dell’iscrizione al registro di commercio, l’imprenditore deve cominciare a pensare al nome della propria ditta.

Non appena una ditta individuale deve essere iscritta al registro di commercio, sottostà all’obbligo di tenere una contabilità commerciale, e bisogna tenere una contabilità doppia con bilancio, inventario e conto economico.

Non significa che i lavoratori dipendenti che non sottostanno all’obbligo di iscrizione non devono tenere alcuna contabilità.

In particolare il diritto fiscale (imposte dirette e IVA) stabiliscono dei cosiddetti obblighi di registrazione e di conservazione.

Le autorità fiscali richiedono una certa dimostrabilità delle cifre d’esercizio, di conseguenza si dovrebbe tenere almeno una contabilità semplice.

Un lavoratore indipendente non sottostà a nessun obbligo di revisione.

In un secondo momento, una ditta individuale può essere trasformata in qualunque momento.

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