Ironia e verità

Ironia e verità

Sabetta Sergio

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Il pensiero non è passivo, qualcosa di consuetudinario che nasce dai comportamenti dati, ma si origina dalle difficoltà, dalla necessità di superare il vissuto immediato condizionato dal progresso, dando nuovo senso al quotidiano (Faucault), vi è quindi la necessità di uno spostamento verso domande trasversali capaci di risposte inattese che superino il sistema della deduzione sillogicistica e attraverso l’ironia diano luogo a nuove visioni.

Nel porsi l’ironia nei confronti della verità Aristotele la considera una diminuzione della verità mediante simulazione, tanto da indurre S.Tommaso a identificarla come forma lecita di menzogna, ma nel manipolare la realtà si può ottenere una trasparenza della stessa da cui emerge una nuova verità creata dall’Io (Schlegel) come nuova lettura degli eventi mondani, in un contrasto tra la coscienza del sé e la sua proiezione esterna che impedisce, se rivolta a se stesso, un’autoesaltazione nell’affermazione di una assoluta verità così da provocare il dubbio sulla propria visione, vi è l’impossibilità di determinare in modo assoluto quello che Lowith definisce come la positiva e immediata fisicità del mondo naturale.

Arend  ci ricorda che è molto più facile agire in condizioni di tirannia che non pensare, si che il “giudizio” viene a porsi come un ponte tra il pensare e l’agire, vi è quindi la necessità che il giudizio venga corretto nella sua assolutezza dall’ironia e il conseguente dubbio che essa manifesta nel ridimensionamento della certezza del proprio giudizio, la verità risulta pertanto qualcosa di frammentato che si ricompone in termini probabilistici, vi è quindi una probabilità di verità.

Nella fisica quantistica è stato sviluppato un modello bayesiano in cui è l’osservatore che sfrutta la funzione d’onda assegnando un valore alla propria fiducia sulla circostanza che il sistema avrà una determinata proprietà, anche se è cosciente che le proprie scelte e azioni hanno di per sé una influenza incerta sul sistema, questo può non corrispondere alle conclusioni di un altro osservatore, si hanno quindi tante funzioni d’onda quanti sono gli osservatori, solo a seguito della comunicazione fra gli osservatori con lo scambio delle conoscenze acquisite si potrà avere una visione coerente del mondo.

Il collasso della funzione d’onda per fatto dell’osservatore non è più oggettivo, ma diventa soggettivo e discontinuo, una assegnazione di probabilità a seguito di nuove informazioni, vi sono quindi attese dell’osservatore che si risolvono in una scelta della funzione d’onda, in uno stretto rapporto tra stato mentale e probabilità bayesiana, ossia sul “grado di fiducia” che si verifichi l’evento in una libera unione tra informazioni statistiche quantitative e stima intuitiva fondata sull’esperienza, così che l’atto riflessivo fa esistere il mondo ma non la verità sul mondo, questa non è che una percentuale di verità che potrà acquisire maggiore coerenza dallo scambio comunicativo delle esperienze (H. C. von Baeyer).

Vi è un avvicinarsi alla verità come coerenza perfetta teorizzato da Bradley, con la possibilità pertanto, di graduare il raggiungimento della verità in base al grado di coerenza sebbene approssimativa e imperfetta, la verità è per l’uomo anche espressione di una utilità perseguita, infatti viene riconosciuta più facilmente se conforme all’utile per quello da me inteso, indipendentemente dall’estensione della conoscenza come sostenuta da Schiller, in questo la verità è solo una parte della giustizia, elemento sostanziale che viene a perdersi nella formalità di una ripetitività tesa alla ricerca dell’utile in una omeostasi sociale e culturale, d’altronde la verità per essere vista deve volersi cercare con tutti i possibili pericoli che ne conseguono anche in contrasto con la nostra visione del mondo.

 

 

Bibliografia

  • M. Foucault, Discorso e verità nella Grecia antica, Donzelli ed., 2005;
  • N. Abbagnano, Dizionario di Filosofia, UTET, 1974;
  • O. Franceschielli, Karl Lowith. Le sfide della modernità tra Dio e nulla, Donzelli ed., 1997;
  • H. Arendt, Vita activa, Bompiani 1964;
  • H. C. Bayer, Il paradosso dei paradossi quantistici, in Le Scienze, 32-37, agosto 2013, 540.

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