Imu, si lavora al maxi-sconto. Iva verso altri tre mesi di rinvio

Imu, si lavora al maxi-sconto. Iva verso altri tre mesi di rinvio

Redazione

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Giovedì il vertice di maggioranza per trovare le coperture per i due tributi. Un miliardo di tagli di spesa servirà a spostare a gennaio il ritocco all’aliquota

 

tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

 

Il primo obiettivo della riunione di maggioranza di giovedì è definire i correttivi al “decreto del fare”, quindi in materia di lavoro e di Iva: nodi che dovevano essere affrontati nell’incontro della settimana scorsa saltato per le turbolenze politiche. Poi si parlerà anche di Imu, ma non è affatto scontato che su questo tema si arrivi alla soluzione. L’ipotesi più probabile resta quella di una soluzione in due tempi, con un assetto provvisorio per il 2013 e poi la riforma complessiva eventualmente da mettere a punto con la legge di stabilità. In ogni caso occorre trovare la copertura per ridurre, se non proprio cancellare, la quota di quest’anno, dopo che è stato rinviato il pagamento della prima rata.

L’aumento della detrazione
La soluzione più a portata di mano resta quella di incremento della detrazione per l’abitazione principale oggi fissata a 200 euro, che potrebbe crescere fino a 600: in questo modo si otterrebbe l’esenzione di fatto per l’85 per cento dei contribuenti. Questa soluzione costa comunque quasi tre miliardi, che vanno trovati; ovviamente un importo un po’ minore della detrazione ridurrebbe quello della copertura finanziaria da trovare. Il ministro dell’Economia intende proporre alle forze politiche le varie alternative per poi trovare insieme una soluzione condivisa. Saccomanni non ha rinunciato all’idea di archiviare l’intero dossier prima dell’estate, ma restano tutte le difficoltà innanzitutto di ordine politico. A spingere per soluzioni il più possibile chiare e immediate spingono anche i Comuni, che hanno bisogno di certezze sulle risorse finanziarie a propria disposizione. Per l’assetto definitivo della tassazione immobiliare restano in campo le varie ipotesi elaborate in questi giorni, da quelle che prevedono di tener conto – ai fini dell’esenzione – del numero di componenti della famiglia e dei metri quadrati effettivi dell’abitazione, all’unificazione dei vari tributi in una sola tassa comunale sui servizi. Al 2014 è rinviata anche la soluzione per le imprese, che sperano di poter contare su una forma di deducibilità dalle imposte dirette del prelievo sugli immobili strumentali, come capannoni e negozi. Ma l’obiettivo più immediato di governo e maggioranza è intervenire su un’altra imposta, l’Iva che in assenza di nuove misureè destinata ad aumentare dal primo ottobre. Per portare la scadenza a fine anno serve un altro miliardo, che potrebbe essere trovato con opportune riduzioni di spesa. Siccome però questi soldi servono subito, non ci sarà tempo per attendere i risultati della revisione strutturale della spesa, che pure Saccomanni vuole assolutamente avviare. Si tratterà quindi con tutta probabilità di tagli ai bilanci dei ministeri, che risparmieranno però il sociale, la scuola, gli investimenti innovativi.
Probabile invece che si vadano a toccare fondi per le infrastrutture non immediatamente utilizzabili. `

Le coperture alternative
Se per questa via si potrà trovare un miliardo, è il ragionamento che si fa a Via Venti Settembre, potrà essere utilizzato per spostare in avanti di altri tre mesi le lancette dell’aumento Iva. A quel punto la copertura individuata per il primo rinvio fino a ottobre, l’incremento degli acconti sulle imposte dirette, potrebbe restare quella che è a meno che le forze politiche non siano in rado di proporre soluzioni alternative. In autunno, con la legge di stabilità, il governo spera di avere un quadro più definito della situazione che possa trarre vantaggio anche da un’eventuale inizio di ripresa dell’economia. Uno dei test decisivi riguarda l’andamento delle entrate. Ieri il Dipartimento delle Finanze ha rilasciato i dati definitivi relativi al mese di maggio che vedono nei primi cinque mesi dell’anno entrate tributarie praticamente stabili (+0,1 per cento) mentre quelle contributive sono calate dell’1,2 soprattutto per il ricorso a pagamenti rateali. A giugno le cose sono andate un po’ meglio ma si attende la fine di questo mese per avere un’indicazione ancora più attendibile.

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