Il funzionalismo computazionale nella normazione

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

Gli eventi mentali sono, secondo il funzionalismo, riconoscibili e classificabili indipendentemente dalla loro costituzione fisica, il modo in cui avvengono tali interazioni creano differenti versioni dello stesso concetto.

Armstrong afferma che i significati mentali dei termini asseriscono certe relazioni causali come nell’ipotesi di causali fisiche, questa versione del funzionalismo sembra permettere di comprendere il significato dei termini mentali senza fare ricorso alla conoscenza della natura degli stati cerebrali soggiacenti che il comportamentismo sembra premettere.

L’identificazione degli stati mentali con stati computazionali interni al sistema (Fodor – Block) permette di sostituire al funzionalismo meccanico un funzionalismo computazionale strettamente associato alla teoria computazionale della mente, la quale considera la mente come esecutrice di operazioni formali effettuate su simboli codificati al suo interno, tanto da indurre Dennett a considerare la mente un motore sintattico, ossia fornito di proprietà formali, che simula un motore semantico, atto all’interpretazione.

In questo aspetto computazionale la cognizione è vista come una attività di elaborazione di simboli, tuttavia vi è anche la possibilità di una elaborazione di modelli non simbolici nei quali i componenti di un sistema vengono identificati in base alle capacità di interagire fra loro, si crea una complessa attività interna al sistema, rappresentabile in un diagramma di flusso, nel quale le operazioni delle sottoprocedure si raccordano con le operazioni del programma principale.

In questa progressiva suddivisione dei processi si giunge ad un livello nel quale Lycan riconosce l’impossibilità di distinguere il funzionalismo dalla teoria dell’identità, essendo giunti nella nostra ricerca ad un livello neurofisiologico.

L’affermazione di una relazione vincolante su base logica fra stati mentali e comportamenti non è per Malcom accettabile in quanto un certo stato mentale sarà in realtà connesso ad una varietà di differenti stati mentali in una certa rete causale, i singoli frammenti di informazione verranno integrati fra loro attraverso quella che Minsky identifica come delle relazioni fra nodi contenenti particolari informazioni codificate, circostanza che riconosce la necessità affermata da Dreyfus dell’operare della cognizione con sistemi dotati di un corpo e non su sistemi formali astratti.

Quanto finora esposto non conduce necessariamente ad affermare che la conoscenza concettuale conduca all’esperienza, in quanto potrebbe anche non esserci niente da conoscere ma soltanto qualcosa di cui fare esperienza (Lewis – Churchland ), in contrasto con la tesi di Nagel per cui noi conosciamo qualcosa quando ne abbiamo esperienza.

La prima elaborazione dell’informazione determina un effetto a cascata dalle enormi conseguenze, tuttavia è l’ambiente che influenza le scelte operate al fine del controllo dello stesso ambiente, vi è quindi un accompagnarsi dei “Se” a degli “Allora” che ripetuti fanno sì che i comportamenti non siano altro che prodotti di sottosistemi multipli (Marcus).

Se l’universo è essenzialmente informazione Susskind ci ricorda che le distinzioni nate dalle informazioni non scompaiono mai anche se confuse e rimescolate, infatti è l’informazione che ci fa percepire la realtà in un determinato modo fino a indurre Verlinde a definire il nostro spazio-tempo come una proprietà emergente dell’informazione (Moyer), di cui la formazione non è che una semplice codifica sociale.

La complessità di una struttura è data dal rapporto tra la profondità logica, numero di operazioni elementari, sulla profondità termodinamica del numero di informazioni da elaborare (Lloyd), così che “la complessità effettiva di un sistema è data dalla quantità di informazione necessaria per descrivere la regolarità”, ma questa deve essere contenuta in termini minimi alla sua funzionalità e deve ridursi solo a quella significativa per lo scopo del sistema (Lloyd).

La classificazione dei problemi in classi computazionali avviene in base al tempo necessario a risolvere gli stessi, infatti non tutti i problemi crescono a un tasso gestibile e quindi controllabili alcuni crescono a una velocità tale da complicarsi rapidamente, bisogna considerare che ogni sistema il quale trasformi input in output secondo un insieme finito di regole è un sistema che calcola (Pavlus).

La natura sembra porre limiti alla trattabilità dei problemi, ma quello che matematicamente può apparire un limite all’ottimale è risolto in natura attraverso una approssimazione utile, tralasciando la perfezione (Pavlus – Chaitin), la selezione avverrà quindi sulla qualità dell’approssimazione, in questo la regolamentazione normativa svolge una funzione di adattabilità di un sistema sociale in rapporto agli altri sistemi umani e naturali.

La semplificazione della complessità computazionale di un sistema avviene anche attraverso l’analisi teleologica funzionale della pressione selettiva, come ci ricorda Wright la funzione di x è z se e solo se : z è una conseguenza e pertanto un risultato della presenza di x, e c’è x perché ha come conseguenza z; questa che sembra una retrocausazione è in realtà il riferimento alla prima istanza, l’analisi parziale in quanto concentrata sul sistema è completata da Wimsatt con il riferimento ai fattori ambientali e naturali che condizionano lo scopo, distinguendo tra sistemi chiusi e sistemi aperti che possono apprendere e quindi forniti di capacità adattive.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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