Il “freno” tecnologico alla mediazione arriva direttamente dal Ministero

Il malfunzionamento della piattaforma della mediazione ha bloccato l’accesso alla professione e oscurando la lista istituzionale dei professionisti.

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A cura di Anna Bellazzini ed Erika Petrozzi
La piattaforma di mediazione presso il Ministero di Giustizia, che rende pubblici gli organismi di mediazione e i mediatori stessi, è chiusa da più di tre mesi. Le conseguenze di questo stop si fanno ormai sentire, non solo tra i nuovi professionisti che sono impossibilitati a operare, ma anche tra gli organismi di mediazione. In aggiunta, la situazione è resa ancora più problematica dalla risposta del Ministero, che è rimasto silente di fronte ai comprensibili appelli dei mediatori per il ripristino di tale piattaforma. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

Indice

1. Cosa si intende per piattaforma di mediazione e qual è il suo scopo


Si può chiamare informalmente piattaforma di mediazione quello che sarebbe il registro degli organismi di mediazione, l’elenco degli enti di formazione, l’elenco dei mediatori e l’elenco dei formatori.  Regolamentato dal decreto ministeriale n. 150 del 24 ottobre 2023, esso è tenuto dal Ministero della Giustizia, presso il Dipartimento degli affari di giustizia, ed è, o meglio dire dovrebbe essere, disponibile a tutti per la consultazione
Non esiste infatti un ordine dei mediatori, come ente autonomo che si occupa dei propri iscritti in maniera diretta, garantendone i requisiti professionali e vigilando sulla deontologia degli iscritti, come invece accade, per esempio, per gli avvocati. Sulla base dell’articolo 12 del precitato decreto, è infatti il responsabile del registro presso il Ministero che si occupa dell’ammissione dei nuovi professionisti e della vigilanza sugli iscritti.
Lo stesso articolo precisa che il registro e gli elenchi sono gestiti con modalità informatiche “che assicurano la rapida elaborazione di dati…”.
A seguito della riforma Cartabia, che ha portato a una stretta sui requisiti per l’iscrizione e il mantenimento della qualifica di mediatore, richiedendo percorsi formativi più approfonditi e obblighi di aggiornamento biennale, l’obiettivo delle istituzioni era rendere l’intero ecosistema della mediazione più preparato ed efficiente. Ciò, però, necessitava uno slancio anche da parte delle Istituzioni, per adeguare l’attività del Ministero alla competenza dei mediatori e dei loro professionisti. La transizione verso il nuovo sistema digitale era stata pensata per semplificare la gestione degli elenchi, ma l’instabilità dell’infrastruttura sta producendo l’effetto opposto. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.

2. I problemi tecnici dei servizi digitali ministeriali


L’impasse che colpisce i mediatori civili e commerciali non è purtroppo un fenomeno isolato, ma si inserisce in un più ampio e preoccupante quadro di paralisi dei servizi digitali. Le medesime criticità tecniche, infatti, stanno attualmente precludendo l’accesso a pilastri fondamentali della giustizia ausiliaria e professionale: dall’Albo degli amministratori giudiziari alla gestione degli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento (OCC), passando per il registro dei gestori delle vendite telematiche.
Ci troviamo di fronte a un blocco trasversale che non limita soltanto l’ingresso di nuovi professionisti nel mercato, ma congela l’intero ecosistema dei registri ministeriali, rendendo di fatto impossibile l’aggiornamento e la consultazione di elenchi essenziali per il corretto svolgimento delle procedure giudiziarie ed esecutive nel nostro Paese.
La gravità della situazione non risiede solo nel blocco tecnico tout court, ma nell’assenza di un canale di comunicazione bidirezionale efficace tra i professionisti e il Ministero della Giustizia. I numerosi tentativi di contatto documentati – tra invii di PEC collettive, telefonate agli uffici competenti e bombardamento social – restituiscono il quadro di un’amministrazione silente ed evasiva.
Le risposte ottenute si limitano a confermare “problemi tecnici per manutenzione straordinaria”, senza tuttavia fornire una tempistica certa. Questo stallo comunicativo non solo lede il legittimo affidamento del professionista, ma evidenzia un paradosso: mentre la Riforma impone tempi certi e digitalizzazione forzata, l’apparato ministeriale non sembra in grado di garantire la manutenzione minima dei propri strumenti.

3. Cosa provoca lo stop della piattaforma


Siamo dinanzi a un corto circuito burocratico-digitale che va ben oltre il semplice guasto tecnico. Questa paralisi non solo impedisce ai mediatori di esercitare la propria funzione, ma tradisce lo spirito stesso della riforma, trasformando uno strumento di semplificazione in un ostacolo che ingessa ulteriormente il sistema giustizia.
In primo luogo, lo stop impedisce il ricambio e l’ingresso di prossime generazioni di mediatori: i professionisti che hanno già completato i gravosi percorsi formativi previsti dalla Riforma restano in un limbo giuridico, impossibilitati a operare perché non formalmente iscritti negli elenchi. Questo genera un danno economico immediato per i mediatori e i formatori che, pur avendo investito in competenze e aggiornamento, vedono precluso il proprio diritto al lavoro.
In secondo luogo, la paralisi colpisce la trasparenza e la certezza del diritto. Senza la possibilità di consultare registri aggiornati, gli utenti non possono verificare in tempo reale l’effettiva esistenza di organismi e mediatori, minando la fiducia nell’istituto della mediazione stessa.
Infine, il blocco digitale produce un effetto domino sulle procedure giudiziarie: se gli organismi di mediazione non possono gestire correttamente le iscrizioni o le loro stesse alterazioni, l’intero meccanismo della “condizione di procedibilità” rischia di incepparsi, appesantendo ulteriormente i ruoli dei tribunali ordinari che la riforma, al contrario, mirava a deflazionare.

4. Cronologia eventi


GENNAIO 2026 → la piattaforma è sicuramente già non disponibile (non abbiamo contezza della situazione nei mesi precedenti di novembre e dicembre).
5 FEBBRAIO 2026 → viene inviata la prima e-mail (di cui noi abbiamo contezza) nella quale si chiede qualche informazione in più sulle tempistiche di ripristino della piattaforma.
5 MARZO 2026 → il ministero pubblica su “giustizianewsonline un semplice avviso agli utenti per informarli dell’impossibilità di accedere ad alcuni elenchi, registri ed albi per motivi di carattere tecnico.
7 MARZO 2026 → prima risposta in cui un impiegato del ministero accusa una manutenzione straordinaria, per la quale non si conoscono i tempi tecnici di completamento.
13 MARZO 2026 → seconda risposta, a seguito di un’ulteriore richiesta, nella quale confermano di non saper dare ulteriori informazioni.
13 MARZO 2026 → viene inviata una pec collettiva: una quarantina di nuovi mediatori richiedono informazioni sul ripristino della piattaforma e sollecitano una pronta risoluzione delle problematiche di carattere tecnico. Nessuna risposta è pervenuta dal Ministero.
16 MARZO 2026 → richiesta mezzo pec del Coordinamento della Conciliazione Forense che sollecita una immediata riattivazione della piattaforma.
Le e-mail inviate e ricevute dal Ministero possono essere visionate su Instagram e Facebook.

5. Conclusioni


Davanti a questo scenario, la domanda sorge spontanea: come devono orientarsi i mediatori e gli organismi coinvolti? Al momento, la mancanza di indicazioni ufficiali sta costringendo gli operatori a muoversi in un clima di totale incertezza.
Ciò che la categoria richiede non è un miracolo tecnologico immediato, ma risposte chiare, ufficiali e definitive da parte del Ministero della Giustizia. È necessario che l’Amministrazione esca dal silenzio e fornisca un cronoprogramma perlomeno approssimato per il ripristino delle funzionalità dei registri o, in alternativa, predisponga procedure d’urgenza transitorie che permettano l’iscrizione e l’aggiornamento dei dati tramite canali alternativi (come la PEC o portali di emergenza).
Non si tratta solo di risolvere un “bug” informatico, ma di rispettare il lavoro di migliaia di professionisti e di garantire ai cittadini l’accesso a una giustizia che, per essere davvero “smart” e digitale, deve prima di tutto essere funzionante e trasparente.

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