I doveri dei figli nei confronti dei genitori anziani

I doveri dei figli nei confronti dei genitori anziani

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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A volte ci si chiede se i figli siano obbligati a rivolgere le loro attenzioni ai genitori.

Se esista un dovere giuridico del figlio al fine di mantenere il padre e la madre.

In questa sede tratteremo della questione e delle sue diverse sfaccettature.

Il dovere dei figli di mantenere i genitori

I genitori hanno il dovere di mantenere i figli sino a quando non sono indipendenti in senso economico, provvedendo ai loro bisogni anche se dovessero decidere di andare a vivere per conto loro.

In relazione ai figli, non esiste per loro il dovere di mantenere i genitori quando gli stessi non dispongono di sufficienti risorse economiche.

Salve alcune eccezioni, i figli non devono rivolgere le loro attenzioni ai genitori che sono in pensione e non sono in grado di condurre un tenore di vita dignitoso.

Se la pensione è sufficiente anche meno, e neanche se il genitore spenda i soldi della sua pensione al gioco o simili, oppure regale denaro a terze persone.

Se ci dovesse essere una situazione di evidente incapacità a gestire il patrimonio si potrà valutare la nomina di un amministratore di sostegno che possa seguire e consigliare l’anziano nella gestione dei suoi risparmi, però anche questo adempimento non rappresenta un obbligo per i figli, sarebbe uno strumento posto in essere al fine di per tutelare i beni familiari.

Simili circostanze hanno senso sia dal lato economico si dal lato affettivo.

Davanti alla legge i figli non hanno il dovere di dare amore ai genitori, di fare loro gli auguri in occasione delle feste, al telefono o di persona, di recarsi a casa loro a trovarli e di onorarli in ottemperanza alla morale comune.

Se un genitore si dovesse sentire abbandonato da uno o più figli, non lo potrà fare causa.

In quali circostanze i figli devono mantenere i genitori

Nel paragrafo precedente, si è accennato al fatto che ci siano alcune eccezioni in relazione all’impegno economico dei figli nei confronti dei genitori.

Una di queste è relativa all’obbligo degli alimenti, un’altra si verifica in presenza di una situazione di affidamento, come nel caso del figlio convivente.

La legge si è espressa in proposito.

Il dovere dei figli di versare gli alimenti ai genitori

Ci sono dei casi eccezionali nei quali i figli potrebbero essere tenuti a versare i cosiddetti alimenti nei confronti dei loro genitori, ed è un concetto molto diverso quello del mantenimento.

La prima diversità ricade sotto un aspetto quantitativo.

Gli alimenti sono una misura economica molto inferiore, sono necessari a garantire in modo esclusivo lo stretto necessario per vivere, vale a dire vitto e alloggio.

La seconda diversità è che vengono posti in essere esclusivamente quando il soggetto debole si trova in una situazione di difficoltà oggettiva che gli impedisce di procurarsi il suo sostentamento.

Ad esempio, un genitore disabile al 100% che non si  può procurarsi il denaro per mangiare.

Questa rappresenta un’ipotesi cosiddetta “limite”, quasi di scuola, perché il più delle volte, nei confronti dei soggetti non abbienti la pubblica amministrazione dello Stato prevede sempre determinate forme di sostegno sociale.

In presenza di simili circostanze, l’obbligo degli alimenti ricade su ognuno dei figli, non in pari misura ma in proporzione alle rispettive capacità economiche.

In questo modo, il figlio che dal lato economico sta meglio, dovrà versare di più rispetto a quello che dovranno versare gli altri fratelli o sorelle.

In presenza di abbandono di incapace, si ha l’obbligo di rivolgere le attenzioni ai genitori, ed è quando gli stessi sono soggetti alla custodia dei figli.

Ad esempio, quando un figlio convive con uno o entrambi i genitori, se li dovesse lasciare per molto tempo a casa senza nessuno, in una situazione di incapacità di provvedere a se stessi, li esporrebbero a un serio rischio di sopravvivenza, commetterebbe il reato di abbandono di persone incapaci e e ne dovrebbe rispondere penalmente.

Un’altra ipotesi è rappresentata dalla vendita della nuda proprietà.

In simili circostanze scatta l’obbligo di mantenere il genitore quando lo stesso cede al figlio la proprietà di un immobile, oppure gli cede la nuda proprietà con riserva di usufrutto, in cambio di un vitalizio.

In presenza di simili circostanze, il figlio si impegna a rivolgere le sue attenzioni al genitore sino a che lo stesso vive.

Si tratta di un autentico contratto dove, se si dovesse verificare un inadempimento da parte del beneficiario, gli eredi del cedente possono chiedere la revoca del trasferimento del bene.

Gli obblighi di assistenza dei figli minorenni nei confronti dei genitori

I figli minorenni non hanno nessun obbligo nei confronti dei genitori.

Non hanno obbligo di assistenza e neanche obbligo di contribuzione economica.

I genitori, da parte loro, hanno l’usufrutto legale sui beni intestati ai figli.

Questo significa che se un bambino riceve una casa da un parente, il padre e la madre ci possono abitare, oppure possono affittare la casa stessa destinando i frutti al bene della famiglia.

Si tratta di un potere di gestione del patrimonio che non può in ogni caso andare a danneggiare gli interessi del figlio.

L’articolo 324 del codice civile, stabilisce che i frutti percepiti sono destinati al mantenimento della famiglia e all’istruzione ed educazione dei figli.

L’usufrutto, scatta in automatico, senza bisogno di nessun atto pubblico e resta inalterato sino alla maggiore età del figlio.

Quando il figlio compirà 18 anni e diventerà maggiorenne, l’usufrutto cesserà.

Gli obblighi di assistenza dei figli maggiorenni conviventi verso i genitori

In ottemperanza ai doveri morali e di solidarietà che spettano tra persone che condividono lo stesso tetto, l’articolo 315 bis del codice civile, ha stabilito che il figlio che ancora ancora convive sotto lo stesso tetto dei genitori, li deve rispettare e, in relazione alle sue capacità, alle sue sostanze e al suo reddito, deve contribuire al mantenimento della famiglia sino a quando convive con loro.

L’obbligo cessa nel momento nel quale il figlio va a vivere per conto suo.

La violazione di questa norma non prevede a carico dei figli nessuna sanzione.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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