I costi tecnologici

I costi tecnologici

Sabetta Sergio

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Varie sono le finalità esplicite ed implicite delle amministrazioni pubbliche, tra le esplicite possiamo inserire il controllo del sistema sociale al fine di stabilizzarlo,  la fornitura di servizi  alla comunità, lo stimolo economico al sistema produttivo, tra le implicite creazioni di posti di lavoro, gestione del “potere”, distribuzione di “incarichi”, in questo dualismo il perseguimento dell’efficienza, per non parlare dell’efficacia, può diventare qualcosa di aleatorio indirizzato  verso finalità inesprimibili all’organizzazione burocratica, l’equilibrio precario tra le due forme nel venire meno porta al blocco del sistema con il prevalere delle esigenze di auto sostentamento nel mantenimento del “potere”.

L’introduzione dei controlli gestionali possono a loro volta risolversi o in una raccolta disordinata di dati, nel moltiplicarsi delle strutture addette, secondo il principio dell’inevitabile espansione burocratica di atti e procedure, quale manifestazione di potere e acquisizioni di prebende in relazione al conseguimento di obiettivi fantasma e ai collegati premi di produttività, una frammentazione senza chiari obiettivi peraltro non richiesti, utile nella necessità di apparire ma non vedere, in cui la fantasia nella dispersione delle risorse è finalizzata nella conferma delle precedenti relazioni di potere, complicare per non cambiare.

L’organizzazione burocratica, quale sintesi di potere tra controllo e risorse, viene a creare una distorsione della capacità creativa, finalizzandola e appiattendola ai giochi interni relazionali, si può pertanto creare un cortocircuito tra investimenti in tecnologia e risultati attesi, la tecnologia è necessaria ma tuttavia di per sé un costo sempre aperto, vi è la necessità quindi di valutarne l’effettiva utilità applicativa, la ricaduta che essa ha nell’organizzazione, sia in termini di costi umani e di risorse assorbite alla comunità, considerando che una volta scelta una determinata tecnologia si diventa ostaggi della stessa, e benefici che l’organizzazione ne ricava in termini di efficienza, la quale dovrebbe in realtà trasformarsi in una presunta efficacia al servizio della comunità.

D’altronde le potenzialità di controllo che la tecnologia introduce crea a sua volta il problema del controllo da parte della comunità del sistema stesso, questi deve tendere alla bi-direzionalità, ovvero sia al controllo delle tipologie di dati immessi che al loro utilizzo, è stato giustamente osservato che l’uso della tecnologia permette al singolo una informazione maggiore e personalizzata al momento e al luogo, che si dovrebbe risolvere in una migliore distribuzione dell’agire sul tessuto sociale, eliminando i picchi di uso distribuendoli sullo spazio e sul tempo, stabilizzando il sistema, tuttavia la tecnologia nel promettere semplificazione e trasparenza crea di ritorno nuove rigidità procedurali e complicazioni che permettono nella quotidianità di occultarsi nelle sue pieghe.

La tecnologia nell’aumentare le potenziali di produzione e uso, nel migliorare l’utilizzo delle risorse, crea al contempo problemi di interferenze e smaltimenti, si moltiplicano pertanto le necessità di intervento e nel migliorare la qualità materiale si creano nuovi diritti a cui rispondere con nuovi servizi, si estende di fatto la normativa e quindi l’influenza che burocrazie pubbliche o private vengono ad esercitare, la normativa può risultare quindi come un moltiplicatore della complessità tecnologica che si riflette sia sui cittadini che nell’interno delle stesse organizzazioni burocratiche, su cui interviene l’ulteriore espansione ermeneutica dell’interpretazione giuridica, emerge pertanto la necessità di fissare limiti chiari, oltre che normativamente, anche agli interventi e alle possibilità giurisdizionali al fine di controllare ma non destrutturare i sistemi secondo spinte del momento, in un equilibrio tra flessibilità e caoticità.

 

Bibliografia

 

  • E. Borgonovi, Principi e sistemi aziendali per le amministrazioni pubbliche, Egea, 2005;
  • A. “Sandy” Pentland, La società dei dati, in Le Scienze, 54-59, dicembre 2013;
  • A. L. Tosi – Pilati, Comportamento organizzativo, Egea, 2008;
  • S. Cassese, Il sistema amministrativo italiano, Il Mulino, 1983;
  • L. Anselmi, Percorsi aziendali per le pubbliche amministrazioni, Giappichelli, 2003;
  • A. Capocchi, Il processo di e-government nel sistema delle amministrazioni pubbliche, Giuffrè, 2003.

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