“ GECT, verso l’Euroregione”

“ GECT, verso l’Euroregione”

Nasi Alessandro

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Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 3 agosto u.s., su proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro per le politiche europee, ha esaminato e approvato un decreto presidenziale che integra l’applicazione del Regolamento (CE) n. 1082/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio relativo all’istituzione di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT).

Il GECT è un nuovo soggetto giuridico che tenta di rispondere alle moderne esigenze di cooperazione transfrontaliera, trasnazionale e interregionale avanzate dagli Stati membri e soprattutto dalle Autorità regionali e locali.
 

Infatti, la Commissione Europea attraverso il GECT, mira a superare le difficoltà di un armonico sviluppo dell’Unione Europea, dovute alle diversità esistenti nei diversi ordinamenti nazionali, favorendo al contempo la coesione economica e sociale.

Il compito principale del nuovo organismo, dotato di non sola personalità giuridica, quindi ente autonomo rispetto ai suoi eventuali membri, ma anche di capacità giuridica, è quello di facilitare e promuovere la cooperazione attuando programmi di cooperazione territoriale cofinanziati dalla Comunità Europea a titolo del Fondo europeo di sviluppo regionale, del Fondo sociale europeo e/o del Fondo di coesione.
 

Il GECT rappresenta per le realtà locali dei paesi membri un valido strumento di sviluppo e aggregazione, anche se bisogna attendere le prime applicazioni concrete per un giudizio di maggior valore, inoltre, la portata riformatrice dello stesso va individuata nell’assenza della mediazione istituzionale propria di ciascun Stato, in quanto attribuisce direttamente alle Autorità locali la possibilità di usufruire di un modello negoziale specifico, limitando così le ingerenze statali.

 

Nel panorama italiano la novità del GECT non è di poco conto, sia per le realtà locali meno virtuose che intendono emanciparsi amministrativamente da uno Stato con un apparato ancora poco attento alle esigenze di sviluppo che l’accelerazione impressa dal prodotto “globalizzazione” impone anche al “valore pubblico”, sia per le realtà locali più virtuose gia tese verso una visione e dimensione europea del proprio ruolo.

 

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