Dopo settimane di incertezza seguite alla mancata proroga delle modalità d’esame adottate nelle ultime sessioni, dal tavolo di confronto tra Ministero della Giustizia, Consiglio nazionale forense e AIGA emerge un primo punto fermo per l’esame forense 2026: la soluzione su cui si lavora è quella di un intervento normativo rapido che renda l’esame coerente con la riforma dell’ordinamento forense attualmente all’esame della Commissione Giustizia della Camera.
L’incontro, svoltosi il 10 marzo presso il Ministero della Giustizia, segna dunque un cambio di fase nel dibattito: dal confronto sulle proroghe si passa alla ricerca di una disciplina stabile, capace di superare il meccanismo dei rinvii annuali che ha caratterizzato le ultime sessioni.
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Indice
1. Dai tavoli tecnici l’ipotesi di una nuova disciplina
Il confronto avviato al Ministero della Giustizia ha avuto come obiettivo quello di individuare, in tempi rapidi, una soluzione normativa per la sessione 2026 dell’esame di abilitazione alla professione forense.
Il tavolo arriva dopo le forti critiche espresse da AIGA per la mancata approvazione, in sede di conversione del Decreto Milleproroghe 2026, degli emendamenti che avrebbero consentito di mantenere le modalità d’esame attualmente vigenti. Ma proprio il mancato ricorso all’ennesima proroga sembra aver spinto le istituzioni coinvolte a cercare una soluzione di più ampio respiro.
Dal confronto del 10 marzo emerge infatti la volontà condivisa di costruire un assetto meno precario, che offra ai candidati maggiore chiarezza e consenta di programmare la preparazione senza continui cambi di rotta.
2. Il modello in discussione: due scritti e un orale
Il punto più rilevante emerso dal tavolo riguarda il possibile assetto delle prove. Il modello di riferimento resta quello delineato dal disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense, ora all’esame della Commissione Giustizia della Camera.
L’ipotesi su cui si lavora prevede due prove scritte e una prova orale.
Le prove scritte sarebbero:
- un parere motivato;
- la redazione di un atto giudiziario in materia civile, penale o amministrativa.
A queste seguirebbe un unico orale, articolato nella discussione degli elaborati scritti, nella soluzione di un caso pratico e in quesiti sulle materie sostanziali, processuali e sull’ordinamento forense.
Si tratta, quindi, di una formula che segnerebbe il definitivo superamento del modello transitorio adottato negli ultimi anni e che riporterebbe l’esame entro una cornice più strutturata e vicina alla riforma complessiva della professione.
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3. L’obiettivo: superare il sistema delle proroghe
Uno degli elementi più significativi emersi dal confronto istituzionale è la comune esigenza di archiviare il ricorso sistematico alle proroghe annuali.
Secondo quanto emerso dal tavolo, l’obiettivo non è soltanto quello di regolare la sessione 2026, ma anche di restituire continuità all’organizzazione dell’esame di abilitazione. In questo senso, il passaggio dal regime derogatorio a una disciplina coerente con la riforma viene letto come uno strumento di maggiore certezza per praticanti, scuole forensi e operatori del settore.
Il risultato politico e istituzionale del confronto, dunque, è soprattutto questo: il tema non viene più affrontato in termini emergenziali, ma come nodo strutturale da risolvere con una scelta normativa chiara.
4. AIGA: confronto positivo e attenzione ai praticanti
Pur avendo contestato duramente la mancata proroga, AIGA ha espresso una valutazione positiva dell’incontro al Ministero, sottolineando il clima di collaborazione istituzionale.
Per l’associazione, il confronto rappresenta un segnale importante di attenzione verso le esigenze dei praticanti e della giovane avvocatura. Il passaggio viene letto come l’avvio di un percorso concreto per arrivare a una soluzione condivisa capace di ridurre l’incertezza che ha accompagnato finora la preparazione dei candidati.
La posizione di AIGA, quindi, si sposta dalla sola critica per la mancata proroga alla partecipazione attiva a un tavolo che punta a definire in tempi brevi il nuovo quadro dell’esame.
5. Cosa resta da definire
Se il tavolo del 10 marzo ha indicato con una certa chiarezza la direzione di marcia, restano comunque da sciogliere alcuni nodi operativi.
In particolare, dovranno essere definiti i profili applicativi della nuova disciplina, compreso l’eventuale utilizzo di codici e strumenti informatici, aspetti che saranno rimessi ai decreti attuativi.
Il confronto tra Ministero della Giustizia, CNF e AIGA proseguirà nei prossimi giorni proprio con questo obiettivo: tradurre l’indicazione politica emersa dai tavoli in una soluzione normativa rapida, capace di dare certezze ai candidati dell’esame forense 2026.
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