Discorrendo sul metodo

di Sabetta Sergio Benedetto, Dott.

Quante costellazioni vi sono nel cielo? Dipende dal modo di contarle”(Feyerabend)

Kuhn ci ricorda che una tradizione scientifica è insieme premessa e impedimento alla crescita del sapere, creando “un profondo impegno verso un modo particolare di vedere il mondo”, questo impegno è anche “un rilevatore estremamente sensibile dei punti problematici” da cui si deducono innovazioni di fatti e teorie, ne consegue che ogni innovazione fondamentale di una teoria non è che una risposta al venire meno dei termini teorici precedentemente stabiliti.

L’articolazione di un paradigma induce alla ricerca di una articolazione sempre più stretta con tutto il sistema, rendendolo preciso nelle aree dove inevitabilmente è più vago, tuttavia questo porterebbe alla lunga alla paralisi interviene quindi la necessità del cambiamento del paradigma stesso per accordarlo con il mutare del sistema ma questo passo diventa intrinsecamente sovversivo per la teoria precedente, obbligando a riadattare i vecchi rapporti all’insieme delle nuove regole.

Feyerabend osserva che “lo sviluppo reale di istituzioni, idee, pratiche e così via, spesso non prende l’avvio da un problema bensì da una qualche attività irrilevante” e le teorie non canoniche che ne nascono sono inizialmente ristrette a fatti limitati, solo successivamente vi è una loro estensione in altri ambiti, così che l’apparato concettuale possa lentamente emergere definendo i suoi problemi.

Non tutto può essere quindi un empirismo logico o un razionalismo critico, intervenendo “deviazioni” che non possono fare escludere l’irrazionalità dell’intuizione a favore di quella che Feyerabend definisce come “un’epistemologia anarchica” tanto da indurlo a sostenere che “l’anarchismo è quindi non soltanto possibile, ma necessario tanto per il progresso interno della scienza quanto per lo sviluppo della nostra cultura nel suo complesso”.

La complessità che ne consegue è da Lakatos risolta nel superare il concetto di crescita della ricerca secondo un semplice piano uniforme, ma con l’introdurre il concetto di “euristica positiva”, infatti il programma di ricerca non è che una successione di teorie la cui coerenza è garantita da un “nucleo” di enunciati sufficientemente stabile a cui si aggiungono progressivamente ulteriori ipotesi.

Hempel descrive una teoria scientifica simile “a una complessa rete sospesa nello spazio. I suoi termini sono rappresentati dai nodi mentre i fili che li collegano corrispondono, in parte, alle definizioni, in parte alle ipotesi fondamentali e derivate della teoria. L’intero sistema fluttua, per così dire, sul piano dell’osservazione, cui è ancorato mediante le regole interpretative. Queste possono venire concepite come fili non appartenenti alla rete, ma tali che ne connettono alcuni punti con determinate zone del piano d’osservazione. Grazie a siffatte connessioni interpretative la rete risulta utilizzabile come teoria scientifica”, nel superare una concezione puramente meccanicistica della creazione di ipotesi e regole, riconosce il ruolo decisivo dell’immaginazione e dell’intuizione nella formulazione delle congetture e delle ipotesi, senza che questo tuttavia debba diminuire di importanza la necessità di un “minuzioso esame critico” base per una obiettività scientifica.

Il recupero della rilevanza dell’intuizione nella formulazione dei concetti comporta il prevalere temporale di questa intrecciata allo stesso concetto sulla pura volontà quale espressione di una fredda razionalità, in un accordo tra scienza, utilità, moralità con l’estetica che diventa nella fusione “espressione”quale “perpetua creazione” del linguaggio umano nel rapporto intuizione – espressione, in una intima relazione di parte e tutto, di individualità e totalità, in cui emerge la circolarità dello spirito (Croce), fino a diventare condizione costitutiva sia del conoscere sia dell’agire quale espressione dell’atto del pensiero (Gentile), nel quale non può esservi una divisione netta tra soggetto e oggetto come postulato da Hegel.

Nell’affrontare una scienza sociale complessa quale il diritto non può quindi risolversi il tutto in una teoria per quanto articolata né in alcune teorie collegate tra loro, la ricerca si svolge in una serie di input che ne avvolgono la struttura poliedrica; le varie angolazioni su cui viene affrontato il problema dell’essere della norma, fa sì che nel venire meno della possibilità di una teoria unificante si crei una rete mobile di snodi teorici collegati dalle osservazioni interpretative.

L’approfondimento avviene attraverso una serie di feedback che gli input intuitivo – riflessivi comportano sugli osservatori, l’insieme costituisce una rete che si avvolge ripetutamente sull’oggetto dell’osservazione con più livelli di osservazione, il sovrapporsi degli stessi determina l’unificazione delle ipotesi in teorie che nell’allargarsi del punto di osservazione acquistano una capacità unificante.

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Sabetta Sergio Benedetto

Ha conseguito la laurea in Giurisprudenza Università degli Studi di Genova, nonché l'abilitazione all’insegnamento per le discipline giuridiche ed economiche – classe XXV. Direttore di Cancelleria Ministero Grazia e Giustizia e Coordinatore nella Sez. Controllo e SAUR della Corte dei Conti – Genova (controllo Università, Regione,OO.PP.,Prefetture,Enti locali).


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