Countdown per la Tasi, si paga il 16 ottobre

di Redazione

Più cara dell’Imu per una famiglia su due. Uil, 148 euro in media. Cgia,Roma e Bologna top tasse comunali

Tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

È rush finale degli italiani in vista dell’acconto Tasi dovuto entro il 16 ottobre, con la sorpresa di un’imposta che supererà l’Imu 2012 per una famiglia su due (in particolare per le case con minor rendita catastale) e che in media arriverà a 148 euro fra acconto e saldo, con la conclusione che la pressione fiscale sulle famiglie aumenterà nel 2014. In vista della scadenza di giovedì è la Uil a fare le pulci a una delle imposte scaturite dal riordino della tassazione locale che nei piani del governo dovrebbe portare l’anno prossimo a una semplificazione, arrivando a una tassa unica. Il pagamento dell’acconto della Tasi scatta in 5.279 comuni: oltre 15 milioni di proprietari, circa il 75% del totale, ma in molti comuni anche gli inquilini, saranno chiamati a versare un acconto medio di 74 euro, per un totale fra acconto e saldo, appunto, di 148 euro, che sale nei capoluoghi e tocca punte di 429 euro.

“È vero che il costo della Tasi sarà, complessivamente, leggermente più basso dell’Imu – commenta il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy – ma la distribuzione della nuova tassa è meno equa: pagherà un po’ di più chi prima era esente o pagava cifre basse, e pagheranno molto meno i proprietari di quelle abitazioni con rendite catastali elevate”. Nel complesso “non c’è alcun dubbio che nel 2014 con la Tasi la pressione fiscale delle famiglie, rispetto al 2013, aumenterà. Per alcuni sarà attenuata dal bonus degli 80 euro, ma per molti, e tra essi milioni di pensionati, il loro potere di acquisto diminuirà sensibilmente”, scrive la Uil.

Nel dettaglio, spetta a Bologna il primato di città dove la Tasi e le imposte comunali saranno più care secondo la Cgia di Mestre: a seguire Roma e Bari: in 5 anni i tagli ai trasferimenti in queste tre città sono stati del 48%, anche se a Milano sono stati ancora maggiori (63%), e così Venezia (66%).
Nelle stime della Uil, invece, si va dalle città a ‘Tasi zero’, Ragusa e Olbia, ai casi di Siena (costo medio 429 euro), ai 391 euro di Roma, ai 346 di Firenze.

Confcommercio-Imprese per l’Italia lancia infine l’allarme per le imprese del terziario: solo il 26,9% sarebbe a conoscenza dell’importo da versare e oltre il 60% registra un aumento dei costi burocratici per fare fronte a questo obbligo. Al punto che il 60,3% delle imprese – in particolare quelle di piccole dimensioni – prevede di trovarsi in difficoltà nell’affrontare la scadenza di giovedì prossimo.

Per le famiglie non va meglio: “adesso – spiega Guglielmo Loy della Uil – il Governo annuncia che nel 2015 cambierà nuovamente il modello di tassazione degli immobili, ma la nostra impressione è “altro giro altra corsa”: si cambiano nomi, ma il risultato non cambia”. Secondo Loy, poi, “se si ridurranno, come sembra, i trasferimenti ai Comuni, è prevedibile che si scaricherà sui contribuenti la mancanza di risorse. E se davvero il Governo vuole riformare il fisco comunale abbia il coraggio – conclude – quantomeno di andare verso il superamento delle addizionali Ccomunali Irpef, che colpiscono direttamente il reddito dei lavoratori dipendenti e pensionati. E’ questa la riforma che ci aspettiamo”. Critiche arrivano infine anche dal Codacons che definisce la Tasi un nuovo “pasticcio all’italiana”, oltre che una tassa “iniqua” che con le detrazioni diverse da comune a comune ha creato una vera e propria “giungla fiscale”.

Ecco un vademecum sulla nuova imposizione immobiliare:

ALIQUOTE: la legge di stabilita’ fissava un’aliquota base dell’1 per mille e un tetto massimo del 2,5 per mille per la prima casa e del 10,6 per mille per la seconda (somma di Tasi e Imu). Il governo e’ poi intervenuto per concedere ai Comuni la possibilità di aumentare le aliquote fino a un massimo dello 0,8% distribuendo l’aumento tra prima e seconda casa.

ORA SI PAGA SOLO LA TASI: In ogni caso entro il 16 ottobre si paga solo la Tasi e l’aliquota non può superare il 3,3 per mille. In genere i comuni hanno deciso di applicare, per la sola Tasi, un’aliquota più bassa sulla seconda casa che già paga l’Imu e che quindi, nel complesso, versa di più. E’ questa la stessa aliquota che devono tener presente gli inquilini (che non devono però tener conto dell’Imu).

CALCOLO: la base imponibile Tasi è la stessa dell’Imu. Si parte dunque dalla rendita catastale, la si rivaluta del 5% e si moltiplica il risultato per il coefficiente che varia in base al tipo di immobile (160 per le abitazioni). Su questo valore si applica l’aliquota comunale, con le eventuali detrazioni. Il consiglio è quello di rintracciare la delibera comunale per vedere aliquote ed eventuali esenzioni, quindi fare il calcolo con alcuni siti che su Internet facilitano di molto l’adempimento.

COME E QUANDO PAGARE: per pagare la Tasi si utilizza il modello F24 o il bollettino di conto corrente postale. Il versamento si divide in due rate. In circa 2.000 Comuni che hanno deliberato l’aliquota a maggio la prima rata e’ stata pagata il 16 giugno. Nelle amministrazioni ritardatarie che comunicano la decisione entro oggi c’è la possibilità invece di pagare entro il 16 ottobre.

IL NODO DELL’INQUILINO: Per loro il calcolo potrebbe essere più complicato. A seconda del comune dovranno pagare una quota tra il 10 e il 30% dell’importo dovuto per l’immobile (considerando l’aliquota come seconda casa). Ovviamente i proprietari pagheranno invece tra il 70 e il 90%. Il percorso ad ostacoli parte dai dati catastali che non e’ obbligatorio indicare nel contratto di affitto: dovranno essere richiesti al proprietario. Quindi bisognerà calcolare l’imposta e scoprire qual’è la quota da pagare che ha deciso il Comune. Talvolta gli importo dovuti sono davvero minimi, poche decine di migliaia di euro e non sarà infrequente il caso in cui l’importo da pagare, per l’intero anno, scende sotto il minimo di legge di 12 euro (ma – attenzione – i comuni possono cambiare anche questo parametro).

IMMOBILI DI LUSSO: Le 73mila case accatastate nelle categorie di pregio (A/1, dimore signorili; A/8, ville e A/9, castelli) hanno già pagato l’Imu sulla prima casa, con un’aliquota massima del 6 per mille e con la sola detrazione di 200 euro, senza i 50 euro extra per ogni figlio. Su queste case si paga anche la Tasi, sempre con aliquota massima del 3,3 per mille, ma il totale di Imu e Tasi non puo’ superare il 6,8 per mille.

…E C’È CHI CEDE LA PROPRIETÀ: L’arrivo di una forte tassazione patrimoniale sta ora creando un nuovo fenomeno. Sono non pochi i cittadini che stanno valutando come liberarsi di un immobile, magari avuto in eredita in un lontano paesino, che non riescono a mettere a frutto e che invece costringe al pagamento di tasse. Confedilizia ha iniziato a studiare il caso e ha scoperto che anche in questo caso si rischia di pagare un conto che, per un appartamento modesto, si aggira sui 3.000 euro.

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