Contratto europeo per le vendite: in arrivo la proposta della Commissione europea

Contratto europeo per le vendite: in arrivo la proposta della Commissione europea

di Redazione

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A breve il progetto di regolamento per un contratto comune europeo di vendita

di Anna Costagliola

Era già stato preannunciato a giugno scorso dal Presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa, nel corso di un suo intervento al convegno «Gli avvocati e il sistema giustizia», l’arrivo di regole europee uniformi per la disciplina dei contratti, per favorire la crescita del mercato unico nel rispetto del diritto di scelta dei consumatori (si veda l’articolo su questo stesso sito).

All’interno del mercato unico europeo, nonostante l’armonizzazione del diritto in diverse aree, tuttavia gli scambi di merci e servizi sono ancora governati dal diritto dei contratti interno a ciascuno Stato membro. Le imprese che operano nel mercato unico europeo ricorrono a una moltitudine di contratti che rispondono a discipline nazionali diverse. La coesistenza di 27 normative nazionali diverse comporta inevitabilmente costi di transazione aggiuntivi, è fonte di incertezza giuridica per le imprese e contribuisce a minare la fiducia dei consumatori, trasformandosi in un deterrente sia per i consumatori che per le imprese che intendono acquistare e commerciare a livello transfrontaliero. I costi di transazione (ad esempio, per adattare le clausole contrattuali e le politiche commerciali o far tradurre le norme) e l’incertezza giuridica che implica l’avere a che fare con il diritto contrattuale di un altro Paese rendono assai difficile l’espansione sul mercato unico delle piccole e medie imprese.

La Commissione europea propone, pertanto, con un progetto di regolamento che si appresta a presentare, la creazione di un diritto comune europeo della vendita, un corpus unico di norme applicabili in via facoltativa ai contratti transfrontalieri in tutti i 27 paesi dell’Unione per abbattere le barriere conseguenti alle differenze tra i diritti dei contratti dei diversi Stati, differenze che oggi rendono complesso e costoso vendere all’estero, soprattutto per le piccole imprese. L’obiettivo è garantire maggiore coerenza in Europa nel settore del diritto contrattuale agevolando nel contempo le operazioni transfrontaliere.

Per la Vicepresidente della Commissione europea Viviane Reding, Commissaria per la Giustizia, «il diritto comune europeo della vendita facoltativo contribuirà a rilanciare il mercato unico, motore della crescita economica dell’Europa. Offrirà alle imprese uno strumento facile ed economico per espandere le loro attività in nuovi mercati europei e nel contempo garantirà ai consumatori l’accesso a offerte migliori e un livello più elevato di protezione». I consumatori e le imprese che intendono acquistare o vendere beni in un contesto transfrontaliero potranno liberamente scegliere di applicare ai loro rapporti contrattuali uno strumento facoltativo di diritto europeo dei contratti, in alternativa ai diritti contrattuali nazionali vigenti, senza con ciò rinunciare ad un elevato grado di tutela. Rispetto al diritto italiano, ad esempio, il nuovo contratto europeo di vendita difende soprattutto il consumatore, che secondo la proposta della Commissione, nel caso in cui il prodotto acquistato sia difettoso o consegnato in ritardo, avrà la possibilità di chiederne comunque consegna, sostituzione, riparazione o riduzione del prezzo.

Indubbi si presentano i vantaggi, sia per i consumatori che per le imprese, derivanti dall’applicazione di un diritto comune europea della vendita.

Nello specifico, esso garantirà alle imprese:

a) un regime comune (ma facoltativo) di diritto dei contratti, identico per tutti i 27 Stati membri, grazie al quale i professionisti non dovranno più districarsi tra le incertezze derivanti dal fatto di confrontarsi con più sistemi contrattuali nazionali;

b) una riduzione dei costi di transazione per le imprese che desiderano vendere oltre frontiera;

c) un concreto sostegno alle piccole e medie imprese per espandersi in nuovi mercati.

Ai consumatori deriveranno i seguenti benefici:

a) identico livello elevato di protezione in tutti gli Stati membri;

b) maggiore scelta di prodotti a prezzi inferiori;

c) certezza dei diritti nelle transazioni transfrontaliere;

d) maggiore trasparenza e fiducia, giacchè i consumatori saranno sempre informati chiaramente, i loro diritti saranno illustrati in modo chiaro nella rispettiva lingua in una nota informativa e sarà necessario il loro consenso per applicare al contratto il diritto comune europeo della vendita.

La proposta della Commissione deve ora essere approvata dagli Stati membri e dal Parlamento europeo, che aveva già manifestato il suo forte sostegno in una votazione agli inizi di quest’anno. Se il diritto comune europeo diventerà una concreta realtà giuridica, esso sarà applicabile, previo espresso consenso delle parti, alle transazioni tra imprese e consumatori e a quelle tra imprese, relativamente ai contratti di vendita di beni e alle prestazioni di servizi connessi, nonché ai contratti relativi ai contenuti digitali (musica, video, software ecc.). Peraltro, gli Stati membri potranno scegliere di rendere applicabile la normativa comune anche ai contratti interni, così come nei rapporti con professionisti stabiliti anche all’esterno dell’Unione (sempre che almeno una parte sia stabilita in uno Stato membro), conferendo in tal modo al diritto comune europeo anche una dimensione nazionale ed internazionale.

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