La riforma dell'ordinamento penitenziario: cosa cambia
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Approvato da parte del Governo il decreto legislativo che riforma l’ordinamento penitenziario

Antonio Di Tullio D'Elisiis Referente Area Diritto penale e Procedura penale

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Il Consiglio dei Ministri, riunitosi in data 16 marzo 2018 alle ore 11.12 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente On. Paolo Gentiloni e della Sottosegretaria alla Presidenza On. Maria Elena Boschi ha annunciato, tra i provvedimenti adottati dal Governo, anche quello inerente la riforma dell’ordinamento penitenziario.

Difatti, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della giustizia Andrea Orlando, ha approvato, in secondo di esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della legge sulla riforma della giustizia penale (legge 23 giugno 2017, n. 103), introduce disposizioni volte a riformare l’ordinamento penitenziario.

In particolare, come si apprende dal comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 74 (disponibile sul sito internet del Governo), il provvedimento in questione ha principalmente l’obiettivo di rendere più attuale l’ordinamento penitenziario previsto dalla riforma del 1975, per adeguarlo ai successivi orientamenti della giurisprudenza di Corte Costituzionale, della Corte di Cassazione e delle Corti europee, e mira, in particolare, a: I) ridurre il ricorso al carcere in favore di soluzioni che, senza indebolire la sicurezza della collettività, riportino al centro del sistema la finalità rieducativa della pena indicata dall’art. 27 della Costituzione; II) razionalizzare le attività degli uffici preposti alla gestione del settore penitenziario, restituendo efficienza al sistema, riducendo i tempi procedimentali e risparmiando sui costi; III) diminuire il sovraffollamento, sia assegnando formalmente la priorità del sistema penitenziario italiano alle misure alternative al carcere, sia potenziando il trattamento del detenuto e il suo reinserimento sociale in modo da arginare il fenomeno della recidiva; IV) valorizzare il ruolo della Polizia Penitenziaria, ampliando lo spettro delle sue competenze.

In questo comunicato stampa, è stato altresì precisato, da un lato, che il suddetto decreto è suddiviso in 6 parti, corrispondenti ad altrettanti capi, dedicate alla riforma dell’assistenza sanitaria, alla semplificazione dei procedimenti, all’eliminazione di automatismi e preclusioni nel trattamento penitenziario, alle misure alternative, al volontariato e alla vita penitenziaria, dall’altro, che il testo ha ottenuto il parere favorevole della Conferenza unificata e tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari.

Quanto alle prime reazioni “a caldo”, si registra la posizione favorevole dell’Unione delle Camere Penali Italiane la quale ha espresso “soddisfazione per la decisione del Consiglio dei Ministri di approvare la riforma dell’ordinamento penitenziario” (fonte: http://www.camerepenali.it/cat/9081/la_riforma_dell%E2%80%99ordinamento_penitenziario_%C3%A8_approvata,_ora_si_termini_il_lavoro.html).

Di diverso avviso, invece, la posizione dell’On. Matteo Salvini il quale ha annunciato la sua intenzione di abrogare questo testo di legge avendo costui rilasciato la seguente dichiarazione: “”Vergogna, un governo bocciato dagli italiani approva l’ennesimo salva ladri. Appena al governo cancelleremo questa follia nel nome della certezza della pena: chi sbaglia paga” (fonte: http://www.repubblica.it/politica/2018/03/16/news/pene_alternative_il_governo_approva_il_decreto_ma_serve_un_altro_passaggio_parlamentare-191453271/).

Dal canto suo l’On. Walter Verini, del partito democratico e capogruppo in commissione Giustizia della Camera, ha replicato alla dichiarazione dell’On. Salvini nei seguenti termini: “Solo chi non ha cuore la sicurezza dei cittadini, ma vuole strumentalizzare questo tema, può sparare cinicamente contro la riforma dell’ordinamento penitenziario approvata oggi dal  Consiglio dei ministri su delega del parlamento” (fonte: http://www.repubblica.it/politica/2018/03/16/news/pene_alternative_il_governo_approva_il_decreto_ma_serve_un_altro_passaggio_parlamentare-191453271/).

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