A chi spetta pagare i debiti di un genitore nullatenente? 

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia
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Il rischio di avere un genitore con debiti è quello di doverne rispondere, anche se questo non accade sempre. 

Sino a quando il genitore è in vita, i figli non hanno nessun obbligo di pagamento. 

Alla sua morte, il rischio ci potrebbe essere esclusivamente per chi accetta l’eredità, ma non sempre ogni obbligazione si trasmette agli eredi. 

Sapere chi paga i debiti di un genitore nullatenente e come fare per non subire nessuna conseguenza diventa essenziale per potere pianificare in modo corretto le proprie azioni.

Lo scriveremo in questo articolo.

     Indice 

  1. A chi spetta pagare i debiti del genitore?
  2. A quali rischi vanno incontro i figli di un genitore nullatenente?
  3. In quali casi un figlio risponde dei debiti del genitore in vita?
  4. In quali casi i figli pagano i debiti del genitore defunto e quando non li pagano?
  5. In che modo ci si deve tutelare dai debiti del genitore?
  6. Con l’eredità come fa il genitore a non lasciare debiti ai figli?

1. A chi spetta pagare i debiti del genitore?

I debiti ricadono esclusivamente su chi li contrae e non sui familiari, anche se conviventi. 

A questa regola ci sono due eccezioni

Il primo caso è quello del coniuge in comunione dei beni.

I creditori possono pignorare i beni della comunione, anche se siano stati acquistati con i soldi dell’altro coniuge.

Il ricavato dall’eventuale vendita all’asta dovrà essere restituito, per il 50%, al coniuge non debitore.

Il secondo caso è quello del genitore che convive con il figlio

Nell’ipotesi nella quale il creditore decida di eseguire un pignoramento dei beni mobili, inviando l’ufficiale giudiziario dal debitore, per legge ogni bene presente nella sua abitazione si presume, sino a prova contraria, di sua proprietà.

Di conseguenza, il figlio che abbia acquistato degli oggetti (quadri, divani, tv), ma che non abbia conservato le relative fatture che dimostrino il pagamento del relativo prezzo, si vedrà espropriare dei propri oggetti. 

2. A quali rischi vanno incontro i figli di un genitore nullatenente? 

A parte le ipotesi descritte nel paragrafo precedente, i figli del genitore nullatenente non rischiano nessun pignoramento dei propri beni, sino a quando il padre è in vita, perché per legge, è esclusivamente il debitore a rispondere delle obbligazioni contratte con i propri beni presenti e futuri (art. 2740 c.c.).

Il rischio per i figli ci potrebbe essere al momento della morte del genitore. 

3. In quali casi un figlio risponde dei debiti del genitore in vita? 

C’è un altro caso nel quale il debito del genitore si ripercuote sul figlio.

Quando lo stesso gli fa da garante, vale a dire, firma una “fideiussione”. 

Succede spesso che determinate persone sottoscrivano in banca documenti e atti per accontentare le richieste di un familiare in difficoltà che ha bisogno di un prestito, non prestando attenzione al relativo contenuto. 

Per ignoranza o faciloneria sono portati a pensare che si tratti di carte senza valore, mentre  rappresentano la fonte di un’autentica obbligazione

Agendo in questo modo consentono alla banca di pignorare anche il proprio patrimonio insieme a quello del debitore. 


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4. In quali casi i figli pagano i debiti del genitore defunto e quando non li pagano?

Quando una persona muore si apre la sua successione.

I suoi averi e i suoi debiti ricadono su coloro che accettano l’eredità. 

L’accettazione che, una volta effettuata, non si può revocare, determina il trasferimento integrale dei beni e delle passività del defunto in capo agli eredi. 

Questo è l’unico caso nel quale i figli possono rispondere dei debiti del genitore.

  • L’accettazione deve avvenire entro 10 anni dal decesso. Chi è nel possesso dei beni del defunto, come il convivente, deve, entro 3 mesi dal decesso, fare l’inventario e nei successivi 40 giorni deve comunicare se intende rinunciare all’eredità, altrimenti si considera erede a tutti gli effetti.
  • Prima dell’accettazione dell’eredità, i creditori non possono agire contro i parenti del defunto, neanche se si tratta dei figli.
  • L’accettazione dell’eredità non deve essere per forza espressa, può anche essere dedotta da comportamenti taciti, come ad esempio la vendita o l’utilizzo dei beni del defunto o una voltura catastale.

Se però è vero che il genitore è nullatenente, dovrà essere interesse dei figli rinunciare all’eredità, evitando ogni pregiudizio che possa derivare dalla trasmissione dei debiti. 

La rinuncia all’eredità fa in modo che i creditori non si possano rivolgere ai figli del defunto. 

Prima di rinunciare all’eredità so deve sapere che alcune delle obbligazioni del defunto non si trasferiscono mai agli eredi. 

Queste sono costituite da:

  • Sanzioni amministrative
  • Sanzioni penali
  • Sanzioni tributarie
  • Debiti di gioco
  • Alimenti
  • Mantenimento mensile
  • Debiti ormai caduti in prescrizione
  • Obbligazioni personali, che si basano sulle qualità e caratteristiche personali del debitore.

Ad esempio l’esecuzione di un quadro o di un libro.

Soprattutto in merito ai debiti fiscali e alle cartelle esattoriali si deve verificare quali siano cadute in prescrizione, circostanza non rara, per valutare se il debito del defunto si sia sgonfiato nel tempo. 

5. In che modo ci si deve tutelare dai debiti del genitore? 

Di solito, il modo più meno difficoltoso per tutelarsi dai debiti del genitore è rinunciare all’eredità o accettare l’eredità con beneficio d’inventario. 

Se nel primo caso non si diventa eredi, nel secondo caso lo si diventa, ma degli eventuali debiti lasciati dal defunto non si risponde con il proprio patrimonio personale ma esclusivamente con i beni ricevuti in successione, nei limiti del loro valore. 

In questo modo, l’erede non rischia più di quello che riceve.

Un secondo modo per potersi tutelare dai debiti del genitore è rinunciare all’eredità, aspettare che i debiti si prescrivano, o che il creditore abbandoni i tentativi di pignoramento, revocare la rinuncia e accettare l’eredità. 

Un simile modo di agire è lecito. 

La rinuncia all’eredità non implica la perdita del diritto all’eventuale polizza assicurativa contratta in favore dell’erede o alla pensione di reversibilità.

Se il figlio ha prestato una fideiussione in favore del genitore, ad esempi un mutuo o un finanziamento bancario, la morte dello stesso non fa venire meno il suo debito che resta, in questo caso, personale. 

6. Con l’eredità come fa il genitore a non lasciare debiti ai figli? 

A volte accade che i genitori, per evitare di lasciare ai figli i debiti, intestino loro i propri beni prima della morte. 

Se però il donante è debitore, l’atto può essere impugnato dai creditori con la cosiddetta azione revocatoria, entro 5 anni dal rogito, rendendo nullo il passaggio di proprietà. 

Se il pignoramento dovesse essere iscritto nei registri immobiliari entro 1 anno dal rogito, il bene trasferito al figlio potrebbe essere pignorato direttamente, anche senza l’azione revocatoria.

Un ultimo sistema per tentare di evitare i creditori è istituire nel testamento un legato, anziché un erede, prevedere che un determinato bene finisca a un soggetto specifico. 

Questo sistema è giuridicamente sbagliato. 

Se il patrimonio del defunto è costituito esclusivamente da quel bene, non si ha l’istituzione di un legato ma di un erede, che dovrà lo stesso rispondere dei debiti del defunto.

Non sempre ogni creditore è al corrente di questo e, di solito, non aggredisce i legatari

Anche perché, per legge, i legatari rispondono del debito del defunto se gli altri eredi non sono solvibili.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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