Le VPN sono legali? Facciamo chiarezza sui miti più diffusi

Il tema delle VPN è all’incrocio fra tecnologia, diritto e percezione pubblica, tra chi le considera uno strumento “da hacker” e chi le usa ogni giorno.

Redazione 27/01/26
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Il tema delle VPN è all’incrocio fra tecnologia, diritto e percezione pubblica. Da un lato c’è chi le considera uno strumento “da hacker”; dall’altro, chi le usa ogni giorno per lavorare in mobilità, viaggiare o semplicemente navigare con più serenità. La verità, come spesso accade, è molto meno sensazionalistica.
Partiamo da un punto fisso: in Italia le VPN non sono illegali di per sé. Dopo tutto, parliamo di uno strumento, non di un comportamento, di un’azione o di un effetto. 
Banalmente, la differenza la fa non tanto se usi una VPN, ma come la usi. Smontiamo i falsi miti principali, per chiarire dove le VPN sono legali, in quali contesti sono regolamentate e in che casi invece possono creare problemi. L’obiettivo è pratico: utilizzarle in modo corretto e consapevole.

Indice

1. Mito n°1: “Le VPN sono illegali”


Partiamo dal più diffuso. In Italia e nella stragrande maggioranza dei Paesi democratici, usare una VPN è perfettamente legale. Non esiste alcuna norma che vieti ai cittadini di cifrare il proprio traffico internet o di proteggere la connessione.
In primis, le reti private virtuali sono nate per:

  • Cifrare i dati che transitano tra dispositivo e rete.
  • Ridurre i rischi ogni volta che ci si collega a reti Wi-Fi pubbliche o non protette.
  • Limitare il tracciamento da parte di reti, hotspot e provider terzi.

Quello che è senza dubbio illegale è l’attività svolta con una VPN: frodi, accessi abusivi, diffusione di malware o violazioni di copyright non diventano lecite solo perché passano attraverso una VPN.

2. Mito n°2: “Chi usa una VPN ha qualcosa da nascondere”


Un altro grande classico, oltre che uno dei falsi miti più ingiusti. Secondo i dati più recenti riportati da fonti italiane, nel 2025 la Polizia Postale ha gestito oltre 51.500 casi legati a reati informatici, con più di 269 milioni di euro sottratti a seguito di frodi digitali ed economiche. Numeri che spiegano bene perché un numero sempre più nutrito di persone voglia proteggere la propria connessione, soprattutto in attività lavorative da remoto o in caso di accesso ad account sensibili, come quelli relativi a servizi bancari online.
Usare una VPN oggi è l’equivalente digitale di:

  • Chiudere la porta di casa.
  • Visitare solo siti con protocollo HTTPS invece di HTTP.
  • Non rivelare le proprie password in pubblico.

3. Mito n°3: “Con una VPN sei anonimo al 100%”


In tutta onestà, neanche la migliore delle VPN ha il potere di rendere invisibili. Protegge i dati trasmessi ma non cancella del tutto l’identità digitale degli utenti. Account, cookie, login, app e comportamenti online restano tracciabili in molti altri modi.
La VPN maschera l’indirizzo IP reale e riduce l’esposizione su reti inaffidabili ma non cancella i log dei servizi che usi e, soprattutto, non può proteggere da errori umani (phishing, password deboli).

4. Dove le VPN sono legali, regolamentate o limitate


Paesi dove le VPN sono legali
Italia, UE, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia: in questi Paesi le VPN sono legali e usate da milioni di persone, oltre che da aziende e professionisti. In molti casi, sono persino raccomandate per lo smart working.
Paesi dove le VPN sono regolamentate
In alcune nazioni, fra cui l’India e il Myanmar, l’uso è consentito, ma monitorato o soggetto a restrizioni. Spesso i provider devono essere autorizzati o conformi a regole locali sulla conservazione dei dati. Questo non rende illegale l’uso, ma impone attenzione.
Paesi dove le VPN possono creare problemi
In questa categoria rientrano gli Stati soggetti a un forte controllo dell’informazione. Un esempio citato in molti casi è quello della Russia, dove la promozione di VPN non autorizzate può comportare multe fino a 500.000 rubli, mentre l’accesso a contenuti classificati come “estremisti” può costare all’utente finale fino a 5.000 rubli. In questi contesti, usare una VPN non è automaticamente un reato, ma può esporre a sanzioni nel caso in cui venga usata per aggirare blocchi specifici.

5. VPN e nuove regole: il caso Italia 2025–2026


Un punto che ha generato confusione riguarda le nuove norme italiane sulla verifica dell’età online. Da novembre 2025, molti siti sono obbligati a verificare l’età degli utenti, con sanzioni che possono arrivare fino a 250.000 euro per i provider inadempienti.
Questo ha portato alcuni a pensare che “le VPN siano vietate”. In realtà, la norma non vieta le VPN: impone obblighi ai siti e alle piattaforme. Usare una VPN non è illegale, ma tentare di aggirare deliberatamente sistemi di verifica può violare termini di servizio o altre disposizioni. È una distinzione fondamentale.

6. Perché le VPN sono sempre più usate (e non solo dai “tecnici”)


Secondo sondaggi ripresi da diverse testate, nel 2025 circa il 4% di chi non usava VPN dichiarava l’intenzione di iniziare entro l’anno successivo. Un segnale chiaro: le reti private virtuali stanno diventando uno strumento di sicurezza mainstream.
I motivi più comuni:

  • Navigare in sicurezza su Wi-Fi pubblici (hotel, aeroporti, coworking).
  • Proteggere dati personali e bancari.
  • Lavorare da remoto in modo più sicuro.
  • Viaggiare senza rischi di sicurezza, quando ci si collega a una connessione fragile.

Non a caso, molte aziende oggi impongono l’uso di VPN ai dipendenti in smart working.

7. Come usare una VPN in modo legale e intelligente


Per chi viaggia spesso, ma anche per gli utenti “normali”, possiamo tracciare poche regole chiare che fanno la differenza:

  • Verifica le leggi locali se viaggi in Paesi sottoposti a restrizioni.
  • Usa la VPN per sicurezza, non per attività illecite.
  • Evita VPN gratuite sconosciute: spesso monetizzano il proprio servizio rivendendo i tuoi dati.
  • Attivala su reti pubbliche, soprattutto per email e home banking.
  • Non confondere privacy con impunità

8. Considerazioni finali


Riassumendo quanto detto finora, in Italia le VPN non sono illegali, né strumenti loschi riservati a pochi. Sono tecnologie di protezione e cifratura, sempre più diffuse in un contesto digitale dove i rischi crescono più in fretta della consapevolezza.

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