Un nuovo pacchetto sicurezza

Un nuovo pacchetto sicurezza

Redazione

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Daspo per i cortei, custodia cautelare allargata, arresto obbligatorio di chi possiede kit da battaglia. Queste alcune delle misure, annunciate ieri dal ministro Maroni, che confluiranno in un provvedimento di prossima emanazione

 

articolo di Giuseppe Manfredi tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

 

Daspo per i cortei, possibilità di trattenere chi viene fermato prima di una manifestazione con attrezzi per le battaglie di piazza, “filtro” del procuratore della Corte d’Appello nei procedimenti contro gli agenti delle forze dell’ordine. Sono alcune delle misure in arrivo, annunciate ieri dal ministro dell’interno Roberto Maroni, per contrastare e prevenire disordini di piazza come quelli verificatisi sabato scorso a Roma. Una bozza delle nuove norme contro le violenze di piazza già circola, ma è presto perché si traduca in un articolato di legge, anche perché il ministro al Senato ha annunciato “una consultazione preventiva di tutte le forze politiche” prima del varo del provvedimento. La stessa risposta di Silvio Berlusconi alla domanda di un cronista, “non abbiamo ancora affrontato il problema al tavolo del Consiglio dei ministri”, è un segno del fatto che l’emergenza scontri al momento non è la prima delle priorità del Governo. “Non sarà al prossimo CdM, ma fra 10-15 giorni sì”, hanno comunque garantito fonti dell’esecutivo.
Tra le misure ci sarà sicuramente il Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive, un provvedimento, emesso dal questore, che vieta a una persona considerata “pericolosa” di accedere in luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive. In Italia il provvedimento è nato per contrastare la violenza negli stadi di calcio. La sua durata può variare da un minimo di un anno a un massimo di cinque. La legge prevede che, in concomitanza con l’evento sportivo, il soggetto considerato pericoloso possa anche essere obbligato a presentarsi in un ufficio di polizia. Tale misura potrebbe adesso essere ridisegnata e adattata a chi provoca disordini nelle città. Soddisfazione a tal proposito viene espressa dal parlamentare del Pd Stefano Esposito. “Sono 4 mesi che, in perfetta solitudine, – ricorda Esposito – sollecitavo l’adozioni di misure più severe e questo ancora prima che in Valle di Susa si verificassero i ripetuti attacchi al cantiere”. “Ora – conclude – rimane aperto il tema del sito strategico di interesse nazionale, e spero si arrivi quanto prima alla sua istituzione. Per quanto riguarda domenica, auspico che il prefetto autorizzi la manifestazione lontano da Chiomonte”. Già, perché il prossimo appuntamento caldo e appunto in Val di Susa domenica, quando si attende una manifestazione dei No-Tav. Il ministro Maroni, ha stigmatizzato alcune dichiarazioni degli organizzatori della manifestazione. In questo quadro, ha raccontato il ministro al Senato, “ho allertato il prefetto di Torino e ho dato indicazioni perchè vengano prese tutte le misure idonee per evitare ogni episodio di violenza alla manifestazione No-Tav prevista in val di Susa. A tal fine invito anche tutti gli amministratori locali a dissociarsi da ogni episodio di violenza”. E un appello ai sindaci “sì Tav” affinché “facciano sentire la loro voce” viene rivolto dal vice coordinatore vicario del Pdl piemontese Agostino Ghiglia. “Mi appello ai sindaci Sì Tav – afferma Ghiglia – affinché, in qualità di rappresentanti eletti di gran parte del popolo valsusino, facciano sentire la loro voce e le ragioni della Torino-Lione, attraverso un documento unitario in cui spieghino ai loro concittadini l’importanza economica e sociale della Tav, così come le contestuali ricadute negative per la Valle, soprattutto alla vigilia di una stagione invernale, nel caso di manifestazioni violente”. “Non possiamo e non dobbiamo – conclude Ghiglia, che annuncia l’invio di una lettera ai sindaci Sì Tav della Val di Susa – lasciar spazio alcuno alla violenza e alla guerriglia di chi attacca lo Stato e le sue istituzioni e non certo ha interesse a difendere il territorio”. Tornando alle misure in dirittura, nel nuovo pacchetto sicurezza allo studio del ministero dell’Interno figurano anche “il fermo di polizia e l’arresto obbligatorio per chi, in prossimità di manifestazioni di piazza, venga trovato in possesso di veri e propri kit di guerriglia urbana”. Si pensa anche ad “aggravanti speciali per i reati commessi in occasione di manifestazioni di piazza” e maggiori “tutele giuridico-legali per gli operatori di polizia”.
Mentre a palazzo Madama il ministro lanciava le sue anticipazioni, i sindacati di polizia fuori, a poche decine di metri, gridavano il loro ennesimo “no” ai tagli che rischiano di “pregiudicare l’efficienza delle forze dell’ordine” e di “mettere a rischio la sicurezza dei cittadini”. Anfp, Silp-Cgil, Siap e Coisp si sono ritrovati in piazza a denunciare “le incongruenze di un governo che dice di considerare la sicurezza una priorità e poi le nega le risorse necessarie”. “I 60 milioni sottratti al comparto con le ultime due manovre devono esserci restituiti”, premette Enzo Marco Letizia, segretario nazionale dell’associazione dei funzionari di polizia: “ma quello che veramente ci preme è sapere dove andranno ad incidere le ennesime sforbiciate al bilancio: su un organico che a maggio dell’anno scorso era “sotto” di 20mila tra agenti di polizia, carabinieri e finanzieri? Sugli straordinari che già adesso il personale non potrebbe più fare? Sui molti affitti che già oggi non vengono pagati? Sulla manutenzione dei mezzi, che rischiano di restare senza benzina? Sulla Dia che in tre anni ha sequestrato 5,7 miliardi alla criminalità organizzata e che ha perso per strada 6 dei 15 milioni promessi? La solidarietà arrivata dalla politica dopo gli scontri di sabato – riconosce Letizia – ci fa piacere, ma somiglia a tante lacrime di coccodrillo”.
“In periodi di crisi come questo, in cui c’è più bisogno di tutelare l’ordine pubblico – denuncia Claudio Giardullo, segretario del Silp-Cgil – il governo che fa? Taglia risorse, in modo irresponsabile, visto che nei serbatoi delle volanti la benzina già scarseggia e in molti uffici è finita la carta per le denunce dei cittadini. La gente deve saperlo: la messa in liquidazione del comparto ci sta spingendo oltre la linea di non ritorno, stiamo perdendo fette importanti di conoscenza del territorio”.  “Noi non siamo in piazza per un aumento di stipendio – sottolinea Marco Valerio Cervellini, segretario nazionale dell’Ugl polizia – chiediamo solo strumenti che ci permettano di svolgere in modo efficace il nostro lavoro. Un esempio? Tagliare le missioni significa impedire di fare quell’attività di monitoraggio, intercettazione e appostamento, in una parola di prevenzione, che avrebbe permesso di non fare nemmeno arrivare a Roma certi personaggi”.

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