Un d.l. per frenare le regioni

Un d.l. per frenare le regioni

di Redazione

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L’idea del Governo: norma costituzionale per limitare le competenze soprattutto in materie come energia, infrastrutture e turismo. Intanto dai Governatori arriva la ricetta per i tagli

 

Giuseppe Manfredi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Il Governo sta pensando di presentare un disegno di legge costituzionale per limitare alcune competenze attribuite alle regioni. Lo ha dichiarato il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ieri nel corso di un’audizione alla Camera. A margine della quale il titolare di palazzo Vidoni si è anche soffermato sulla riforma delle Province. Con il riordino della spending review le province saranno “44 in meno comprese le città metropolitane”, ha precisato, aggiungendo. “Ci piegheremmo a resistenze conservatrici, assolutamente naturali, se noi questo disegno di riordino non lo cominciassimo in questa legislatura”. Ma il riordino “dovrà essere continuato dal prossimo Governo”. Tornando alla limitazione delle competenze regionali, “credo e posso dire”, ha annunciato il ministro, “che il governo stia riflettendo. Credo che un disegno di legge, anche costituzionale, il Governo sarebbe orientato a presentarlo. Non so che tempi abbiamo per una riforma della Costituzione e soprattutto per il livello di complessità. Sicuramente nel governo c’è la consapevolezza che alcune parti del Titolo V della Costituzione vadano riviste, soprattutto in materie come energia, infrastrutture e turismo”. Dalla riforma del Titolo V, in merito al ruolo delle Regioni, “è venuta fuori una cosa che non funziona. È un tema che è ora di porre, non si può mettere lo stesso vestito istituzionale a una Regione con 380.000 abitanti o con 10 milioni”, ha sottolineato il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, durante il suo intervento all’incontro con gli amministratori locali del partito. “Io preferivo il modello di prima”, afferma. Bersani conferma la sua intenzione di procedere “anche nelle Regioni, ad una riduzione e razionalizzazione dei costi” della politica e “ad una maggiore trasparenza, pubblicando online tutti gli atti” e per far ciò “servono strumenti anche immediati per intervenire”.”Inserire in Costituzione un principio che limiti competenze e controlli delle Regioni, è sicuramente un fatto positivo che va nella direzione che l’Italia dei Valori auspica da tempo”, commenta  il presidente dei senatori dell’Italia dei Valori, Felice Belisario. “Ma bisogna fare molto in fretta. Manca talmente poco alla fine della legislatura che un ddl costituzionale può essere approvato solo se siamo tutti d’accordo e lo votiamo in fretta. Ho qualche dubbio, al di là delle dichiarazioni di ufficio, che tutte le forze politiche abbiano davvero l’intenzione di inserire nella Carta una norma che impedisca ai Fiorito di turno di fare quel che vogliono con i soldi pubblici”. “Anche sulla base delle aperture del ministro Patroni Griffi presenteremo una proposta organica per rivedere le competenze esclusive delle Regioni in materia di energia, infrastrutture, turismo e per reintrodurre in Costituzione il principio di «interesse nazionale»”, afferma invece Pierluigi Mantini, responsabile riforme istituzionali dell’Udc. “L’Italia – aggiunge – è in questi campi bloccata, spreca risorse, è soffocata da burocrazie insopportabili. Occorrono istituzioni efficienti e meno costose. Il federalismo del titolo quinto, introdotto con la legge costituzionale del 2001, va riformato e ci fa piacere ascoltare finalmente la disponibilità di Bersani e anche di Calderisi. Le proposte dell’Udc sono in campo ma vogliamo contribuire ad una larga intesa per una riforma seria”. Passando alle riforme più imminenti, “nel prossimo Consiglio dei ministri, o al più tardi in quello successivo, ci saranno altre misure di semplificazione, non sappiamo ancora se con un provvedimento autonomo o nel corpo di un più ampio provvedimento”, ha detto Patroni Griffi, aggiungendo che le nuove norme seguiranno “il principio «meno carte più sicurezza»”.

 

Il piano delle regioni
Fissare degli indici di virtuosità in base ai quali porre un tetto agli stipendi dei presidenti delle regioni e dei consiglieri regionali e per la concessione dei fondi ai gruppi politici all’interno delle assemblee legislative. Ma non solo: ridurre corposamente il finanziamento agli apparati politici delle regioni e sottoporre al controllo della Corte dei conti e di un soggetto terzo i bilanci dei gruppi consiliari. Queste alcune delle misure messe a punto dalla Conferenza delle regioni presentate ieri al capo dello Stato e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà. L’obiettivo è quello di dare in breve tempo, già probabilmente con un provvedimento la prossima settimana che potrebbe essere concordato con il governo, un segnale da parte delle regioni al vento di antipolitica che è tornato ad alzarsi soprattutto sui costi delle amministrazioni periferiche all’indomani del caso Lazio. La prossima settimana inoltre con ogni probabilità il presidente della Conferenza dei presidenti Vasco Errani tornerà a convocare l’assemblea dei governatori per fare il punto sulla situazione e per avviare un dialogo con il governo sul disegno di legge costituzionale di revisione delle funzioni delle Regioni annunciato dal ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi.

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