Tra variabilità giuridica e innovazione tecnologica

Tra variabilità giuridica e innovazione tecnologica

Sabetta Sergio

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            Nel rapporto tra istinto e ragione il prevalere della parte istintiva sul logos, fino a piegare ai propri fini la ragione, è causa di reazioni auto catalitiche determinanti la crisi, solo il prevalere della parte razionale assistita dall’analisi culturale può stabilizzare l’istinto nella complessità relazionale e quindi tecnico-sociale, reagendo per tale via al ciclo.

            L’armonizzazione di questa pericolosa contrapposizione ha dunque una base culturale ma ancor più un’intima struttura antropologica dell’individuo, in cui vi è anche una necessità di educazione estetica quale mediazione tra stato fisico e morale (Schiller) in una reazione alla frammentazione dell’essere, favorito dall’inserirsi della funzione economica tra quelli che Schiller definisce impulso “sensibile” e impulso “razionale”.

            L’innamorato non vede i limiti dell’oggetto dell’innamoramento, a sua volta la tecnologia non ha solo un elemento razionale, bensì anche un elemento epico e fantastico ossia mitico che porta l’essere ad un suo odio o innamoramento, l’unione tra istinto, razionalità e innamoramento conduce ad un uso culturale  intensivo e collettivo che diventa  innanzitutto economico e solo successivamente al realizzarsi delle prime crisi emerge la necessità della sostenibilità.

            Dobbiamo considerare che la lettura economica degli eventi e quindi la soluzione delle eventuali problematiche avviene secondo la cultura espressa dalla comunità, sebbene gli ingredienti possono essere fissi è la loro miscelatura che varia secondo una storia sociale, economica e culturale, come nel caso dell’Europa dove culture di identica matrice ma diversamente miscelate devono misurarsi ed equilibrarsi nel fissare le regole.

            Il tempo dell’adattamento è lungo e il succedersi delle crisi frequente necessita, pertanto, una notevole flessibilità culturale e istituzionale per mantenere capitale e lavoro nei confini continentali, in questo l’utopia iniziale indispensabile alla partenza necessita di una “punta” di scetticismo al fine di non trasformare il sogno in un freddo cinismo, vi è in questo la necessità della presenza di una forte leadership che dalla spinta iniziale della lotta, in cui prevale accordo e armonia, permanga se stessa senza diventare tirannia nel momento del manifestarsi del successo, questo se si vuole evitare la frantumazione che l’utile della vittoria inevitabilmente comporta.

            Abbiamo accennato alla necessità della memoria critica le cui radici nel romanzo “Fahrenheit 451” di Ray Bradburry viene “repressa” mediante la cancellazione al contrario del Web dove  la memoria è “creata” attraverso l’uso e la manipolazione dei dati accumulati, la libertà apparente del singolo può diventare quindi un prodotto dell’industria tecnologica della comunicazione, in cui la libertà è progressivamente ristretta con la riduzione della possibilità di scelta, ma l’uomo privato di una propria libera volontà resta tuttavia felice delle possibilità offerte dalla merce nel baratto.

            Il superamento dei bisogni primari avvenuto mediante la manifestazione della riproducibilità tecnica, secondo quanto rilevato da Benjamin che vede in essa una positiva “ricezione collettiva simultanea” la quale può risolversi in un ampliamento dei rapporti di massa, si evolve attualmente in una apparentemente  libera personalizzazione del prodotto a seguito di una elaborazione di dati raccolti sul singolo dal potenziale tecnologico, ripresentando il dibattito della Scuola di Francoforte sul rapporto tra gli esaltatori delle possibilità esperenziali che nascono dalle nuove tecnologie e il pericolo del pilotaggio dei sensi e dell’intelligenza in termini seduttivi, questo può portare ad una caduta della qualità umana a fronte della crescita tecnologica, la qualità si risolve in una pura tecnologia dell’uso ma non nella responsabilità della gestione tecnologica.

            L’eccesso nel trionfo di un’idea porta all’inflessibile volontà dell’imposizione diretta dell’idea stessa, quindi ad una sempre possibile crisi, se si vengono a formare nuove discipline scientifiche resta comunque il problema del rapporto tra le stesse e dei quesiti morali che ne nascono.

            Nell’uomo numerario dove risiede la libertà, se ogni codice numerico rimanda ad altri codici? In quale di questi codici vi è la sua libertà di modifica? O rimane solo la scelta di aggiungere ulteriori codici, che una volta attivati a lui sfuggono?

            Gli stessi concetti di dovere e responsabilità diventano una gabbia se non rispettati e sostenuti collettivamente si che con essi viene meno  l’autorità morale, la mancanza della condivisione delle regole porta alla richiesta nel caos di un “principe” che, nel ristabilire una gerarchia di valori ridia regole e la funzione di cemento sociale al diritto, d’altronde ogni variazione giuridica è una modifica ai costi economici e quindi sociali che si riflettono nei carichi e quindi nella sostenibilità dell’edificio, il sistema viene pertanto logorato dalla mancata valutazione degli effetti delle decisioni tanto in termini strategici nelle politiche pubbliche e nelle alte giurisdizioni che in temi tattici, operativi sul campo.

            Ogni sistema può essere letto come un riduttore di complessità che permette la costituzione di un “Io sociale” in rapporto all’ambiente sulla base di un codice normativo che favorisce lo scambio con l’ambiente senza la perdita dell’Io (Luhmann – Teoria del sistema sociale); il perdersi della responsabilità fa si che il dovere venga recuperato attraverso la concezione dell’allocazione del rischio nel sistema, si ottiene teoricamente la parcellizzazione dell’essere nel sistema sociale mediante uno sviluppo di calcoli sempre più funzionali ad una valutazione economica (Barcellona), la vita stessa acquista un valore puramente economico e le norme diventano anch’esse puri prodotti adeguati al contingente e come tali producibili ed eliminabili (Irti) d’altronde, come ci ricorda  Ongaro, tutto quello che rientra nel diritto acquista per se stesso una valenza economica-

            L’uso di una normativa frantumata è funzionale al tempo istante economico attuale, che favorisce la funzionalizzazione veloce delle relazioni interpersonali in cui vi è una progressiva difficoltà di trovare l’intenzionalità del soggetto, se non rivolgendosi al comportamentismo (Quine) inteso quale problema “interpretativo olistico” del linguaggio e del pensiero altrui (Davidson), si da avvalorare l’ambiguità che Frege  scorge nel rapporto tra stati mentali e proposizioni a seguito della necessaria distinzione fra senso e riferimento.

            Il diritto pertanto nel normare gli “archetipi sociali” relazionali, che diventano pertanto anche economici, non può che fare emergere l’azione e la motivazione “prossima” nella difficoltà della distinzione tra i due aspetti (Jung), solo l’ultima parte interessata immediatamente all’azione può essere “catalogata” e “normata” al fine di dare certezza ai rapporti secondo cultura, il diritto e quindi le “categorie” che vi operano da elemento di conservazione diventano in una società “liquida” mediatori sociali, da custodi di valori ad arbitri fra valori contrastanti acquisendo una funzione di mediazione politico – sociale nella ricerca di una contemperanza tra potere e libertà, in cui il “controllo dei margini di incertezza nelle relazioni con il prossimo” è espressione sia di libertà che specularmente di potere (Crozier ).

 Se da un lato si esaltano i diritti della persona dall’altro si sacrificano in presenza di un necessario progresso tecnologico che a seguito della pressione competitiva non può permettersi rallentamenti per le dovute valutazioni, si ricrea quindi la possibile contraddizione tra valore di per sé dell’essere e il suo valore economico se sembrava superarsi nel progresso scientifico in un appiattimento normativo e tecnico delle differenze culturali, favorito dalle tecnostrutture istituzionalizzate.

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