Tari 2017: quando si può ottenere l’esenzione?

Tari 2017: quando si può ottenere l’esenzione?

di Redazione

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La Tari è la tassa sui rifiuti che i cittadini italiani devono pagare ogni anno, insieme a Imu e Tasi, come parte della Iuc (imposta unica comunale). La Tari deve essere pagata da tutti i cittadini che possiedono un immobile a qualsiasi titolo, anche ad uso commerciale, ma l’importo della tassa varia anche sensibilmente da Comune a Comune. Esistono dei casi specifici, tuttavia, nei quali la somma da pagare può essere ridotta o addirittura annullata.

Vediamo nello specifico in quali casi si può essere esenti dal pagamento della Tari.

 

Chi deve pagare la Tari?

La tassa sui rifiuti Tari deve essere pagata al Comune da tutti i cittadini che possiedono o detengono a qualsiasi titolo locali o aree scoperte in grado di produrre rifiuti urbani.

La Tari, che come accennato viene calcolata autonomamente dai singoli Comuni, è composta da due parti: una parte fissa, calcolabile in base alla superficie dell’immobile, e una parte variabile, dovuta in proporzione alla quantità di rifiuti che vengono prodotti. Poiché è difficile calcolare esattamente la quantità di rifiuti prodotta, la parte variabile della tariffa è commisurata al numero dei componenti della famiglia.

Il costo della Tari varia dunque sensibilmente: si va dai 450 euro in media a famiglia di Cagliari ai soli 160 euro di Ascoli Piceno.

 

Quando non si paga la Tari?

La normativa sulla Tari, però, prevede dei casi di esenzione e riduzione della tassa. La Tari, innanzitutto, non è dovuta:

  • per le aree condominiali comuni e non utilizzate in via esclusiva (come ad esempio l’androne e le scale di un palazzo);
  • per le aree non suscettibili di produrre rifiuti in modo autonomo, come le cantine, le terrazze e i balconi;
  • per le aree pertinenziali scoperte o accessorie di locali già soggetti a tributo;
  • per locali che, a causa di situazioni particolari, non sono suscettibili di produrre rifiuti.

 

La Tari è dovuta se la casa è disabitata?

Come ci si deve comportare, invece, nel caso di un immobile rimasto disabitato? La Tari può non essere pagata, ma solo a determinate condizioni.

La casa o il locale che per qualsiasi motivo non è stato occupato nell’anno di riferimento è esente dalla Tari se al suo interno sono state staccate le utenze di luce e acqua e se l’immobile non risulta arredato. Questo, ovviamente, per provare che nel periodo di riferimento l’abitazione è effettivamente stata del tutto disabitata. In tutti gli altri casi, la Tari è dovuta anche sulla seconda abitazione.

 

Le riduzioni Tari dei singoli Comuni

Particolari riduzioni della Tari “di tipo facoltativo”, a discrezione del Comune, sono inoltre previsti in caso di abitazioni con un unico occupante, di locali adibiti ad uso stagionale e discontinuo, di abitazioni occupate da cittadini che risiedono per più di sei messi all’anno all’estero e per i fabbricati rurali ad uso abitativo.

Ulteriori sconti sono previsti da alcuni Comuni a favore dei cittadini che smaltiscono una parte dei rifiuti in proprio o che abbiano realizzato determinati interventi tecnico-organizzativi per la riduzione della quantità di rifiuti prodotta.

 

Le riduzioni per carenze del servizio di gestione rifiuti

Esistono infine alcuni casi, previsti dalla legge, nei quali i cittadini possono beneficiare di una riduzione della Tari per carenze nel servizio di gestione dei rifiuti. In particolare, è possibile beneficiare di agevolazioni:

  • nelle zone dove non viene effettuata la raccolta a causa della distanza dal più vicino punto di raccolta (in questo caso la Tari è dovuta solo fino a un massimo del 40% dell’importo);
  • in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o quando il servizio sia comunque stato interrotto causando pericolo di danno alle persone e all’ambiente (in questo caso la Tari è dovuta fino a un massimo del 20%);
  • in caso di raccolta differenziata dei rifiuti, con sconti e riduzioni che variano a seconda del Comune.

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