Sulla cittadinanza

Sulla cittadinanza

Sabetta Sergio

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Mediante l’elaborazione del simbolico si creano i confini del senso che diventano anche confini del sistema sociale, questi vengono materializzati mediante la comunicazione e la scansione temporale dell’attività e sono le modalità di accesso alla comunicazione interna che vengono a qualificare, anche giuridicamente, i soggetti stessi, i quali si riconoscono tra loro attraverso una condivisione simbolica che socialmente assume in termini pubblicistici una sua visibilità attraverso riti e cerimonie.

            Luhmann parla di inclusione ed esclusione quale manifestazione della stratificazione sociale, la quale persiste seppure in presenza di una sempre più forte differenziazione funzionale, d’altronde ogni sistema necessita di un confine permeabile che filtri la comunicazione ponendo ordine nel caos, creando così una complessità funzionale tanto che l’inclusione elabora delle differenze in termini di carriere e percorsi, per tale via occorre tuttavia personificare l’individuo attraverso i “diritti”, circostanza che viene meno nell’esclusione dove il soggetto diventa oggetto, in questo vi è la necessità per la società di autodescriversi legittimando la propria visione dell’ordine esistente, vi è in tal modo la possibilità di una unità nella differenza funzionale (Addario – Cevolini).

            L’unità che si risolve di fatto in un ordine sociale necessita di una “solidarietà” che non può che fondarsi su una morale comune (Durkheim), la volontà di espandere universalisticamente tali valori secondo connessioni economiche e tecnologiche impone la “virtù” di quella che Parsons definisce l’inclusione, tuttavia le differenze si ripropongono nella “stratificazione” del binomio uguaglianza/disuguaglianza, le quali perdono legittimità se slegate ai “meriti” che quella determinata società lega al valore dei ruoli e delle prestazioni quale specchio della propria struttura socio-economica.

            La società moderna è strutturata in sottosistemi ciascuno in relazione secondo nessi funzionali con gli altri sotto-sistemi, l’unità quale identità deve permettere l’integrazione come possibilità di crescita, senza che tuttavia questa debba realizzarsi, l’inclusività è quindi una possibilità che non annulla differenziazioni e diseguaglianze, d’altronde l’incapacità di creare una identità nazionale ossia di differenziare rende la struttura debole in balia di “super-sistemi”, persistendo comunque sempre la necessità di  creare sistemi differenziati lungo linee di frattura, l’appartenenza al sistema si fonda sui relativi codici binari di inclusione/ esclusione, tuttavia la complessità degli attuali sistemi impedisce di fondare l’inclusione su un principio di organizzazione unitaria (Addario-Cevolini).

            Accanto ad una solidarietà meccanica basata su una condivisione culturale e normativa, si crea una solidarietà organica dovuta alla interdipendenza generalizzata che obbliga a cooperare (Durkheim), ecco la necessità di ricorrere all’uguaglianza dei “diritti fondamentali” quale elemento di unità, questo tuttavia non può negare la necessità della differenziazione, che nell’eventuale distorsione può portare ad una esclusione a cumulazione negativa o all’opposto di chiusure sociali a cumulazione positiva di benefici.

            Il diritto di cittadinanza è l’elemento integrativo nella società moderna che ha tuttavia bisogno, per funzionare, di confini di senso elaborati volta per volta da medium simbolici, esso si riconosce dall’accesso alla comunicazione e dai confini posti ad essa, a tal fine si usano simboli ma anche riti e cerimonie, vi è tuttavia tra i sistemi una zona opaca negata formalmente dal sistema stesso tuttavia esistente in termini culturali e di prestigio.

            E’ stato rilevato da alcuni autori (Pogge – Benhabib) che le migrazioni risultano essere una costante nella storia dell’umanità, indipendentemente dallo stato di bisogno, tanto che alcuni imperi, quali il romano nell’antichità (IV-III a.c.) e il russo nell’età moderna (XVI_XVII d.c.), hanno avuto le proprie radici nella necessità di stabilizzare le popolazioni vicine al territorio su cui originariamente erano insediati, l’inizio dell’espansione sia di Roma che di Mosca ebbe quale conseguenza la trasformazione dell’organizzazione interna, con la formazione di una aristocrazia guerriera e la militarizzazione dei rapporti sociali che trasformò l’espansione da difensiva a imperialistica, attualmente si è creata la necessità di contemperare esercizio effettivo della democrazia e necessità di una stabilizzazione della comunità al fine di un suo fattivo esercizio, Habermas rifacendosi all’esperienza americana parla della necessità di un “patriottismo costituzionale” quale risultato di pratiche discorsive in comunità multi culturali dove è problematica l’esistenza di una forte coesione culturale e di ethos, vi è quindi la necessità di una risignificazione dei tratti distintivi del processo democratico (Benhabib).

            Come osserva Fraser accanto alla distribuzione e al riconoscimento vi è l’ulteriore elemento della giustizia integrativa, si è venuto quindi a parlare di una cittadinanza post-nazionale non ancorata ad una specifica comunità politica ma fornita di un unico fascio di diritti universalmente validi (Habemas, Soysal), si tratta di una liquidità globale che supera le frontiere secondo una forte mobilità ancorata al business dell’e-commerce, il quale trasforma il concetto stesso di cittadinanza dallo stato liquido ad una nuvola gassosa, vi è tuttavia la necessità fisica dell’uomo di ricreare una propria identità fondamentale per la “produzione di sé”, autopoiesi necessaria per la produzione e alla trasformazione di altri componenti della rete, al fine di stabilizzare il sempre incipiente caos secondo sistemi non lineari di retroazione nei quali si tende a mantenere memoria delle condizioni iniziali, questo tuttavia non impedisce quella indeterminatezza che Prigogine vede nelle ripetute retroazioni di autoamplificazione che, anche per interventi esterni, si risolvono in punti di biforcazione necessari all’emergere di nuove identità, in un continuo equilibrio tra ordine e disordine (Capera).

            La cittadinanza rimane quindi come elemento fondamentale in un rapporto altrimenti indifferenziato e non può essere che fondato su valori condivisi non solo formalmente, esso necessita tuttavia oltre che di una rete di diritti anche di una loro sostenibilità sia culturale che economica, una condivisione di valori in cui le varie culture devono integrarsi e dove non possono eliminarsi i graduali passaggi, che i teorici della denizenship, con tutti i rischi potenziali individuati da Mezzadra, hanno cercato di risolvere.

            Dobbiamo considerare che segmentare ha la funzione di ridurre la complessità delle decisioni, permettendone al contempo la gestione di una maggiore quantità attraverso accordi funzionali tra i segmenti stessi, la difficoltà risiede nel trovare via via il punto di equilibrio tra suddivisione e accentramento in altri termini le fratture di sistema (Addario – Cevolini). 

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