Stress lavorativo, quando è risarcibile?
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Stress lavorativo, quando è risarcibile?

Redazione

Qui la sentenza: Corte di Cassazione - sez. lavoro - sentenza n. 24361 del 16-10-2017

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Socio lavoratore

Interessantissima sentenza dalla Corte di Cassazione: lo stress lavorativo può causare malattie coronariche e queste devono essere risarcite, a prescindere dal fatto che il lavoratore sia dipendente pubblico o privato. Quello che conta è che il lavoratore provi che la malattia sia stata una diretta conseguenza del servizio prestato all’azienda e degli oneri che esso richiedeva. Questo quanto stabilito dalla Suprema Corte con sentenza numero 24361 del 16 ottobre 2017.

Vediamo allora nel dettaglio in quali casi lo stress lavorativo può portare all’obbligo di risarcimento.

 

Indennizzo se tra le cause c’è lo stress

Il caso di specie riguarda un ex dipendente Inpdap a cui già la Corte d’Appello aveva riconosciuto un indennizzo per una malattia coronarica sorta in seguito a stress lavorativo. L’uomo era rappresentante dell’ente in contenziosi giudiziari, con compiti anche di Responsabile della sicurezza e componente del Servizio Autonomo Attività Ispettive: una responsabilità definita “abnorme” dalla corte di merito, troppo grande per non provocare danni alla salute.

Tanto più che il lavoratore era molto giovane (solo 36 anni all’epoca della domanda di riconoscimento dell’indennizzo) e non era dedito all’alcol né al tabacco. In tali condizioni, non è nemmeno necessario che lo stress lavorativo sia l’unica causa della malattia: è sufficiente per il riconoscimento di un indennizzo il fatto che il lavoro sia una delle cause principali.

 

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Risarcimento anche dopo il 2011

A nulla valgono neanche le opposizioni dell’ente, che sosteneva che con l’entrata in vigore dell’art. 6 della Legge 214/2011, che equipara la tutela dei lavoratori pubblici a quelli privati, tutte le precedenti domande di indennizzo ancora pendenti non fossero più da tenere in considerazione. È vero che la legge del 2011 ha reso più severe per i lavoratori pubblici le condizioni di richiesta del risarcimento, ma la Cassazione correttamente fa notare che tale norma “non si applica ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del decreto”. La legge, dunque, non è retroattiva e il lavoratore ha tutto il diritto di richiedere l’indennizzo.

Come si richiede l’indennizzo da stress lavorativo?

Ma in quali casi è possibile concedere il risarcimento per il danno da stress psicofisico? L’art. 2087 del Codice civile stabilisce che l’imprenditore è tenuto a tutelare l’integrità fisica (e dunque anche psico-fisica) e la personalità morale dei prestatori di lavoro alle sue dipendenze. Questo vuol dire che l’azienda che causa ai lavoratori malattie derivanti da stress e nervosismo provoca un danno non patrimoniale che va risarcito. L’indennizzo, però, può essere concesso solo quando il danno (e la malattia) sono dimostrabili in tribunale: spetta quindi al lavoratore fornire tutte le prove sufficienti che collegano il tipo di mansioni svolte e le condizioni di lavoro al danno subito.

Nel caso dello stress lavorativo, le cause possono essere molteplici: non si parla solo di esaurimento fisico, ma anche e soprattutto di pressioni psicologiche, rimproveri e discussioni costanti ed eccessivi, contrasti giornalieri e in generale la presenza di un ambiente di lavoro caratterizzato da una conflittualità persistente. Se tutto questo viene provato, e se risulta perlomeno probabile il collegamento tra lo stress e il particolare tipo di malattia denunciato, il datore di lavoro ha violato i termini del contratto e sarà costretto a risarcire il malcapitato lavoratore.

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