Specializzazione , Iperspecializzazione e processi del linguaggio

Specializzazione , Iperspecializzazione e processi del linguaggio

Sabetta Sergio

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L’elaborazione lessicale e l’elaborazione frasale nel loro insieme costituiscono la dimensione microelaborativa del linguaggio, nell’elaborazione lessicale vi sono le configurazioni fonologiche o grafemi nelle sequenze morfologiche e delle parole, mentre nell’elaborazione frasale vi è l’organizzazione delle parole in strutture tali da generare frasi compiute; la dimensione successiva è quella macroelaborativa, dove la generazione di inferenze lega le singole parole e intere frasi in una contestualizzazione tale da generare il modello mentale di quanto udito o letto (Jackendoff).

Le parole risultano essere il punto di riferimento nei processi di produzione e comprensione, esse formano il lessico mentale in cui il riconoscimento di una parola specifica, tra le circa 50.000 memorizzate nella memoria a lungo termine, avviene nel lasso di tempo tra i 125 e 250 msec. (Gazzaniga); la struttura è ipotizzata come un immagazzinamento nel lessico mentale di entrate lessicali contenenti informazioni relative alla scrittura, pronuncia, composizione fonologica e sillabica, significato, a loro volta le entrate lessicali costruiscono delle relazioni costituite dalla condivisione delle caratteristiche fonologiche, morfologiche e semantiche, queste formano rapporti di tipo semantico intrinseco o più semplicemente associativo, ossia collegate a proprie conoscenze socioculturali, si creano pertanto dei nodi che formano una rete concettuale con collegamenti più o meno forti individuabili dalla vicinanza dei nodi stessi (Collins), si ha quindi che l’attivazione di una parola attira anche una serie di nodi a lei strettamente connessi.

Vi è uno stretto rapporto tra i sistemi cognitivi della memoria e del linguaggio, si deve quindi distinguere tra memoria di lavoro e memoria a lungo termine senza considerare la memoria a brevissimo termine detta “sensoriale”, la memoria di lavoro che nel suo essere attiva si distingue dalla memoria a breve termine, intesa quale deposito provvisorio per il successivo immagazzinamento nella memoria a lungo termine, è costituita da due sistemi periferici, il “circuito fonologico” e il “taccuino visivo-spaziale”, ed uno esecutivo centrale “di supervisione (S.A.S. – Supervisory Attentional System – Norman, Shallice) atto ad elaborare le informazioni periferiche per inviarle in termini coerenti alla memoria a lungo termine (Baddeley).

Nella memoria a lungo termine vi sono racchiusi due tipi di memorie quella procedurale, implicita, in cui le conoscenze possono essere acquisite anche inconsapevolmente, e quella dichiarativa, esplicita, costituita a sua volta dalla memoria semantica, di raccolta delle informazioni a carattere enciclopedico, e dalla memoria episodica, ricordo delle esperienze personali, all’interno del lessico mentale vi è una serie di moduli indipendenti relativi ai lessici fonologico e ortografico di input e output, i moduli sebbene separati costituiscono tuttavia un unico sistema semantico-lessicale (Marini), nella produzione linguistica si possono individuare tre fasi elaborative distinte: quella prelinguistica della concettualizzazione, linguistica vera e propria della formulazione grammaticale e, infine, fonetica dell’articolazione o produzione effettiva del messaggio, più propriamente la produzione del messaggio si articola nelle fasi di pianificazione concettuale, codifiche grammaticale, morfologica e fonetica, infine articolazione (Levelt, Indefrey).

Nella concettualizzazione si formula l’intenzione comunicativa a cui segue la pianificazione del messaggio mediante il sistema attenzionale di supervisione, dove si determina quantità di informazione da veicolare e sua pertinenza al contesto comunicativo, vi è quindi una sovrapposizione tra fase di macropianificazione, decisione di cosa dire e in che ordine, e fase di micro pianificazione, conversione dell’informazione in proposizioni e lessico (Green), la fase grammaticale comprende il meccanismo di selezione lessicale che si pensa fondato su un rapporto di attivazione/inibizione, in cui ogni entrata lessicale è dotata di una specifica soglia di attivazione che varia nel tempo in funzione di vari fattori, quali la frequenza d’uso (Paradis), segue la fase di accesso lessicale alle informazioni e, per ultimo, l’organizzazione frasale secondo un livello funzionale dell’elaborazione e un secondo livello posizionale (Marini).

Nell’attuale epoca dove vige la necessità e il mito di una iperpecializzazione, anche nel giuridico, vi è il rischio della perdita del pensiero esteso, di una capacità di sintesi propria del pensiero umanistico, l’individuo perde la propria dimensione umana a favore della sua capacità produttiva, di essere una fonte economica e come tale valutabile, il rischio è che anche il giudizio, come sopra dimostrato, perda lo spessore linguistico necessario per una sintesi che non si riduca all’unidimensionalità specialistica, senza altri agganci, senza la possibilità di espandersi in discorsi che ricomprendano altre discipline e pensieri, un pericolo ancora più profondo nel momento in cui la capacità di giudizio si riduca in coloro che per professione e ruolo sociale debbano possederla in sé, l’impoverimento della società passa anche da un impoverimento linguistico, da un appiattirsi su poche e altre dimensioni a seguito di una perdita culturale ed esperienziale, nella sola valorizzazione di una memoria a breve termine.

In “Filosofia naturale e culture umane” (in I quanti e la vita, Bollati Boringhieri, 1965, 49-57) Niels Bohr evidenzia “la relazione di complementarietà esistente tra quei modi del comportamento degli esseri viventi che vanno sotto il nome di istinto e ragione”, a riguardo nessun pensiero è possibile se non mediante un linguaggio che ogni generazione deve riapprendere e solo attraverso di esso si supera una sola vita istintiva, entrando in relazione con gli istinti ereditari, la difficoltà che le differenze nei substrati tradizionali impone al semplice confronto fra culture non può impedirci di osservarne gli aspetti complementari, necessari alla loro fusione in nuove forme dove “il punto di vista della complementarietà costituisce in realtà una coerente generalizzazione dell’idea di causalità”, in cui  “i germi di fecondo sviluppo spesso stanno nella scelta opportuna di una definizione”.

 

  • A. Marini, Manuale di neurolinguistica, Carocci ed., 2015.

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