Spallata ai piccoli comuni

Spallata ai piccoli comuni

Redazione

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Il ministro Giarda, in un’audizione sulla spending review, rovescia sulle regioni il compito di occuparsi delle micro-realtà. Individuati i possibili risparmi: 300 miliardi di euro aggredibili di cui un terzo fanno capo allo Stato e due terzi agli enti decentrati

 

di Fortunato Laurendi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

“Non ci sono ragioni vere per perseguire problemi di equilibrio per la fonte delle entrate per i minuscoli comuni italiani, non è un problema dello Stato, siano le regioni a occuparsene”. Lo ha dichiarato il ministro dei rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, durante l’audizione sulla spending review davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Giarda ha specificato, rispondendo alle domande dei commissari, di parlare su questo tema a titolo personale e, portando ad esempio “i comuni di 60-70 abitanti della amata Valsesia”, il ministro ha aggiunto “facciano quello che riescono, sono un dato della nostra storia, chi li vuole se li paghi, noi diamo gli strumenti”. Intanto il commissario straordinario per la spending review, Enrico Bondi, dovrebbe riferire nei prossimi giorni “o al presidente del Consiglio o al comitato dei ministri per indicare da dove avviare la propria attività di manager”, ha annunciato Giarda, a margine dell’audizione. Aggiungendo che Bondi sta lavorando per entrare nel merito del funzionamento della pubblica amministrazione che sul fronte di ministeri ci sarebbero già alcune bozze dei progetti di revisione di spesa richiesti ai responsabili dei dicasteri. “Tutti i ministri sono impegnati a generare un po’ di risparmio pubblico che, a dio piacendo e il signore aiutandoci, servirebbe se non altro a rinviare l’aumento dell’Iva previsto per il primo ottobre”. Ma gli interventi non si limiteranno solo ai dicasteri, estendendosi invece anche agli enti decentrati. Il rinvio dell’aumento Iva, sostiene il ministro, consentirebbe al governo di “capire se il Paese ha qualche speranza nel 2013”. Su circa 650 miliardi di spesa pubblica “restano 300 miliardi di euro aggredibili” di cui “un terzo fanno capo allo Stato e due terzi agli enti decentrati”. E ha spiegato che “dietro la spesa sanitaria, che è affidata alle regioni, c’è una struttura politica forte e interessi coalizzati delle industrie di farmaci e di beni e attrezzature”. Giarda ha ricordato che la spesa sanitaria è cresciuta dal 32 al 37% mentre è diminuita quella scolastica dal 23 al 18%, evidenziando che “è come se la maggiore spesa sanitaria sia stata pagata con minore spesa della scuola”. E non sono mancate le stoccate al governo Berlusconi. “La politica dei tagli del precedente governo ha avuto qualche conseguenza non banale, anche un po’ diseducativa: ha fatto emergere l’idea che, con i tagli troppo robusti, non ci si può far niente e che poi dovranno necessariamente essere ricoperti”.  Una risposta sul tema della sanità è giunta qualche ora dopo dal titolare del dicastero. “Il comparto sanitario accetta la sfida della spending review perché è in grado di dare una risposta positiva. Ma si tratta di crederci tutti, facendo ciascuno la propria parte, senza forzature né scorciatoie”, ha affermato il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Alla domanda dei cronisti su quali voci si può intervenire, Balduzzi ha poi risposto che “bisogna fare in modo che gli acquisti vengano fatti con oculatezza secondo i prezzi medi di riferimento, ma anche eliminare le duplicazioni di strutture organizzative e di scelte amministrative. Insomma, bisogna fare tutto ciò che appartiene ad una normale diligenza di un padre di famiglia che in questo caso può essere un’azienda sanitaria piuttosto che una regione piuttosto che lo Stato nel suo insieme”. Il ministro ha tuttavia sottolineato che “la sanità fa la sua spending review già da tempo e lo ha dimostrato in questi anni”.

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