Separazione in frode ai creditori, può essere revocata
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Separazione, quando si vogliono evitare i creditori

Alessandra Concas Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

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Quando due persone si separano, si va a intestare al coniuge privo di debiti, i principali beni, ad esempio la casa. Attraverso la cosiddetta separazione consensuale, si fa passare il trasferimento come un atto di sostegno e di mantenimento, in ragione degli accordi sottoscritti in tribunale. In questo modo, il creditore che dovesse agire contro il coniuge con i debiti non troverebbe beni da pignorare e, forse, potrebbe lasciare stare.

La legge stabilisce che, salvo il caso di nullatenenza, i debiti vanno sempre pagati, e i creditori possono aggredire il patrimonio presente e futuro del debitore nonché, per coloro che sono sposati in regime di comunione dei beni, anche il 50% del patrimonio del coniuge. Questa è un’opzione che non si consiglia a chi esercita attività imprenditoriali o  soggette al rischio di insolvenza.

La separazione della coppia, rivolta a sottrarre ai creditori i beni del coniuge debitore, con il trasferimento della proprietà all’altro coniuge, diventato ex, è un atto in frode alla legge, che sfrutta uno strumento lecito per un fine illecito, e la separazione può essere revocata. Perché si attui la revoca, il creditore deve dimostrare l’intento fraudolento della coppia, che non è un compito facile, nessuno sa che cosa succede nelle mura domestiche e se davvero marito e moglie sono in crisi.

Esistono degli indici che possono portare i creditori ed il giudice a ritenere la separazione come un atto simulato e a revocarla. Ne costituisce un esempio, la coppia che mantiene la residenza presso lo stesso indirizzo, nonostante non venga menzionato nell’atto di separazione e questa necessità non si giustifica per l’incapacità economica di uno dei due a pagare un altro affitto.

Un secondo indice di simulazione della separazione è rappresentato dal mancato pagamento dell’assegno di mantenimento. Se i coniugi presentano una disparità di reddito, il più povero pretende il pagamento dell’assegno mensile. Se l’obbligo viene formalizzato nell’atto di separazione, e non adempiuto, a causa della simulazione dell’intera procedura, e non c’è un’azione legale per recuperare le somme, è ci potrebbe essere un accordo nascosto.

La separazione è, come gli atti in frode ai creditori, revocabile entro cinque anni da quando è stata compiuta. A questo fine però bisogna che il creditore intenti una causa, dimostrando l’esito fraudolento e l’onere della prova è a suo carico, nonostante esistano precedenti giurisprudenziali che hanno revocato la separazione, non è scontato e molto difficile da raggiungere.

Sia la separazione dei beni sia quella della coppia, sono due atti revocabili in cinque anni con onere della prova a carico del creditore, ed entrambi portano allo stesso risultato: trasferire la proprietà di un bene, la casa o un altro immobile, al coniuge non debitore. Quello che cambia è la difficoltà per il creditore, di dare dimostrazione dell’intento fraudolento dell’atto.

Se nella separazione della coppia c’è il trasferimento della residenza e i passaggi di denaro per l’assegno di mantenimento, risulterà molto difficile provare che, dietro a questo piano, si nascondeva lo scopo di sottrarre la casa al pignoramento. Il compito dell’avvocato del creditore risulta essere più facile in caso di semplice separazione dei beni.

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