Roma in testa per gettito Imu

Roma in testa per gettito Imu

Redazione

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Il Mineconomia ha diffuso i dati provinciali. Incasso complessivo dell’acconto a oltre 9,6 miliardi, chiudono la classifica due province sarde. Apertura del Governo sullo stop all’Imposta per le imprese edili che non riescono a vendere le case

 

di Fortunato Laurendi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

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Roma in testa, province sarde in coda. Il gettito dell’Imu versata giugno si attesta oltre 9,6 miliardi di euro, per l’esattezza a 9.602.622.285, di cui 5.647.605.851 di quota comunale e 3.955.016.435 di quota dello Stato. I dati sono stati diffusi sabato mattina dal ministero dell’Economia e delle finanze ed evidenziano, appunto, che Roma è al top nella classifica delle province con un gettito di oltre un miliardo (1.000.786.735). Dell’oltre miliardo di gettito versato dai proprietari di casa della provincia di Roma una quota di 630.649.797 euro è destinata al comune e 370.136938 allo Stato. Nella classifica delle province seguono Milano con un gettito di 680.985.332 euro (401.759.658 al comune e 279.225.674 allo Stato), Torino con 428.212.333 (263.008.636 al comune e 165.203.697 allo Stato), Napoli con 317.602.288 euro (186.044.399 di quota comunale e 131.557.889 di quota statale) e Genova con 214.863.235 euro (130.789.989 al comune e 84.073.246 allo Stato). Per qiuando riguarda la coda della classifica, chiudono Vibo Valentia (11.166.875 euro di cui 5.990.941 al comune e 5.175.933 allo Stato), Medio Campidano (7.785.581 euro di cui 4.485.138 al comune e 3.300.443 allo Stato) e Ogliastra (5.050.942 euro di cui 2.906.551 al comune e 2.906.551 allo Stato). I dati vengono diffusi all’indomani dell’apertura del Governo ad alcuni ammorbidimenti della disciplina, soprattutto in tema di immobili invenduti. “Non è giusto che le nostre imprese, uniche nel mondo industriale, paghino l’Imu ‘sui prodotti’ che realizzano per la vendita”, aveva lamentato venerdì il presidente dell’Ance, l’associaizone dei costruttori edili, Paolo Buzzetti, nella sua relazione all’assemblea. I costruttori edili devono pagare l’Imu al termine della realizzazione degli immobili prima della vendita, anche se, il Governo aveva mostrato spiragli circa l’introduzione di un’esenzione per tre anni per gli immobili non venduti dalla data di fine lavori. Il carico fiscale in genere, secondo l’Ance, è diventato davvero insostenibile: siamo al 45% del pil che raggiunge, in termini reali, il 54,5%. E solo sugli immobili, il fisco pesa per 55 miliardi di euro all’anno anche a causa della nuova patrimoniale sulla casa introdotta con l’Imu. Quello dell’Imu è un cantiere aperto che deve necessariamente cambiare, secondo i costruttori. I quali sono pronti a partecipare agli sforzi del Paese e anche a subire il costo dell’Imu sugli immobili utilizzati per la loro attività, ma non accettano di pagare l’imposta patrimoniale sui prodotti realizzati per essere venduti.   Il vice ministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, presente all’assemblea, nel corso del suo intervento ha auspicato l’introduzione di un provvedimento che escluda il pagamento dell’Imu per tre anni, dalla data di ultimazione dalla fine dei lavori di costruzione a favore degli immobili non venduti. “Per completezza ed onestà intellettuale debbo anche dire cio’ che non siamo riusciti almeno per ora a fare: era stato proposto per l’inserimento nel decreto-legge ‘Crescità l’esclusione dall’ambito applicativo dell’Imu, per un periodo non superiore a tre anni dall’ultimazione dei lavori, degli immobili costruiti e destinati alla vendita che, a causa della crisi economica, non sempre si riesce a vendere in tempi brevi. La proposta, allo stato, non è passata. Spero che possano crearsi le condizioni per introdurre un provvedimento, oltre che giusto capace di stimolare investimenti”.  “Abbiamo, comunque, in corso di studio ulteriori misure di agevolazione fiscale a favore dei privati acquirenti – ha aggiunto Ciaccia – per l’acquisto di unità abitative da adibire ad abitazione principale, che oltre a ridurre l’aggravio fiscale sulle famiglie possano consentire anche una ripresa del mercato immobiliare e delle costruzioni edili”.

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