Il disegno di legge delega per la riforma degli ordinamenti professionali, approvato dal Consiglio dei Ministri il 4 settembre 2025, è entrato nel pieno dell’iter parlamentare. Il provvedimento, incardinato al Senato come Ddl n. 1663, è attualmente all’esame della Commissione Giustizia, dove si è appena concluso il ciclo delle audizioni e sono state pubblicate le proposte emendative, ora in fase di valutazione. In questo contesto in evoluzione si inseriscono le prese di posizione delle categorie professionali: da un lato le critiche dell’ANF, dall’altro l’apertura dell’AIGA, che con il comunicato del 17 aprile 2026 ha evidenziato alcuni segnali positivi sul fronte dell’accesso alla professione forense e della rappresentanza. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
Indice
- 1. Un riordino generale del sistema degli albi
- 2. La riforma dei commercialisti ed esperti contabili
- 3. La riforma forense e le nuove forme di esercizio
- 4. La lettera aperta dell’ANF sulla riforma forense
- 5. AIGA: primi segnali di apertura per i giovani avvocati
- 6. Le professioni sanitarie e lo scudo penale
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1. Un riordino generale del sistema degli albi
Il disegno di legge delega di portata generale, presentato dai ministeri del Lavoro e della Giustizia, mira a rinnovare l’impianto normativo introdotto dal D.L. 138/2011, attuato dal D.P.R. 137/2012. Quelle norme avevano introdotto principi comuni relativi ad Albi, tirocinio, formazione continua e procedimenti disciplinari, ma non avevano inciso sulle specificità delle singole professioni, lasciando irrisolte criticità quali la sovrapposizione di competenze e l’eterogeneità dei sistemi elettorali interni.
L’attuale progetto governativo, secondo le indiscrezioni, potrebbe intervenire sia sul riparto delle competenze – onde evitare conflitti e “invasioni di campo” – sia sulle regole elettorali nazionali e territoriali. In questo scenario, è allo studio anche la proroga degli attuali Consigli nazionali e locali fino all’entrata in vigore delle nuove regole. Tale misura inciderebbe in particolare sugli organi rappresentativi degli avvocati e dei commercialisti, categorie al centro delle due riforme settoriali. Il “Formulario commentato del nuovo processo civile – Aggiornato ai correttivi Cartabia e mediazione” di Lucilla Nigro offre un supporto pratico e operativo per affrontare ogni fase del contenzioso civile, acquistabile su Shop Maggioli e su Amazon. Come supporto per i professionisti, consigliamo il Codice Civile e norme complementari, disponibile su Shop Maggioli e su Amazon.
2. La riforma dei commercialisti ed esperti contabili
Il disegno di legge relativo ai commercialisti e agli esperti contabili intende aggiornare il D.Lgs. 139/2005, tenendo conto delle istanze avanzate dalla categoria. Già nel 2024 il Consiglio nazionale, guidato da Elbano de Nuccio, aveva presentato un testo alle forze politiche, richiedendo un riordino organico che comprendesse tirocinio retribuito, maggiore apertura alle aggregazioni professionali e un sistema di incompatibilità più flessibile.
La bozza circolata nella primavera del 2025, pur non approdata in Consiglio dei ministri, delineava un termine di dodici mesi per l’adozione dei decreti legislativi attuativi e principi direttivi relativi a funzioni tipiche, regole deontologiche ed elezioni interne. L’annuncio del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, circa l’imminente approdo del testo in Cdm aveva suscitato reazioni contrastanti: una parte della categoria ha accolto con favore le prospettive di modernizzazione, mentre un’altra ha espresso riserve, temendo un indebolimento delle garanzie professionali e della rappresentanza.
3. La riforma forense e le nuove forme di esercizio
Anche l’avvocatura si prepara a una riforma di rilievo, volta a superare la legge professionale n. 247/2012. La proposta, elaborata dal Consiglio nazionale forense, prevede l’introduzione di nuove modalità di esercizio della professione, in particolare attraverso reti tra avvocati, forme associative più flessibili e collaborazioni continuative regolate da contratto, senza configurare rapporti di subordinazione.
Il testo contempla inoltre un significativo allentamento del regime delle incompatibilità, riconoscendo agli avvocati la possibilità di assumere incarichi di amministratore in società di capitali. Tuttavia, non mancano le critiche: l’Associazione nazionale forense ha definito la proposta «inadeguata», invitando il ministro della Giustizia a sospendere l’iter e ad aprire un tavolo di confronto che coinvolga tutte le componenti dell’avvocatura. La tensione tra esigenze di modernizzazione e timori di snaturamento della professione riflette la delicatezza di un equilibrio che il legislatore dovrà preservare. Per informazioni pratiche sull’esame del prossimo anno, invece, consigliamo l’articolo: Esame avvocato 2026-27: le prime ipotesi sulle modalità
4. La lettera aperta dell’ANF sulla riforma forense
In questo contesto si innesta la lettera aperta dell’Associazione Nazionale Forense indirizzata al Ministro della Giustizia. Muovendo da dichiarazioni rese in Parlamento a maggio 2025 e dalla diffusione, il 4 agosto 2025, di uno schema di Ddl governativo di delega, l’ANF invita a ritirare l’iniziativa modellata sul testo CNF e a inaugurare un confronto effettivo con tutte le componenti dell’avvocatura. Le criticità indicate sono molteplici: l’impianto sarebbe conservativo e corporativo; mancherebbe una reale apertura alla concorrenza e alla liberalizzazione; risulterebbero problematici il ripristino del “giuramento” in luogo dell’impegno solenne, la disciplina dell’informazione professionale senza un chiaro principio di libertà della pubblicità, la preferenza per STA rispetto alle STP, la creazione di figure ibride di collaboratori in esclusiva senza tutele proprie del lavoro subordinato, la conferma di incompatibilità ritenute eccessive e, soprattutto, l’estensione a tre dei mandati per consigli dell’ordine e CNF, in contrasto – secondo l’ANF – con l’esigenza di ricambio e con la giurisprudenza costituzionale. La lettera sollecita, infine, una riforma istituzionale del CNF in chiave di separazione tra funzioni giurisdizionali e amministrative, il rafforzamento del Congresso Nazionale Forense e l’inserimento di regole chiare sull’uso dell’intelligenza artificiale nella professione, alla luce dell’AI Act.
5. AIGA: primi segnali di apertura per i giovani avvocati
L’AIGA, con un comunicato del 17 Aprile 2026, accoglie positivamente l’approvazione degli emendamenti al disegno di legge di riforma dell’ordinamento forense e dell’accesso alla professione, sottolineando come molte delle novità recepiscano proposte già avanzate dall’associazione in audizione alla Camera. Tra i punti più rilevanti, l’eliminazione delle liste nelle elezioni degli Ordini professionali a favore delle sole candidature individuali, misura che secondo i giovani avvocati può ampliare la partecipazione alle rappresentanze forensi. Sul fronte dell’accesso alla professione, viene giudicata favorevolmente la riduzione della durata della Scuola forense da 18 a 12 mesi, insieme alla gratuità dei corsi organizzati dai Consigli dell’Ordine per i praticanti con ISEE entro la soglia fissata dal Consiglio Nazionale Forense. Apprezzata anche l’estensione del tirocinio anticipato agli studenti fuori corso, così come gli interventi su compensi dei praticanti ed esame di Stato, letti dall’associazione come segnali di maggiore equità, trasparenza e modernizzazione del sistema. Per AIGA si tratta di un primo passo concreto verso un percorso professionale più sostenibile e accessibile per giovani avvocati e praticanti.
6. Le professioni sanitarie e lo scudo penale
Il quarto disegno di legge delega riguarda le professioni sanitarie, con particolare attenzione al tema della responsabilità penale dei medici. Il provvedimento, predisposto dal ministero della Salute, introduce infatti lo scudo penale per i sanitari, misura da tempo oggetto di richieste sindacali e istituzionali, specie alla luce delle difficoltà operative emerse durante l’emergenza pandemica. La riforma mira altresì a razionalizzare i percorsi di accesso e a rafforzare la formazione specialistica, con l’obiettivo di garantire maggiore sicurezza giuridica ai professionisti e al tempo stesso tutela effettiva per i pazienti.
L’adozione di una disciplina organica anche per questo settore contribuirebbe a ridisegnare i confini di un comparto che, al pari delle altre professioni ordinistiche, necessita di regole chiare, stabili e coerenti con la complessità del contesto socio-economico.
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