Riforma del Senato da oggi in Aula e da martedì al voto

di Redazione

Presentato emendamento che prevede Senato non elettivo. Questa mattina il voto definitivo in Commissione. Novità su referendum ed elezione del Presidente della Repubblica

Tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it/

Quando Matteo Renzi il 16 luglio si recherà a Bruxelles per il vertice straordinario Ue, potrà dire ai partner che sulle riforme si sta davvero passando dalle parole ai fatti. Infatti in quel momento il Senato avrà espresso i primi voti sul d.d.l. di riforme costituzionale che supera il bicameralismo perfetto, trasforma l’attuale Senato in una Camera delle Regioni, e riscrive i rapporti tra Stato e Regioni stabiliti nel titolo V della Costituzione. E nell’arco di un paio di giorni dovrebbe arrivare il sì di Palazzo Madama.

Oggi pomeriggio alle 16,30 il d.d.l. Boschi-Renzi arriverà nell’Aula del Senato, dopo tre mesi di discussione e di voti nella Commissione affari costituzionali, che infatti aveva iniziato l’esame del testo il 15 aprile scorso. Se è stato laborioso il cammino in Commissione, dovrebbe invece essere più agevole quello nell’Assemblea di Palazzo Madama, visto l’accordo tra maggioranza, Fi e Lega.

Il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato a martedì 15, dalle 9,30 di mercoledì si comincerà a votare. Se tutto fila secondo le aspettative, entro venerdì ci potrebbe essere l’approvazione da parte del Senato.

La prima di un percorso comunque non breve. Trattandosi di una riforma costituzionale, essa ha bisogno di quella che in gergo si chiama “doppia lettura conforme”: il Senato e la Camera dovranno votare l’identico testo per ben due volte. Se cambia una virgola, si ricomincia da capo. Il testo verrà incardinato in Commissione Affari costituzionali della Camera a fine luglio e si entrerà nel vivo a settembre. Entro quel mese il governo spera che Montecitorio possa licenziare il testo, anche perché dà per scontato che esso possa modificare qualche dettaglio. Cosa che richiederà un terzo passaggio in Senato. A quel punto dovranno trascorrere tre mesi per ripetere il doppio passaggio, questa volta definitivo.

Il sogno di Renzi è di concludere l’esame entro dicembre 2014 o gennaio 2015. In tal caso si potrebbe tenere subito l’eventuale referendum confermativo, necessario se la riforma non dovesse essere approvata con la maggioranza dei due terzi. Ma c’è chi propone di inserire nel testo una norma che faccia tenere il referendum in ogni caso, in modo da darle una investitura popolare.

Si cambiano le regole, ecco le novità

Una riforma del referendum, con l’abbassamento del quorum necessario e con l’innalzamento delle firme; una nuova modalità di elezione del Presidente della Repubblica. Sono queste le novità sulle riforme approvate dalla Commissione affari costituzionali del Senato, che ha sciolto ieri i nodi politici rimasti irrisolti. Sull’ultimo, poi, vale a dire il sistema di elezione dei senatori da parte dei consigli regionali, si voterà questa mattina.

La prima novità riguarda una profonda riforma del referendum, attraverso la modifiche di tre suoi aspetti. Innanzitutto viene innalzato il numero delle firme necessarie per proporne uno: dalle attuali 500.000 si sale a 800.000, il che rende meno praticabile questo strumento di consultazione popolare.
In compenso viene di fatto abbassato il quorum necessario per renderlo valido. Non occorrerà che partecipi almeno la metà dei cittadini iscritti alle liste elettorali (che oggi sono oltre 50 milioni), bensì il 50% di quelli che hanno partecipato alle ultime elezioni politiche. Quindi sarà più semplice la validità del pronunciamento popolare. Ma questo secondo intervento ne ha richiesto un terzo, che ha recepito le indicazioni di alcune sentenze della Corte costituzionale. I quesiti devono riguardare o una intera legge o una sua parte che abbia “valore normativo autonomo”.
Insomma, non sarà più possibile un referendum che, attraverso la cancellazione chirurgica di parole o frasi all’interno di una legge, ne scriva una completamente nuova. Era quello che tentò di fare il referendum elettorale del 2012 sul Porcellum che, cancellando varie frasi della legge ripristinava il Mattarellum. Inoltre il giudizio sull’ammissibilità del quesito da parte della Corte costituzionale non arriverà alla fine della raccolta delle firme, ma a metà, il che eviterà ulteriori sforzi organizzativi in caso di quesito non ammesso.

Altra novità riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, per la quale cambia la platea dei grandi elettori e il quorum richiesto.
Vengono esclusi i tre delegati dei consigli regionali oggi previsti dalla Costituzione, e questo perché il futuro Senato sarà esso stesso composto da consiglieri regionali-senatori. I 100 inquilini di Palazzo Madama (nella riforma scendono rispetto agli attuali 315) si aggiungeranno ai 630 deputati.
Ieri nei primi tre scrutini occorrono i due terzi dei consensi, e dal quarto basta la maggioranza assoluta dei “grandi elettori”; con la riforma (è stato accolto un emendamento di Miguel Gotor del Pd) questo quorum sarà richiesto nei primi quattro scrutini, mentre nei successivi quattro occorreranno i tre quinti dei voti. Dal nono voto si scenderà alla maggioranza assoluta, cioè il 50%. In Aula Gotor riproporrà un altro suo emendamento, non accettato in Commissione, che inserisce anche i 73 europarlamentari nel novero dei grandi elettori: in questo modo verrebbero coinvolte le rappresentanze di tutti i livelli istituzionali, e cioè regioni, Parlamento, Europa.

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