Responsabilità dei magistrati: nuova procedura di infrazione Ue contro l’Italia

Responsabilità dei magistrati: nuova procedura di infrazione Ue contro l’Italia

Redazione

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Anna Costagliola

La Commissione Ue ha deciso di aprire una nuova procedura d’infrazione contro l’Italia per i limiti posti alla responsabilità civile dei giudici nell’applicazione del diritto europeo. L’iniziativa nasce dal mancato rispetto della condanna decretata per lo stesso motivo dalla Corte di giustizia Ue nel novembre 2011. Due anni fa, infatti, la Corte aveva chiesto all’Italia di modificare la legge 117/1988 sulla responsabilità civile dei giudici perché, circoscrivendola alle sole ipotesi di dolo e colpa grave, limitava in modo ingiustificato la responsabilità dello Stato ostacolando la corretta applicazione del diritto comunitario.

La sentenza del 2011 costituisce l’epilogo di una prima procedura d’infrazione avviata contro l’Italia per aver disatteso la sentenza (13 giugno 2006) con cui la Corte di Giustizia intimava all’Italia di adeguarsi al diritto comunitario, integrando la legge sulla responsabilità civile dei magistrati mediante il riconoscimento al privato della possibilità di chiedere allo Stato il risarcimento dei danni anche quando la sentenza definitiva fosse frutto di un’errata interpretazione delle norme europee o di un’erronea valutazione dei fatti e delle prove operata nell’ultimo grado di giudizio o di una violazione manifesta del diritto europeo vigente. Detta modifica legislativa non è mai intervenuta, per cui con la sentenza del 2011 la Corte nuovamente contestava all’Italia, da un lato, di avere escluso qualsiasi responsabilità dello Stato per i danni causati a singoli qualora la violazione del diritto dell’Unione derivasse da un’interpretazione di norme di diritto o dalla valutazione di fatti e di prove; dall’altro, di aver limitato, in casi diversi dall’interpretazione di norme di diritto o dalla valutazione di fatti e di prove, la possibilità di invocare tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave. Si specificava, poi, la necessità di prevedere la responsabilità civile per «manifesta violazione del diritto europeo», dovendo tale responsabilità ricadere sullo Stato (e non necessariamente sui magistrati).

Sull’onda dell’ultima sentenza del 2011, l’Italia ha tentato di intervenire sulla normativa nazionale, nell’ambito dei lavori sulla Comunitaria 2011, ma le divisioni attorno all’emendamento che prevedeva la rivalsa diretta sul magistrato in caso di «violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave», in sostituzione della responsabilità dello Stato (che poi si rivale sul magistrato) hanno paralizzato per mesi i gruppi parlamentari al Senato, fino a determinare l’abbandono del ddl e quindi del progetto di modifica della legge 117/1988.

La nuova procedura di infrazione da parte dell’Ue a carico dell’Italia per non aver adeguato le norme sulla responsabilità civile di giudici al diritto europeo ha inevitabilmente riaperto lo scontro politico che per due anni ha impedito di dare attuazione alla sentenza della Corte di Lussemburgo del 2011. Al fine proprio di evitare di accendere ancor più lo scontro tra le forze politiche, il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) ha da subito precisato l’assenza di alcun obbligo per l’Italia di introdurre una responsabilità diretta e personale del singolo
giudice; l’Europa, infatti, ha ribadito che nei confronti del cittadino l’unico responsabile è lo Stato.

Il presidente dell’Unione delle Camere penali, Valerio Spigarelli, ha accolto con soddisfazione la decisione europea, che arriva proprio mentre la sua organizzazione è impegnata nella battaglia per i referendum sulla giustizia, uno dei quali riguarda proprio la legge sulla responsabilità civile delle toghe. E numeri alla mano evidenzia il fallimento dell’attuale normativa. Il leader dei penalisti chiarisce al riguardo la necessità di garantire sempre il cittadino, che non deve trovarsi esposto a un vuoto di tutela rispetto ad errori dei magistrati.

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