Recensione a: Ho vinto una causa sui bond in Argentina

di Cito Monica

La divulgazione della questione anatocistica si fa strada nel racconto di una professionalità che sfida il mercato finanziario, con l’eco della cultura giuridica e della curiosità catalogo-statistico-d’inchiesta, che rende l’autore capace di filigranare una raccomandazione all’utente del prestito obbligazionario che, da creditore, si trova a perdere il capitale.

L’era da compravendita del prodotto finanziario trasforma il mondo del risparmiatore, soprattutto piccolo, in un bond dai facili costumi, pronto a mordere la carne del malcapitato “investitore”.

I gangli che uniscono le “piccole storie” – così sono proclamate – che vengono raccontate al pettine della fluidità informativo/informatico/mediatico/conoscitiva, si uniscono nella catena della cattedratica assenza di un’etica in un mondo di costruzione di documenti pira?a che, negati prima, ottenuti con decreti ingiuntivi poi, costruiscono il mondo della tentata giustizia di un avvocato; che, da sempre e soprattutto a partire da clamorose emissioni di obbligazionarietà bancarie, sigla un patto con il lettore, volto alla conoscenza di un dramma storico collettivo, che poggia il proprio piede sull’essenza della vita di milioni di piccoli lavoratori, che vedono sfumarsi le speranze di sempre sotto veste di spodestamento del capitale.

È noto il concetto che accompagnerà quest’era e questo libro: il c.d. risparmio tradito, accanto ai poco ortodossi obiettivi delle banche ed agl’improvvisati aspiranti finanzieri, che andranno a ledere la dignità degli “affini”, in un corredi distico di anni (1998-99) ed investimenti a partire dai bond argentini (vendita quasi da Stato a Stato, più che da banca nazionale all’estero privato).

Innestata sul tessuto testé esposto, la strategia di difesa della banca – contrapposta ad “altrettanta” del consumatore frodato – delinea paure e perplessità per un mondo di politica economica così complesso da rendere moscerino-pensiero anche la giusta intuizione, se non fosse per il socratismo insito nell’animo dell’autore, pronto sempre e meglio col proseguire e l’esporsi dei drammi umani, e pertanto economici. Un’azione, più azioni contro un certo capitalismo finanziario, si rimpiccioliscono e si allargano sul quadro prospettico di una difesa-mandato da accettarsi come collocata in un ambito d’ascolto serenamente livellato su basi di giustizia da perseguirsi e che si bloccano alle porte di decadenza e prescrizione, insuperate nella mente umana incapace d’arrendersi all’evidenza concreta dell’evento economico che ha avuto seguito e vita.

Anatocismo, provvisoria esecutività delle sentenze, giurisprudenza – variamente denominata da accusa e difesa quale “dominante”, “migliore”, “granitica”, “non radicata” od, all’opposto, “singolare e metagiuridica” – fanno dell’offering circular, ricercata nelle secrete culturali della banca, spunto/documento sul quale fondare quei fiumi di testimonianze interne, su cui adagiare una denuncia (pubblica-vittoria sperata) contro un sistema neo-usurario.

«Storie» scrive l’autore «di uomini che hanno investito i loro denari fidandosi di un dipendente della banca, spesso loro parente, e che dall’oggi al domani si sono sentiti dire: <Hai perso tutto>»(pag. 2).

Partendo dalla teoria del professor Beppe Scienza, seguendo nel vivo un’epoca consumieristica che fa partire dagli anni Novanta, l’avvocato Melpignano disegna il mondo delle “proprie” difese, passando per spunti politici e giuridici di rilevante dimensione, quali le inattuate class actions e le spese di giustizia – oltre che i di essa tempi, anche transattivi.

Il prodotto finanziario prende nomi e crea circuiti pubblicitari a tela di ragno e svela un sistema di “guadagni” a catena della banca su filigrane intessute su copiose bamboline russe: « […] una prima volta al momento della sottoscrizione, con le commissioni di intermediazione; una seconda volta, con gli interessi gravanti sul mutuo; una terza volta, vendendo propri prodotti in perdita difficilmente collocabili sul mercato; una quarta volta, con le spese di tenuta del conto corrente aperto contestualmente per l’appoggio delle rate; una quinta volta, con il pagamento della penale, nel caso di recesso anticipato» (pag. 13).

Il prodotto specifico May Way o For You qui citato, delinea l’insieme delle battaglie a cui accede, e per conoscenza acquista sul campo e delinea sui contenuti l’operatore-giurista, attento nel descrivere al giudice ogni passaggio dell’analisi giuridica condotta, spiegando e dispiegando in termini di richiesta valutativa la prognosi contenutistico-giuridica resa possibile dalle norme di settore. Magistratura ed avvocatura sullo scranno capace di rispondere a strategie di sfinimento, fino alla proposta transattiva accettabile, o al nuovo grado di giudizio per inaccoglibilità privata della stessa.

La specifica materia contrattuale che si discute nelle aule di giustizia stringa il concetto di rischio economicamente accettabile dinanzi a vite che vogliono soltanto, nell’attimo stesso della caduta nell’abisso, implementare il potere del risparmio, per rendere più solido il futuro.

 

Un libro esperenziale della professione forense diventa monito/consiglio ed anche tentativo di prevenzione. Un semplice decalogo prudenziale chiude un’opera scorrevolmente alta in un sottotema civilistico che apre le porte alle indagini penali. E contemporaneamente, delicato tema politico, fine costrutto d’attenzione al cittadino consumatore di un prodotto metafisico, soltanto tracciato sul supporto-documento non previamente ben letto ed interpretato dall’utente.

 

 

Avv. Monica Cito

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