Quando e perché di solito è l’ex marito a mantenere l’ex moglie?

di Concas Alessandra, Referente Aree Diritto Civile, Commerciale e Fallimentare e Diritto di Famiglia

Una domanda che spesso viene rivolta agli avvocati, è perché , di solito, sia sempre l’uomo a mantenere la donna e non il contrario?

La risposta dei legali è che a dovere pagare gli “alimenti” è sempre il coniuge con il reddito più alto e, nelle famiglie italiane, il “primato” del reddito più alto il più delle volte lo detiene il marito e deve mantenere la moglie quando c’è una disparità di reddito.

Il “gender gap”, come viene chiamato oggi, vale a dire, la disparità di reddito tra uomo e donna è il presupposto di partenza per il quale il giudice determina l’assegnazione dell’assegno mensile in capo all’ex coniuge più abbiente.

Ma non è l’unico parametro.

La soluzione è legata a una serie di altri casi che condizionano l’imposizione dell’obbligo ma anche sulla sua quantificazione.

In questo articolo scriveremo sull’argomento.

Indice

  1. Assegno di mantenimento e assegno di divorzio
  2. I tempi dell’assegno di divorzio
  3. Quando spetta l’assegno di mantenimento?
  4. In che modo si misura l’assegno di mantenimento?
  5. Quando spetta l’assegno di divorzio?
  6. Come si misura l’assegno di divorzio?

1. Assegno di mantenimento e assegno di divorzio

L’assegno di mantenimento viene stabilito con la separazione e perdura sino al divorzio dei coniugi.

L’assegno divorzile scatta con il divorzio e sostituisce quello di mantenimento.

Lo stesso resta sino a quando non cambiano le condizioni economiche dei coniugi.

2. I tempi dell’assegno di divorzio

Come scritto nel paragrafo precedente, l’assegno di divorzio resta sino a quando non cambia l’assetto economico dei coniugi.

Ad esempio, se un uomo si risposa, ha un’altra famiglia o perde il lavoro e non ha più le possibilità per mantenere l’ex coniuge, il giudice potrebbe ridurre l’importo oppure eliminarlo.

3. Quando spetta l’assegno di mantenimento?

L’assegno di mantenimento quando il coniuge richiedente ha un reddito più basso di quello dell’ex.

La disparità deve essere evidente e non si deve limitare a poche decine o centinaia di euro.

La seconda condizione che valuta il giudice per stabilire se sia dovuto il mantenimento è se  ci sia addebito della separazione.

Se dovesse risultare che il coniuge che richiede il mantenimento ha violato le regole del matrimonio, il giudice gli dovrà negare il mantenimento.

Accade ad esempio quando c’è un tradimento o l’abbandono del tetto coniugale.

Il diritto all’assegno di divorzio si ha se ricorrono queste circostanze:

  • Non addebitabilità della separazione.
  • Mancanza nel beneficiario di adeguati redditi da consentirgli di mantenere un tenore di vita equivalente a quello goduto durante il matrimonio.
  • Sussistenza di una disparità economica tra i due coniugi tenendo anche conto del contesto sociale nel quale i coniugi hanno vissuto durante la convivenza, come situazione che condiziona la qualità e la quantità dei bisogni che emergono del soggetto che richiede lo stesso.

Il giudice deve accertare il tenore di vita per valutare la sussistenza del diritto all’assegno di mantenimento e anche il metodo per la determinazione del suo ammontare goduto durante matrimonio, e successivamente verificare se il coniuge istante abbia redditi sufficienti per mantenerlo.

L’assegno di mantenimento deve essere fissato per permettere al coniuge debole di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio.

Si deve anche considerare l’incremento del reddito di uno dei coniugi e l’eventuale decremento del reddito dell’altro.

4. In che modo si misura l’assegno di mantenimento?

La finalità dell’assegno di mantenimento è garantire lo stesso tenore di vita che aveva il coniuge richiedente durante il matrimonio.

Si divide in due la somma dei redditi dei coniugi, prendendo in considerazione le spese sostenute dal coniuge obbligato, come ad esempio un affitto.

A condizionare l’entità dell’assegno di mantenimento possono essere diversi fattori come la durata del matrimonio, comprensivo della convivenza prematrimoniale, il possesso di beni immobili, l’assegnazione della casa coniugale, che consegue alla collocazione dei figli.

Il giudice valuta anche le spese che deve sostenere il coniuge obbligato al mantenimento.

Ad esempio, un mutuo, un affitto.

Una volta che la coppia decide di divorziare, il giudice sostituisce l’assegno di mantenimento a quello di divorzio.

A differenza dell’assegno di mantenimento, i presupposti per ottenere l’assegno di divorzio sono maggiori e consistono nelle condizioni che seguono:

  • Una disparità economica sostanziale tra coniugi.
  • L’incapacità del coniuge richiedente di potersi mantenere.
  • La meritevolezza in capo al coniuge richiedente.
  • L’assenza dell’addebito in capo al richiedente.

In relazione alla disparità economica, come per il mantenimento, si deve trattare di una differenza non irrisoria.

In relazione all’incapacità economica del coniuge richiedente di potersi mantenere da sé, deve risultare che non possegga un reddito, oppure, se lo possiede, non gli deve consentire l’autosufficienza economica.

Non più quindi lo stesso tenore di vita che aveva durante il mantenimento ma un tenore di vita decoroso.

Questo elemento condiziona molto l’entità del mantenimento.

Davanti a un marito molto ricco potrebbe succedere che la moglie con uno stipendio medio si veda negare il mantenimento, perché autosufficiente, oppure, che percepita un mantenimento minimo.

In relazione alla meritevolezza del coniuge richiedente, la disparità economica non deve dipendere da sua inerzia o colpa.

Se il coniuge richiedente, nonostante sia in possesso di un titolo professionale e di un suo studio, lamenta difficoltà economiche è possibile che il giudice gli neghi il mantenimento.

Da questo è derivato l’orientamento giurisprudenziale che impone al richiedente di dimostrare di avere tentato di rendersi autonomo, cercando un lavoro.

Ad esempio, attraverso invio di curriculum vitae o partecipazione a bandi e concorsi.

La meritevolezza viene valutata anche in termini di capacità lavorative potenziali.

Il coniuge giovane e con esperienza, che ancora può entrare nel mercato del lavoro, troverà molto più difficile ottenere l’assegno di mantenimento.

Secondo le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, dove l’incapacità economica del coniuge richiedente sia stata determinata dal suo sacrificio, concordato con l’ex, di dedicarsi alla casa, alla famiglia e ai figli, anche se per mezza giornata, avvantaggiando l’altro coniuge nel lavoro e carriera, il mantenimento gli è sempre dovuto

In relazione all’addebito, anche in questo caso non ha diritto al mantenimento il coniuge che abbia tradito o sia andato via di casa a meno che non si dimostri che i suoi comportamenti non siano stati la causa della crisi di coppia ma la conseguenza di una crisi in atto perché determinata da situazioni pregresse.

Ad esempio, violenza o un tradimento precedente.

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Concas Alessandra

Giornalista iscritta all’albo dell’Ordine di Cagliari e Direttore responsabile di una redazione radiofonica web. Interprete, grafologa e criminologa. In passato insegnante di diritto e lingue straniere, alternativamente. Data la grande passione per il diritto, collabora dal 2012 con la Rivista giuridica on line Diritto.it, per la quale è altresì Coautrice della sezione delle Schede di Diritto e Referente delle sezioni attinenti al diritto commerciale e fallimentare, civile e di famiglia.


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