Province, la parola alle regioni

Province, la parola alle regioni

di Redazione

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Saranno le regioni a decidere se istituire o sopprimere le province, sentiti i comuni interessati. Lo prevede il disegno di legge sulla riforma presentato dal relatore Bruno in Commissione alla Camera

 

di Giuseppe Manfredi (tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it)

 

Saranno le regioni a decidere se istituire o sopprimere le province, mentre resta il tetto dei 400mila abitanti e del territorio inferiore a 30mila 500 chilometri quadrati. È la previsione di riforma dell’articolo 133 che il relatore del disegno di legge sulla riforma delle province in Commissione affari costituzionali della Camera dei deputati, Donato Bruno, ha proposto l’altra sera ai commissari.
Il testo si compone di due articoli. Nel primo c’è la modifica della Carta costituzionale che, attualmente prevede che sia una legge dello Stato sentiti i comuni e la stessa regione interessata, a provvedere. Si prevede che l’istituzione e la soppressione delle province all’interno di una regione e il mutamento delle loro circoscrizioni siano stabiliti da “legge regionale sentiti i comuni interessati” senza onere per lo Stato. Non possono essere istituite Province con popolazione inferiore a 400mila abitanti e con territorio inferiore a 3.500 chilometri quadri. I consigli provinciali sarebbero eletti dai componenti dei consigli dei comuni sul territorio in cui insistono “secondo criteri stabiliti dalla legge dello Stato”.
Anche le città metropolitane sono istituite con legge regionale “in territori con popolazioni superiore a un milione di abitanti, coincidenti con uno o più comuni e individuati con legge dello Stato”. Esse esercitano le funzioni della Provincia e la legge dello Stato stabilisce quali siano le funzioni dei comuni esercitate dalle città metropolitane. La Regione, sentite le popolazioni interessate può, con sue leggi, istituire nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.  Ciascuna regione riordina con propria legge le circoscrizioni delle province interessate secondo le previsioni entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge costituzionale. Dopo, se la regione non ha provveduto è lo Stato a provvedere al riordino o alla soppressione con propria legge.
In base alla riforma proposta, le province rimangono enti costitutivi della Repubblica, , se ne riduce in maniera sensibile, si demanda sempre a legge regionale la creazione di città metropolitane in quei territori che sono stati stabiliti con legge dello Stato. Le città metropolitane potranno assorbire le funzioni delle Province e parzialmente o in toto le funzioni dei comuni. “Buone notizie dalla Commissione affari costituzionali che ha presentato il ddl sulla riforma delle province: non solo si prevede il riordino degli enti intermedi tra comune e regione, ma accelera l`istituzione della città metropolitane. Un obiettivo questo a cui il Pd lavora da tempo per razionalizzare e rilanciare le competenze di grandi aree che devono confrontarsi con aree metropolitane europee (Berlino, Londra, Parigi)”, sottolinea Davide Zoggia, responsabile enti locali del Partito Democratico. “Si tratta insomma di dare finalmente vita ad un ente che si mette al servizio di nuove esigenze di cittadinanza. Abbiamo sempre detto che la posta in gioco è alta: è necessario conciliare la necessità di ridisegnare la fisionomia della «macchina Italia», rendendola più efficiente e meno costosa e al tempo stesso di garantire ai cittadini – soprattutto in tempi di antipolitica – rappresentanza e vicinanza alle istituzioni”, ha spiegato Zoggia.

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