Province: in Lombardia salva Sondrio, Monza torna di Milano

Province: in Lombardia salva Sondrio, Monza torna di Milano

di Redazione

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Oggi il Consiglio dei Ministri discuterà il riordino delle province. Ecco le novità principali

 

tratto da www.lagazzettadeglientilocali.it

 

Milano, una delle future città metropolitane italiane, ingloberà nel suo già corposo interland anche Monza, saranno quindi 4 milioni di abitanti suddivisi in 188 comuni i “nuovi milanesi”. La decisione dovrebbe essere imminente; infatti questa disposizione è contenuta nella bozza di “riordino delle amministrazioni locali” che il Consiglio dei Ministri discute proprio oggi.
Dunque, una delle novità possibili, è proprio questa; Monza e la Brianza potrebbero essere assimilate all’area metropolitana milanese che vedrà la luce ufficialmente dal primo gennaio del 2014, andando a sostituire l’odierna “obsoleta” provincia, le province del resto, ci insegna il governo, non vanno più di moda. La novità sta nel fatto che, inizialmente, Monza e la Brianza avrebbero dovuto rimpolpare il già nutrito gruppo, costituito da Varese, Como e Lecco, di province che costituiranno la maxiprovincia settentrionale. Il capoluogo sarà Como.
Ad ogni modo non bisogna dare nulla per scontato, il ministro proporrà un documento “aperto”, emendabile nel quale viene sostenuto che le province, inclusa l’area di Milano, verranno ridotte da 12 a 7. Le novità non riguardano, però, solo Monza e la Brianza ma anche la più piccola, per popolazione, fra le province lombarde, Sondrio; infatti, il capoluogo della Valtellina non subirà nessun accorpamento grazie al territorio montuoso, una caratteristica che gli consente di essere derogata dal riordino delle province soprassedendo così al fatto che non rispetta i criteri di popolazione ed estensione (350mila abitanti, 2500 kmq) stabiliti dal provvedimento.
Il nuovo schema regionale è frutto dell’intesa fra Roberto Formigoni e il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi, che martedì si sono incontrati per portare un disegno condiviso che Palazzo Chigi dovrebbe approvare. L’idea per cui si è speso Formigoni è che non fosse toccato l’ordinamento corrente, che fossero salvate quindi tutte le province lombarde, in virtù di questo, infatti, la giunta poche settimane fa aveva presentato ricorso alla Consulta contro gli accorpamenti previsti dal governo tecnico.
Il motore politico dietro questa iniziativa è la Lega, naturalmente, ma il governatore si è sentito di sposare pienamente questo progetto anche se non è stato sufficiente visti i molteplici stop ribaditi da Roma. Si è cercata una via di mezzo, allora, “accorpamenti, ma intelligenti”, così all’assemblea di Confindustria della Brianza, nella serata di lunedì, Formigoni ha parlato chiaro “non sono l’accoltellatore della vostra provincia, ma uno che vuole essere il vostro portavoce ufficiale”.
L’accorpamento però non è cosa semplice, soprattutto a livello legislativo, dal momento che la norma generale prescrive che i confini delle aree metropolitane coincidano con quelli delle odierne province, cosa che al momento non avverrebbe per Monza. Il sindaco brianzolo Roberto Scanagatti, infatti, ha inviato un appello al Ministro “è del tutto evidente che in entrambi i casi si verrebbe meno ai criteri dettati e a precise prescrizioni legislative senza apparente ragione, penalizzando senza motivo una realtà importante e decisiva per il rilancio del Paese”. Su questo, tuttavia, si può lavorare e la legge con ogni probabilità verrà modificata per cercare di venire incontro alle esigenze, territoriali e non solo, di tutti.
L’obiettivo degli accorpamenti è quello di essere il più omogenei e meno invasivi possibili, così Cremona si unirà a Mantova e Pavia a Lodi, oltre alla futura maxiprovincia del Nord con Varese, Como e Lecco; si salvano Brescia e Bergamo, oltre Milano naturalmente. Nel decreto che oggi verrà discusso dal Consiglio dei Ministri è stato identificato nel 1° gennaio 2014 il giorno in cui la trasformazione avrà inizio, dunque sei mesi in più di tempo, un modo per agevolare le richieste degli enti locali. Un altro provvedimento in linea con la volontà provinciale è non aver dato il via all’immediato commissariamento degli enti, ma soprattutto di averlo affidato ai presidenti uscenti, sicuramente più preparati su ciascuna realtà territoriale.
Lo scenario che si presenta il 1° gennaio 2014 è che nell’arco di poche settimane andranno al voto tutte le amministrazioni, anche quelle che non hanno subito unificazioni e persino quelle che non sono a scadenza di mandato. Verrà adottato il nuovo sistema elettorale, quello di “secondo livello”, con i consiglieri eletti non dai cittadini ma dai consigli comunali della zona. Su questo meccanismo, a giorni, è atteso il pronunciamento della Corte costituzionale che dirà se è in linea con la legge oppure no.

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