Privacy: primo si del Parlamento europeo alla riforma della protezione dei dati nell’Unione europea

Privacy: primo si del Parlamento europeo alla riforma della protezione dei dati nell’Unione europea

Redazione

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Anna Costagliola

Con 49 sì, 3 no e un astenuto, la Commissione libertà civili e giustizia del Parlamento Ue ha dato via libera alla nuova normativa in materia di protezione dati proposta dalla Commissione Ue. Il Parlamento europeo ha rafforzato gli strumenti sanzionatori previsti per chi violerà la direttiva. Le multe potranno arrivare fino a 100 milioni di euro (contro un milione proposto dalla Commissione) o al 5% del fatturato dell’azienda giudicata «colpevole» di aver rivelato informazioni personali sui cittadini dell’Unione.

Come ha osservato il commissario Ue alla giustizia, Viviane Reding, il voto espresso dal Parlamento europeo rappresenta un momento importante per la democrazia europea, consentendo il via libera ad un provvedimento diretto a rafforzare ed uniformare il diritto europeo sulla materia.

La direttiva europea del 1995 rappresenta una pietra miliare nella storia della protezione dei dati personali. Tuttavia, le differenze nel modo in cui la normativa è applicata in ciascun Paese dell’Ue fanno sì che il livello di protezione dei dati personali non sia omogeneo e dipenda dal luogo in cui si vive o si acquistano prodotti e servizi. Né e da sottovalutare la necessità di adeguare alla odierna realtà digitale norme ormai datate, sorte all’epoca in cui Internet era un fenomeno appena nato.

La rapidità dell’evoluzione tecnologica e la globalizzazione hanno fatto emergere nuove sfide per la protezione dei dati. Quando si utilizzano i siti di reti sociali, i servizi di cloud computing, i servizi basati sulla localizzazione e le carte intelligenti, inevitabilmente si finisce per lasciare tracce digitali ogni qual volta si effettuano operazioni. La riforma della protezione dei dati mira proprio a garantire che le norme dell’UE superino la prova del tempo, rendendole idonee all’era digitale.

Sulla proposta di regolamento della Commissione europea era piovuta una pioggia di emendamenti (circa 4000) che la stessa Commissione è riuscita a superare raggruppandoli in soli 104, accelerando così di molto i tempi della votazione. Ora il provvedimento, prima di essere approvato in via definitiva, dovrà ricevere il via libera di Consiglio e Commissione nel corso di un negoziato a tre con il Parlamento europeo.

La normativa è di grande importanza per lo sviluppo dell’agenda digitale, perché prevede, oltre al meccanismo sanzionatorio, la creazione di un unica normativa al posto delle 28 nazionali e di un’unica autorità di vigilanza.

Nello specifico le nuove norme assicurano che gli interessati ricevano informazioni chiare e comprensibili in merito al trattamento dei loro dati personali; quando il consenso è richiesto, dovrà essere fornito esplicitamente prima che un’impresa possa trattare i dati. Esse garantiscono altresì anche il «diritto all’oblio», per cui se una persona non vuole più consentire il trattamento dei propri dati personali, e non sussistono motivi legittimi perché un’impresa li conservi, i dati dovranno essere cancellati.

È dunque da valutare con favore il voto del Parlamento europeo del 21 ottobre scorso, giacché migliori norme di protezione dei dati offrono maggiori garanzie riguardo alle modalità di trattamento dei dati personali, in particolare su Internet.

Norme di protezione dei dati più efficaci contribuiscono ad accrescere la fiducia nei servizi online, e permetteranno quindi di utilizzare le nuove tecnologie in modo più sicuro e di cogliere i benefici del mercato interno.

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